Archivio

Posts Tagged ‘Apple’

Un mese con Lion (ma senza Mac)

Il più recente dei sistemi operativi per Apple, Os X Lion, è uscito da poco più di un mese. Abbiamo avuto il tempo di usarlo per lavoro e per svago, su diverse macchine e in diverse situazioni. Nel frattempo è arrivato anche un aggiornamento che ha risolto alcuni problemi di gioventù della prima release.

Presentato da Steve Jobs lo scorso ottobre, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, Lion è la settima incarnazione di Os X: come sempre, a Cupertino hanno scelto di battezzarlo con il nome di un grande felino (i precedenti avevano nomi come Tiger, Panther, Leopard). E che il Leone sia il più grande apre già una prospettiva interessante: che in qualche modo, questa versione di Os X sia l’ultima di una serie, e che quello che verrà dopo sarà un sistema operativo diverso.

Intanto, di differenze con il precedente Snow Leopard ce ne sono parecchie già in Lion. E non sono gli inevitabili miglioramenti o le nuove versioni delle singole applicazioni, come Safari o Mail. No, è l’idea di base che è diversa: “Abbiamo imparato molto dall’esperienza dei sistemi operativi per dispositivi mobili”, aveva detto Jobs alla presentazione. Così OS X Lion ha il Multitouch, il salvataggio automatico dei documenti e anche l’App Store per il software, che dopo 15 miliardi di download su iOS, arriva sui portatili e desktop della Mela con analoghe prospettive di guadagno (e analoghe preoccupazioni per il controllo di Apple su cosa verrà installato nei computer).

E proprio dall’App Store comincia il primo contatto con Lion: non esiste infatti un disco, come nelle versioni precedenti del sistema operativo, ma per installare Os X 10.7 bisogna scaricarlo tramite internet. Quasi 4 Gb, circa tre quarti d’ora e con una connessione Adsl di buona qualità. In compenso, il prezzo è veramente conveniente, solo 23,99 euro. Il software è disponibile da poco anche su chiavetta Usb (a 59 euro); per chi lo ha acquistato dal negozio virtuale, Apple ha realizzato un programma che consente di copiarlo sulla propria chiavetta Usb.

L’installazione è veloce e senza intoppi: è possibile formattare il disco rigido oppure sovrascrivere il sistema esistente (che dev’essere almeno la versione 10.6.8), conservando impostazioni e documenti. Apple segnala oltre 250 tra novità e miglioramenti rispetto a Snow Leopard, ma qui ci concentreremo sulle più importanti nell’uso di tutti i giorni. La prima è la più evidente, segnalata anche da un video introduttivo: lo scroll delle pagine e dei documenti funziona al contrario del solito. Apple giustamente chiama “natural scrolling” la nuova impostazione, perché muovendosi verso il basso la pagina scorre nella stessa direzione, proprio come sull’iPad. Però, dopo anni di scroll “innaturale”, ci vuole un po’ per abituarsi (e in ogni caso si possono usare il vecchio metodo, basta smanettare nelle preferenze).

Molti dei comandi sono touch, a due, tre e quattro dita: un’altra caratteristica nata sui dispositivi mobili, che Apple ha portato sui computer tradizionali. Abbiamo il sospetto che il Multitouch funzioni meglio sui portatili che sui desktop, e in generale che sia preferibile usare una trackpad (integrata o la Magic Trackpad esterna) anziché un mouse, sia pure evoluto come quello prodotto dalla stessa Apple.

Geniale la possibilità di salvare automaticamente più versioni di uno stesso documento, in modo da avere sottomano le varie revisioni; funziona un po’ come Time Machine e, unita al salvataggio automatico, consente di non perdere mai il lavoro già fatto. Non è ancora attiva in tutti i programmi, ma, ad esempio, Microsoft ha annunciato che la implementerà in Office con un futuro aggiornamento.
La cura maniacale di Apple emerge dai dettagli: nelle preferenze della tastiera ora si possono scorrere facilmente tutti i simboli disponibili, quelli matematici e quelli scientifici, e pure gli Emoji; poi finalmente è arrivata la voce in italiano per leggere i testi sullo schermo; Airdrop rende facilissimo il trasferimento di file tra due Mac collegati alla stessa rete wifi. Spotlight è ora più veloce e personalizzabile (fantastica l’anteprima dei documenti senza aprirli). E ovviamente è stato ritoccato Mail, il programma per la posta elettronica, ora molto simile nell’interfaccia alla versione per iPad, con la cartella unificata per i messaggi in entrata e le mail ordinate per conversazioni. Cambiano esteticamente anche iCal e la Rubrica indirizzi, ma qui preferivamo il look metallico di Snow Leopard alla finta pelle di Lion.
Senza grosse novità l’App Store per Mac, lanciato all’inizio dell’anno, ma è interessante l’integrazione con il Finder: se avete un file e non sapete come fare per aprirlo, un click col tasto destro e sarete indirizzati al negozio virtuale di Apple, con i programmi consigliati per risolvere il problema. Molto utile anche l’opzione con cui è possibile spegnere il computer e al riavvio ritrovare finestre, tab e documenti aperti come l’ultima volta che sono stati usati.

