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Biophilia, la nuova Björk tra natura e hi-tech

Il disco non basta più, il video nemmeno, il sito web neppure. Così tra i musicisti c’è chi punta sulle edizioni limitate in vinile (Radiohead), chi sui download gratuiti (Coldplay), chi sul libro fotografico abbinato all’album (Moby). Björk va oltre: il suo ultimo lavoro è un disco, un sito internet interattivo, uno show dal vivo, un documentario, un progetto didattico, una raccolta di app per iPad e iPhone.

Biophilia uscirà a fine settembre, ma ha debuttato in anteprima giovedì al Manchester International Festival con uno show al Museum Of Science and Industry. Il palco al centro, duemila persone strette intorno, lei con parrucca arancione e tacchi che nemmeno Lady Gaga, un coro femminile di venticinque elementi. Degli strumenti tradizionali si riconoscono solo una batteria e qualche tastiera, per il resto i musicisti suonano computer e iPad, che controllano anche gli strumenti inventati da Björk: lo “sharpsichord”, mostruoso congegno a metà tra carillion e arpa, un piccolo organo a canne elettronico, la “gamelesta”, incrocio tra gamelan indonesiano e celesta. Dal soffitto calano due bobine di Tesla, che generano scariche elettriche dentro una gabbia; la prima canzone si intitola ovviamente Thunderbolt, fulmine. Come ogni brano di Biophilia è associata a un elemento naturale: in Moon le fasi lunari si traducono in cicli di note, in Dna geni e cromosomi s’intrecciano e danno vita a ritmi elettronici, Virus è una storia d’amore e morte illustrata con immagini al microscopio del National Geographic. Per Hollow quattro enormi pendoli di legno oscillano lentamente: il suono della forza di gravità.

Il singolo Crystalline è già disponibile su iTunes: l’app per iPad, iPhone e iPod Touch che arriverà fra poco è un videogioco dove si raccolgono poligoni correndo in diversi tunnel; ogni volta che se ne imbocca uno la canzone cambia, quindi le variazioni possibili sono praticamente infinite. Ma si può anche ascoltare il brano così com’è, accompagnato da un’animazione che ricorda un po’ le partiture geometriche di Stockhausen, o seguire le note sul pentagramma, magari per suonarle con un altro strumento. C’è poi un saggio che illustra il tema della canzone e spiega come la sua struttura musicale sia ispirata allo sviluppo dei cristalli. Le singole app sono galassie di una costellazione più ampia, un’app gratuita che opportunamente si chiama Cosmogony (e ha pure la sua canzone, una delle più belle); per passare dall’una all’altra si naviga sullo schermo in un universo tridimensionale.

Ma tanta tecnologia non rischia di far dimenticare la musica? Björk è convinta di no: “Per chi ascolterà questo disco fra dieci anni sarà come i miei altri album, non c’è bisogno delle app per apprezzarlo”. Le fa eco il designer americano Scott Snibbe: “Volevamo spiegare come nasce questa musica, svelare il mondo che la circonda. All’idea delle app siamo arrivati un anno fa, mentre il progetto è iniziato nel 2008; all’inizio avevamo pensato a un edificio in cui a ogni brano fosse riservato un ambiente”. Con l’iPad non c’è bisogno di trasferire l’installazione da una città all’altra ed è sempre possibile aggiungere nuove canzoni e app. Non sarà altrettanto semplice immaginare un tour, visti i costi elevati dell’allestimento e la necessità di suonare in ambienti medio-piccoli. Per questo Björk ha previsto per i prossimi due anni solo soggiorni di qualche settimana in varie città, quasi come un circo.

A Manchester sono in calendario sette concerti ed è in corso anche la parte didattica del progetto, articolata in incontri e seminari con le scuole elementari per esplorare natura, musica e tecnologia. In cattedra non ci saranno insegnanti, ma scienziati, a parlare di solstizi e materia oscura. Poi i bambini saliranno sul palco per giocare con macchine sonore e iPad e inventare canzoni in piena libertà, come fece lei stessa, quando – ragazzina prodigio – smise di frequentare le lezioni di musica e formò una band punk.

Dopo milioni di dischi venduti, nomination ai Grammy e agli Oscar, un premio a Cannes come migliore attrice, quello spirito indipendente ancora vive in Björk. Ha lanciato campagne per proteggere la natura, si è inventata economista per affrontare la crisi finanziaria del suo Paese, ha organizzato concerti e manifestazioni, ma soprattutto non ha mai smesso di sperimentare e scommettere sul futuro. In concerto è ancora più evidente, ad esempio nell’energia di Declare Indipendence, da Volta, uscito tre anni fa: ancora punk, ma aggiornato all’elettronica del ventunesimo secolo. Primitivo e ipertecnologico, come i robot innamorati di All Is Full Of Love o le galassie digitali di Biophilia.

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