Home > Musica > Da Max Richter a Peter Broderick, la carica dei Neoclassici

Da Max Richter a Peter Broderick, la carica dei Neoclassici

Hanno meno di quarant’anni, vivono o lavorano a Berlino anche se non sempre sono tedeschi, suonano il piano ma non disdegnano il computer. Si chiamano Peter Broderick, Nils Frahm, Goldmund, Jóhann Johannsson, Sylvain Chauveau, Dakota Suite, Rafael Anton Irisarri: la loro è la musica classica di questi anni Dieci, che non guarda a Mozart ma a Brian Eno, che prende ispirazione indifferentemente dal rock, dalla dance, dall’ambient.

Sconosciuti? Dustin O’Halloran, dopo la colonna sonora di Maria Antonietta di Sofia Coppola, ha composto le musiche di Like Crazy, il film vincitore all’ultimo festival indipendente Sundance. Ha da poco pubblicato Lumiere, il suo quinto album, dove al piano aggiunge archi, chitarre e sintetizzatori, per creare piccoli gioielli di musica da camera soffusa e melanconica. Ma sempre piacevole all’ascolto, a differenza dell’avanguardia di qualche decennio fa: «È un retaggio della mia formazione rock», spiega O’Halloran al telefono dalla Cina. «I minimalisti degli anni Settanta hanno aperto la musica classica alle contaminazioni col rock, ma provenivano ancora dall’accademia». O’ Halloran, americano, è autodidatta, scrive le sue composizioni su carta e dal vivo suona solo strumenti acustici («E’ così noioso stare con gli occhi puntati verso un computer»); si esibisce al Guggenhein di New York, ma racconta di non aver messo da parte i Devics, la band con cui qualche anno fa si affacciò al mondo del rock.

Dall’house (e da Düsseldorf) viene invece Volker Bertelmann, in arte Hauschka: è appena uscito Salon des Amateurs, dove ricrea il ritmo e l’atmosfera della dance con strumenti classici; il risultato fa pensare a una specie di Penguin Café Orchestra del Terzo Millennio. Per Bertelmann è un radicale cambiamento rispetto ai dischi precedenti per piano preparato, dove l’ispirazione era John Cage. Di svolte nella sua carriera se ne contano parecchie: dal raduno rock di Roskilde al Barbican di Londra, passando per remix di Wagner e reinterpretazioni di Erik Satie. Come Chat Noir, inclusa in Erik Satie & Les Nouveaux Jeunes, insieme ad altre 31 cover e inediti di musicisti neoclassici, da Nils Frahm a Peter Broderick, dai Library Tapes a Danny Norbury.

Nel doppio cd c’è anche un brano di Max Richter, tedesco di origine, inglese di residenza, italiano di formazione (ha studiato tra gli altri con Luciano Berio). Con i suoi 45 anni, Richter è il punto d’incontro tra i giovanissimi compositori e i loro padri nobili, da Nyman in poi. E sul movimento neoclassico ha una prospettiva originale: «Sul web si è formata una comunità di persone che ascoltano musica strumentale, mischiando post-rock, elettronica, ambient. Se una volta era assai difficile trovare queste cose, oggi basta un click per averle sul proprio computer». La musica di Richter non è difficile da trovare, anche nei negozi: The Blue Notebooks è un capolavoro del neoclassico, e molte altre sue composizioni sono finite in spot e colonne sonore, da Waltz with Bashir a Shutter Island di Martin Scorsese.

Ma tra download illegali e dischi in tirature limitatissime come sopravvivono Type, FatCat, Erased Tapes e le altre piccole etichette indipendenti della musica neoclassica? Lo spiega Peter Raths, fondatore della Erased Tapes, con uffici a Londra e Berlino: «Per noi è vitale raggiungere quante più persone possibile, così il file sharing non è necessariamente un male, sempre che poi il pubblico acquisti i dischi e venga ai concerti. Per fortuna succede spesso: internet ci aiuta nella stessa misura in cui ci danneggia». Raths trova anche una definizione sintetica per il movimento neoclassico: «E’ la versione light della musica classica, o se vogliamo una riscrittura acustica della musica contemporanea». Efficace, ma rimane il dubbio che si tratti di una new age riveduta e corretta: «Quella – osserva Max Richter – è musica con una funzione, vuole spingere l’ascoltatore verso un preciso stato d’animo, magari per una seduta di massaggi. È un mezzo per un fine, mentre io concepisco la musica come un dialogo che stimola una reazione». E così, mentre Richter si rifiuta di definire «classica» la sua opera come invece fa in Italia Giovanni Allevi, il francese Sylvain Chauveau incide cover acustiche dei Depeche Mode e Olafur Arnalds, venticinquenne islandese, si dichiara appassionato di Justin Timberlake (intanto scrive la colonna sonora di Another Happy Film, con Ellen Barkin e Demi Moore). Prima regola della nuova musica classica: non prendersi troppo sul serio.

Be Sociable, Share!
  1. 29 ottobre 2011 a 1:14 | #1

    Ottimo articolo, in questo pantheon permettetemi di inserire il nuovo ed ennesimo fiore all’occhiello della Erased Tapes, l’islandese Olafur Arnalds.

  2. 29 ottobre 2011 a 1:16 | #2

    errata corrige, il browser aveva caricato solo la prima parte dell’articolo, Olafur Arnalds viene citato eccome, persino come autore della soundtrack…. scusa

  1. Nessun trackback ancora...