Ma una delle innovazioni più importanti di Lion è nell’interfaccia: programmi che funzionano a schermo intero, nascondendo la scrivania, applicazioni che al loro interno permettono di accedere ai singoli documenti. Addirittura, Launchpad richiama la disposizione a scacchiera delle app sulla schermata home del tablet Apple. Si possono così controllare con un solo colpo d’occhio tutti i programma installati (ma stranamente non è possibile eliminarli come invece accade con i dispositivi iOS).

Exposè è diventato ora Mission Control, e se ha perso un po’ dal punto di vista dell’immediatezza, ha invece guadagnato in praticità, perché è possibile scorrere tra le varie finestre di ogni applicazione e assegnare a ognuna una scrivania diversa. Una chicca: con Remote Desktop (pure riveduto e corretto) si può attivare l’opzione a tutto schermo così la scrivania del Mac che si sta controllando occuperà l’intero monitor, come se si stesse lavorando sul proprio desktop.
Safari presenta interessanti aggiunte, come la possibilità di salvare una pagina per leggerla in un secondo momento (una specie di Instapaper, insomma), però è l’unico aspetto di Lion che non ci ha convinto completamente, per una serie di rallentamenti e blocchi con i siti che usano Flash. Anche la nuova versione del plug-in di Adobe non sembra risolvere il problema (riscontrato in entrambe le macchine su cui Lion è stato testato, un MacBook Pro 13″ 2010 e un MacBook Air 13″ Thunderbolt).

Vale la pena di aggiornare? Certamente, anche se si perde del tutto la compatibilità con le applicazioni Power Pc. Ma quello è il passato, mentre Lion è un passo avanti verso il futuro del computer. Dove diventerà sempre meno importante la metafora della scrivania, dei file e delle cartelle, che per trent’anni ha regnato nel mondo dell’informatica. Si sono visti molti miglioramenti in questo periodo, ma  nessuna idea veramente rivoluzionaria, nemmeno a Cupertino. Lion, ispirandosi all’iPhone e all’iPad, porta invece una ventata di novità nei computer della Mela. Ha ancora qualche incertezza dovuta alla sua natura ibrida, ma indica chiaramente la strada tracciata da Steve Jobs per gli anni a venire: unificare Os X e iOS. Peccato solo che in questo sforzo si perda un pezzo fondamentale della storia di Apple: la parola “Mac” non compare più nel nome del nuovo sistema operativo. Fino a ieri c’era Mac Os X 10.6 Snow Leopard, oggi solo Os X 10.7 Lion.

Categorie:Tech Tag: , , ,

Steve Jobs: “L’era del computer è finita, è tempo di iCloud”

La più grande amnistia della storia è a portata di mano. Anzi, di click: per 25 dollari l’anno la nuova versione di iTunes analizzerà il nostro hard disk e sostituirà tutti i brani con file di buona qualità audio, e soprattutto legali. Si chiama iTunes Match ed è forse la più importante delle novità presentate ieri da Steve Jobs, quella che ha svelato all’ultimo sul palco del Moscone Center di San Francisco in uno dei suoi consueti colpi di scena. Così, dopo lunghe trattative con le case discografiche (cui pare abbia versato 150 milioni di dollari), grazie ad Apple si avvia al tramonto l’era degli Mp3 pirata. Enzo Mazza, presidente della federazione Italiana Industria Musicale, frena un po’: «È una risposta intelligente alla pirateria; non un’amnistia, ma certo la terza rivoluzione del mercato della musica dopo Napster e iTunes Store».

