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Archivio per aprile 2011

Da Max Richter a Peter Broderick, la carica dei Neoclassici

26 aprile 2011 2 commenti

Hanno meno di quarant’anni, vivono o lavorano a Berlino anche se non sempre sono tedeschi, suonano il piano ma non disdegnano il computer. Si chiamano Peter Broderick, Nils Frahm, Goldmund, Jóhann Johannsson, Sylvain Chauveau, Dakota Suite, Rafael Anton Irisarri: la loro è la musica classica di questi anni Dieci, che non guarda a Mozart ma a Brian Eno, che prende ispirazione indifferentemente dal rock, dalla dance, dall’ambient.

Sconosciuti? Dustin O’Halloran, dopo la colonna sonora di Maria Antonietta di Sofia Coppola, ha composto le musiche di Like Crazy, il film vincitore all’ultimo festival indipendente Sundance. Ha da poco pubblicato Lumiere, il suo quinto album, dove al piano aggiunge archi, chitarre e sintetizzatori, per creare piccoli gioielli di musica da camera soffusa e melanconica. Ma sempre piacevole all’ascolto, a differenza dell’avanguardia di qualche decennio fa: «È un retaggio della mia formazione rock», spiega O’Halloran al telefono dalla Cina. «I minimalisti degli anni Settanta hanno aperto la musica classica alle contaminazioni col rock, ma provenivano ancora dall’accademia». O’ Halloran, americano, è autodidatta, scrive le sue composizioni su carta e dal vivo suona solo strumenti acustici («E’ così noioso stare con gli occhi puntati verso un computer»); si esibisce al Guggenhein di New York, ma racconta di non aver messo da parte i Devics, la band con cui qualche anno fa si affacciò al mondo del rock.

Dall’house (e da Düsseldorf) viene invece Volker Bertelmann, in arte Hauschka: è appena uscito Salon des Amateurs, dove ricrea il ritmo e l’atmosfera della dance con strumenti classici; il risultato fa pensare a una specie di Penguin Café Orchestra del Terzo Millennio. Per Bertelmann è un radicale cambiamento rispetto ai dischi precedenti per piano preparato, dove l’ispirazione era John Cage. Di svolte nella sua carriera se ne contano parecchie: dal raduno rock di Roskilde al Barbican di Londra, passando per remix di Wagner e reinterpretazioni di Erik Satie. Come Chat Noir, inclusa in Erik Satie & Les Nouveaux Jeunes, insieme ad altre 31 cover e inediti di musicisti neoclassici, da Nils Frahm a Peter Broderick, dai Library Tapes a Danny Norbury.

Nel doppio cd c’è anche un brano di Max Richter, tedesco di origine, inglese di residenza, italiano di formazione (ha studiato tra gli altri con Luciano Berio). Con i suoi 45 anni, Richter è il punto d’incontro tra i giovanissimi compositori e i loro padri nobili, da Nyman in poi. E sul movimento neoclassico ha una prospettiva originale: «Sul web si è formata una comunità di persone che ascoltano musica strumentale, mischiando post-rock, elettronica, ambient. Se una volta era assai difficile trovare queste cose, oggi basta un click per averle sul proprio computer». La musica di Richter non è difficile da trovare, anche nei negozi: The Blue Notebooks è un capolavoro del neoclassico, e molte altre sue composizioni sono finite in spot e colonne sonore, da Waltz with Bashir a Shutter Island di Martin Scorsese.

Ma tra download illegali e dischi in tirature limitatissime come sopravvivono Type, FatCat, Erased Tapes e le altre piccole etichette indipendenti della musica neoclassica? Lo spiega Peter Raths, fondatore della Erased Tapes, con uffici a Londra e Berlino: «Per noi è vitale raggiungere quante più persone possibile, così il file sharing non è necessariamente un male, sempre che poi il pubblico acquisti i dischi e venga ai concerti. Per fortuna succede spesso: internet ci aiuta nella stessa misura in cui ci danneggia». Raths trova anche una definizione sintetica per il movimento neoclassico: «E’ la versione light della musica classica, o se vogliamo una riscrittura acustica della musica contemporanea». Efficace, ma rimane il dubbio che si tratti di una new age riveduta e corretta: «Quella – osserva Max Richter – è musica con una funzione, vuole spingere l’ascoltatore verso un preciso stato d’animo, magari per una seduta di massaggi. È un mezzo per un fine, mentre io concepisco la musica come un dialogo che stimola una reazione». E così, mentre Richter si rifiuta di definire «classica» la sua opera come invece fa in Italia Giovanni Allevi, il francese Sylvain Chauveau incide cover acustiche dei Depeche Mode e Olafur Arnalds, venticinquenne islandese, si dichiara appassionato di Justin Timberlake (intanto scrive la colonna sonora di Another Happy Film, con Ellen Barkin e Demi Moore). Prima regola della nuova musica classica: non prendersi troppo sul serio.

