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The King Of Limbs, il ritorno dei Radiohead


The King Of Limbs , il nuovo disco dei Radiohead, costa sette euro. Più un minuto di attesa per scaricarlo: poca cosa rispetto ai tre anni e mezzo passati dal precedente In Rainbows , che adottò la rivoluzionaria strategia del prezzo libero. Stavolta le opzioni di vendita sono diverse ma fisse: oltre agli Mp3 ci sono i file audio in alta qualità (11 euro), il normale cd (in uscita il 29 marzo) o la «Newspaper edition»: due dischi in vinile trasparente e un compact disc (36 euro spedizione compresa, disponibile a maggio). Annunciato il 14 febbraio, il disco era previsto per sabato scorso, ma all’ultimo momento i Radiohead hanno anticipato la distribuzione di un giorno, scatenando il passaparola dei fan su Twitter e Facebook. Niente copie in anteprima per la stampa, né anticipi o spezzoni reperibili sul web, e nemmeno traffici illegali nei canali del Peer To Peer, come accade quasi sempre con le nuove uscite.

Privo di quella vena pop che rendeva In Rainbows immediatamente godibile, The King Of Limbs assomiglia semmai alla prova solista di Yorke, The Eraser (2006): più sintetizzatori che chitarre, più atmosfera che melodia. E molta sperimentazione sui ritmi: nell’iniziale Bloom , vagamente tinta di jazz, in Feral, ispirata al dubstep, in Lotus Flower , accompagnato da un irresistibile video con Yorke che danza seguendo un tempo tutto interiore. Un battito sotterraneo muove anche Codex , splendida ballata per piano e voce, punteggiata di fiati, campane, arpe e rumori elettronici.

Prodotto ancora da Nigel Godrich, l’ottavo album della band di Oxford rivela a un ascolto in cuffia le sue numerose stratificazioni di voci, strumenti ed effetti; è un disco ricco e complesso, ma le canzoni suonano sempre lievi, perfino fragili. Eleganti, anche: come un mix tra Burial, Brian Eno, Flying Lotus, tutti presenti nelle scalette che i Radiohead pubblicano di quando in quando sul loro sito web (certo, ci sono anche Bach e Vivaldi…).

Oggi Thom Yorke, Colin e Jonny Greenwood, Ed O’Brien e Phil Selway producono musica geneticamente modificata, che innesta nel corpo del rock il Dna dell’elettronica. Kid A nacque da questi esperimenti e segnò una frattura tra secondo e terzo millennio, mentre The King Of Limbs suona proprio come ci si aspetterebbe da un ottimo lavoro dei Radiohead. E non è poco.

Ma è un disco di sole otto canzoni, che dopo 37 minuti si conclude con un brano intitolato Separator , dove Yorke mormora: «If you think this is everything, you’re wrong». Se pensate che sia tutto qui, vi sbagliate.

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