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Archivio per ottobre 2010

Facebook, con Places arriva la geolocalizzazione

Chi, come, cosa, quando. E adesso anche dove. Dallo scorso giovedì è attiva su Facebook una funzione che permette di segnalare agli altri iscritti la propria posizione per scoprire tra i conoscenti chi si trova nelle vicinanze ed eventualmente anche per stringere nuove amicizie.
Così la geolocalizzazione arriva sul social network più famoso, con oltre 500 milioni di iscritti, di cui circa 17 in Italia. Negli Stati Uniti «Places» è in funzione da agosto, da noi si chiama «Luoghi» e nei primi due giorni è stato usato già da diverse migliaia di utenti. Ma attenzione: solo quelli con un telefonino possono comunicare la propria posizione, utilizzando il Gps integrato in quasi tutti gli apparecchi di fascia medio-alta. Bisogna autorizzare il software a condividere i nostri dati (bene ricordarlo, specie in presenza di fidanzate gelose), poi si può scegliere chi tenere al corrente dei propri spostamenti: solo gli amici o anche gli amici degli amici, magari escludendo i colleghi dell’ufficio o le amiche del circolo di Bridge. Appariranno sulla pagina personale di Facebook come fossero aggiornamenti di status e gli altri potranno commentarli, segnalando magari che a due passi c’è un negozio con un’offerta da non perdere o una pasticceria specializzata in babà e sfogliatelle.
Detto così, non si capisce come mai sulla geolocalizzazione possano scommettere aziende grandi e piccole, come Google (con Latitude, da noi poco diffuso), ma anche Gowalla, Gbanga, Brightkite. Foursquare è il caso più clamoroso, un successo tale che il World Economic Forum ha segnalato l’azienda newyorchese come uno pionieri della tecnologia per il 2011. E che un risvolto economico esista lo testimoniano gli accordi con Starbucks, il «New York Times», ma anche palestre, bar, negozi, supermercati: ad oggi più di 20 mila in tutto il mondo riservano offerte speciali a chi utilizza Foursquare per registrarsi (qui l’operazione si chiama però «check-in» come negli aeroporti). In cambio ne ricavano un passaparola capillare e sempre aggiornato, una pubblicità miratissima ed efficace: sono i consigli degli utenti a conoscenti e amici, diffusi attraverso lo stesso Foursquare oppure su Facebook, Twitter e altri social network.
Per giornali e siti web la geolocalizzazione significa poter distribuire le notizie in tempo reale, indirizzandole esattamente dove servono: l’incendio nella pineta, la coda in autostrada, il concerto a sorpresa. Dietro il mondo reale se ne può costruire uno inventato, trasformando palazzi in castelli e chiese in templi pagani. Oppure si può organizzare nelle vie di Milano una caccia al tesoro virtuale: è successo nel corso della Social Media Week, in un evento sponsorizzato da Vodafone in collaborazione con Foursquare. Perché anche per gli operatori telefonici la geolocalizzazione potrebbe diventare un business importante, visto che consente di distribuire banner e pubblicità sempre diversi, a seconda di dove si trova il destinatario dello spot.
Facebook non è ancora così evoluto, ma certo l’inventore Mark Zuckenberg non si accontenterà dei commenti e dei «mi piace». Potrebbe studiare un sistema analogo a quello dei «badge» (distintivi) che si guadagnano su Foursquare quando si dimostra di frequentare assiduamente un certo posto, introdurre funzioni nuove, concludere accordi strategici.
Ma né lui né i suoi concorrenti faranno nulla per salvare quel briciolo di privacy che ancora ci rimane. Forse.