Una spia nell’iPhone

Per chi nasconde qualche segreto al partner o al capufficio, da ieri Pete Warden e Alasdair Allan sono pericolosi nemici. I due ricercatori hanno infatti scoperto che l’iPhone e l’iPad 3G di Apple tengono traccia dei movimenti di chi li usa e realizzato un programma per visualizzare su una mappa i dati registrati: il risultato è inquietante anche se la precisione non è eccelsa.

Agli spioni elettronici non sfugge nulla, eppure forse così non è stato per gli acquirenti di iPhone (oltre 108 milioni) e di iPad (19 milioni). Se avessero scorso fino alla fine le 16 mila parole della licenza d’uso, prima di cliccare su “accetto” , avrebbero letto: “Apple e i nostri partner e licenziatari possono raccogliere, utilizzare e condividere dati precisi sul luogo, inclusa la posizione geografica in tempo reale del Suo computer o dispositivo Apple”. A ogni buon conto, il senatore repubblicano Al Franken ha scritto a Steve Jobs chiedendo di far luce sulla questione; delle nove domande che pone, la prima è la più importante: perché Apple raccoglie queste informazioni? Il motivo non è chiaro, tanto più che i dati raccolti non verrebbero inviati a Cupertino, ma copiati sul computer ad ogni backup del dispositivo. E inoltre, le app per iPhone e iPad che fanno uso della geolocalizzazione richiedono sempre un permesso esplicito, mentre il file incriminato viene aggiornato costantemente, senza che l’utente ne sia informato.

Normalmente i dati relativi alla presenza di un telefonino in una certa zona sono raccolti dagli operatori, che su richiesta possono fornirli agli inquirenti per le indagini (è così, ad esempio, che la Procura di Milano conosce gli spostamenti dei protagonisti del Rubygate). Di recente, il parlamentare verde tedesco Malte Spitz ha chiesto alla Deutsche Telekom di pubblicare il file che lo riguarda: in sei mesi, le coordinate del suo cellulare erano state registrate 35 mila volte.  E oggi, tra chi pretende chiarimenti ad Apple c’è naturalmente il Ministero tedesco per la tutela dei consumatori, ma anche l’Adoc italiana, che invoca l’intervento del Garante per la privacy.

Un anno fa Steve Jobs aveva spiegato come Apple tenesse alla riservatezza dei propri clienti più di tante altre aziende tecnologiche, riferendosi evidentemente a Facebook, Google, Foursquare, che raccolgono dati personali, a volte in maniera non del tutto trasparente. Così qualcuno ipotizza un bug: in iOS4, il sistema operativo lanciato a giugno 2010, il file incriminato non si cancellerebbe da solo, ma continuerebbe a registrare i dati. Con un aggiornamento software il problema sarebbe risolto, ma nel frattempo è consigliabile attivare l’opzione per criptare il backup sul computer, in modo che le informazioni non siano accessibili. E chi non ha niente da nascondere, con iPhone Tracker può farsi una bella mappa dei suoi viaggi da mostrare agli amici su Facebook, che tanto avranno già visto foto, video, commenti: altro che privacy.

 

Record Store Day, la rivincita dei negozi di dischi


Ci hanno ambientato romanzi e film, nei negozi di musica. E stilato classifiche ed elenchi, prima di Saviano e Nick Hornby. C’è chi ci ha passato una vita e chi c’è stato una sola volta, chi ci ha formato una band e chi ne ha fatto un’impresa commerciale. Così il Record Store Day, di cui oggi ricorre la quarta edizione, celebra luoghi dove non solo si vendono dischi, ma si crea e diffonde cultura.

