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A sorpresa, Steve Jobs presenta l’iPad 2

«Abbiamo lavorato tanto su questo prodotto e non volevo perdermi il suo lancio». Steve Jobs è sul palco dello Yerba Buena Center di San Francisco per presentare la sua ultima creatura, l’iPad 2. Alla vigilia del lancio, sul web si era diffusa la voce che il presidente di Apple avrebbe approfittato dell’occasione per apparire in pubblico, interrompendo un periodo di malattia che dura dal 17 gennaio, e che lo ha costretto a passare il timone dell’azienda al direttore operativo Tim Cook. E lo ha fatto davvero. Magro, ma non più del solito, un’inedita cintura a sostenere i soliti Levi’s 501, annuncia numeri da successo mondiale: il 2010 è stato l’anno dell’iPad, racconta, con 15 milioni di esemplari in nove mesi, «più di tutti gli altri tablet messi insieme». Per Cupertino questa cifra si traduce in 9,5 miliardi di dollari di fatturato, oltre il 17 per cento del totale.

Per le videochiamate
«Ma non ci siamo riposati sugli allori», dice Jobs, e la sua voce un po’ stanca echeggia nella sala della Bbc di Londra, dove sono riuniti i giornalisti europei. Il nuovo tablet Apple è più sottile e più potente, disponibile in bianco e nero («da subito», commenta, ironizzando sulla débâcle dell’iPhone bianco, mai arrivato sul mercato) e ha finalmente una fotocamera per le videochiamate e una per riprendere video e foto. Mancano ancora la porta Usb e la compatibilità con Flash.
A un primo contatto ricorda un grande iPod touch, e fa sembrare già obsoleto il modello precedente, grazie anche ad un accessorio come la smart cover, che lo protegge ma non ne svilisce il design. L’iPad 2 sarà in vendita allo stesso prezzo della prima versione dall’11 marzo negli Usa e dal 25 in Italia. Giusto in tempo per fronteggiare l’invasione della concorrenza: se finora il tablet Apple è stato praticamente senza rivali, entro la fine dell’anno dovrebbero infatti essere un centinaio i modelli in commercio, perlopiù basati sul sistema operativo Android 3 di Google. Jobs, come sempre, è molto diretto: li chiama «copioni».
A Cupertino hanno scelto la strada dell’evoluzione e non della rivoluzione, certi che il vantaggio acquisito basterà a garantire la supremazia dell’iPad ancora per molto tempo. Jobs sottolinea come la diffusione del tablet abbia trasformato per sempre il mercato dell’informatica, introducendo l’idea di un computer davvero personale, semplice da usare, perfetto per il lavoro e i giochi, ma anche per libri, film e tv.
Il post computer
Il computer dopo il computer, il «post pc»: un mercato che nel 2011 dovrebbe arrivare a 45 milioni di pezzi. «Non ha senso parlare di velocità e specifiche tecniche – prosegue – come se questi apparecchi fossero pc». Invece hardware e software sono progettati insieme (e qui Apple offre sul suo Store 65 mila app apposta per l’iPad), sempre tenendo in mente l’esperienza d’uso: così Garage Band, ad esempio, permette di riprodurre infiniti strumenti musicali e suonarli con un dito. E l’accelerometro smette di essere un componente elettronico per trasformarsi in una piccola magia: le note del pianoforte suonano più meno forti a seconda del tocco.
In un’ora la rivincita di Jobs è completa. Sugli altri tablet, «che i produttori dovranno riprogettare dopo il nostro iPad 2», sui tabloid scandalistici, per i quali gli rimanevano solo poche settimane di vita. E sulla malattia, che per alcuni minuti sembra apparire meno grave. La presentazione della nuova tavoletta si conclude proprio come il lancio della prima versione, il 27 gennaio dello scorso anno: «La tecnologia da sola non ci fa battere il cuore. Per farlo, deve essere unita alle arti liberali e all’umanesimo». Dopo i ringraziamenti a tutto il team dell’iPad, il sipario cala con la musica dei Beatles.

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