In crescita

Decimati dall’avvento degli Mp3 su internet, i rivenditori hanno dovuto combattere anche con le scelte delle case discografiche, con i gusti del pubblico, con un mercato sempre più frammentato, con costi di gestione in continua crescita. Ma non tutti si sono arresti, anzi: se nella prima metà degli anni Zero molti hanno chiuso, da qualche tempo sembrano  moltiplicarsi le nuove aperture. “Non si diventa ricchi – racconta Michele Acampora di Camarillo Brillo, inaugurato nel 2009 ad Avellino – ma con una gestione accorta e una buona base di clienti si può riuscire ad arrivare al pareggio”.  E con trentacinque anni di esperienza e un po’ di fantasia, internet da nemica può trasformarsi in alleata: un sito web, una pagina su Facebook sono strategie semplici ed economiche per vendere in tutto il mondo. Piccoli numeri, certo, ma grandi passioni, come quelle dei collezionisti, che non hanno mai tradito ellepì e 45 giri per gli scintillanti compact disc (e men che meno per i file da scaricare, ovviamente).

Per i collezionisti

Tirature limitate, edizioni rarissime, anteprime, ristampe: il sito del Record Store Day elenca centinaia di uscite per questo fine settimana. Dalla colonna sonora di Tron dei Daft Punk in vinile trasparente a un vecchio brano dei Rolling Stones, dai Doors all’ultimo dei Gorillaz, registrato su iPad ma pubblicato su 33 giri. E poi: Syd Barrett dei Pink Floyd, i Grinderman di Nick Cave, i Velvet Underground, i Green Day, i Duran Duran, i Beach Boys (su 78 giri, addirittura), Adele, Interpol, Anthony and The Johnsons, i White Stripes e tanti altri. Hanno dato il loro supporto anche Radiohead, Arctic Monkeys, Beastie Boys, tutti con 45 giri in poche migliaia di copie che certamente diventeranno rarità da collezione. Non ci sono solo le etichette indipendenti: la Warner Brothers, ad esempio, ha preparato alcune edizioni speciali, dai R.E.M. ai My Chemical Romance, passando per Tom Petty. Non tutte le uscite sono disponibili in ogni negozio, anche se una selezione piuttosto ampia si può trovare nei punti vendita e sul sito web di Fnac. Accanto a 7 e 10 pollici, a ellepì colorati e no, non mancano i compact disc: il Record Store Day non è la festa del vinile, ma di tutta la musica.

Le iniziative

“A me pare che questa iniziativa sia più utile per le case discografiche che per noi”, commenta perplesso Franco Bertaccini di Rock & Folk, storico negozio torinese. Oggi offre uno sconto su tutti i dischi in esposizione, ma per il futuro non nutre grandi speranze: “Si è persa la curiosità di scoprire cose nuove, sopraffatti da un’offerta costante ed eccessiva. Per noi internet è stata una mazzata, ma è anche vero che la creatività musicale è scarsa: l’ultimo fenomeno di massa è stato il grunge, vent’anni fa”. Così oggi si ristampa un raro Ep dei Nirvana, e tuttavia sono le vecchie glorie del rock a spingere il Record Store Day; padrino dell’iniziativa è Ozzy Osbourne, Paul McCartney si è detto entusiasta dell’idea, mentre Bruce Springsteen ha dichiarato: “Entrerò in un negozio di dischi e ne acquisterò per cinquecento dollari. Sostengo da solo ciò che resta del music business”. In Italia si segnalano numerosi concerti nei negozi che aderiscono all’iniziativa (oltre un centinaio), sconti un po’ dappertutto, una serata di beneficenza con i Nomadi a Faenza e una compilation di esordienti da scaricare gratis sul sito del Meeting delle Etichette Indipendenti. “E’ anche un modo per promuovere l’acquisto di dischi nei negozi”, spiega Giordano Sangiorgi, presidente del Mei. “Ci aspettiamo che l’Mp3 stimoli la curiosità verso artisti e band poco conosciuti”.

La sfida

Gli store sul web si sono inventati di tutto per assomigliare a un vero negozio di dischi: l’anteprima di trenta secondi, le copertine che si sfogliano col mouse, i testi stampati su libretti digitali. Ultimo è arrivato il bottone “social”, per far sapere agli amici che abbiamo ascoltato (o acquistato) un certo album. Niente. La musica su internet cresce ancora (anche se lo scorso anno il fatturato è salito solo del 6 per cento), però non fa nascere simpatie, amori, amicizie, come succede tra le mura dei negozi che resistono. Dove oggi si celebra quello che i file digitali non hanno: l’anima.