Sempre connessi
iTunes Match, che arriverà in autunno, è una delle funzioni della nuova piattaforma di Cupertino basata su iCloud, il servizio di cloud computing targato Apple. La nuova frontiera del digitale ha i contorni sfumati di una nuvola dove sono immagazzinati i dati, che siano canzoni, film, ebook, programmi, documenti: tutto è sincronizzato istantaneamente, senza nemmeno premere un tasto. Così, per la musica, se vogliamo ascoltare proprio quella canzone che non abbiamo copiato sull’iPhone, è la nuvola a scaricarla per noi. Se abbiamo già acquistato un’app sull’iPad, subito sarà disponibile anche sull’iPod Touch. Si può addirittura cominciare a scrivere un file di testo su un apparecchio e continuare sull’altro. E anche le foto, appena scattate si possono vedere sul pc. Con iCloud finisce ufficialmente il servizio MobileMe, che fino ad oggi ha offerto la possibilità di sincronizzare calendari, contatti, mail, segnalibri tra più computer o tra computer e dispositivi iOS. Per gli abbonati (a 99 dollari l’anno), MobileMe funzionerà ancora fino alla fine di giugno dell’anno prossimo. Lapidario il commento di Jobs: «Abbiamo imparato dai nostri errori».

Se dieci anni fa il centro dell’intrattenimento domestico era il computer, nella nuova visione di Apple oggi è la nuvola: vi si connettono tutti i dispositivi Apple, che trasmettono una quantità enorme di dati ai tre centri di elaborazione americani. Quello nel North Carolina è costato 500 milioni di dollari, ma per chi usa un gadget della Mela i servizi base sono gratuiti e comprendono anche 5 GB di spazio per i dati (ci si può chiedere, semmai, quanto costeranno in termini di privacy). E proprio ieri in rete circolava un vecchio filmato in cui Jobs racconta le meraviglie del cloud (che ancora non si chiamava così): risale al 1997, quando era appena tornato ad Apple dopo la parentesi di Next.

Un leone nel computer
Per sfruttare al meglio le funzioni di iCloud, computer e dispositivi mobili dovranno essere aggiornati ai nuovi sistemi operativi, presentati ieri in anteprima: Lion per i computer e iOS 5 per iPhone, iPod Touch e iPad. L’edizione 2011 della Worldwide Developers’ Conference è dedicata al software, un argomento non forse particolarmente interessante per il grande pubblico, in assenza di nuovi gadget. Ma, come spiega Jobs, «l’hardware è il corpo, il software l’anima dei nostri prodotti».  E l’anima cambierà parecchio: Lion, la nuova versione di Os X, perde il nome storico Mac ma in compenso guadagna oltre 250 nuove funzioni, molte delle quali prese a prestito proprio dall’iPhone, come il controllo tramite touchpad, il salvataggio automatico dei documenti, la possibilità di visualizzare le applicazioni a tutto schermo. Sarà disponibile a luglio, ovviamente via cloud: niente disco, ma un semplice (e lungo, si teme) download da Internet.

L’iPhone sposa Twitter
Per i gadget mobili, la prima novità è quella più attesa: nell’era degli apparecchi post-pc, come li definisce Jobs, era davvero ridicolo che per funzionare dovessero essere collegati a un computer. Per i 200 milioni di possessori di iPhone, iPod Touch e iPad dal prossimo autunno non sarà più così: il post-pc taglia il cordone ombelicale con il pc e si connette alla nuvola senza fili, anche per la prima attivazione e per gli aggiornamenti del sistema operativo.
Tra le molte migliorie di iOS5 c’è poi una navigazione web più semplice grazie alle tab, la possibilità di scaricare le pagine per leggerle offline, una chat integrata, e soprattutto una profonda integrazione con Twitter. In più, forte dei 130 milioni di libri scaricati dal suo iBookstore, Apple ha pensato bene di sviluppare un’app analoga per i giornali, che ovviamente si chiama Newsstand (Edicola).

A differenza degli altri anni, stavolta a San Francisco non c’è il nuovo iPhone: l’appuntamento, però, è solo rinviato, forse a settembre. E si spera di nuovo con Steve Jobs, che ieri è apparso magro e molto provato, parlando per nemmeno trenta minuti in un Keynote di due ore. “Ti amo”, gli ha urlato qualcuno dal pubblico. E lui: “Bene,anche questo aiuta. Lo apprezzo molto”.

Una spia nell’iPhone

Per chi nasconde qualche segreto al partner o al capufficio, da ieri Pete Warden e Alasdair Allan sono pericolosi nemici. I due ricercatori hanno infatti scoperto che l’iPhone e l’iPad 3G di Apple tengono traccia dei movimenti di chi li usa e realizzato un programma per visualizzare su una mappa i dati registrati: il risultato è inquietante anche se la precisione non è eccelsa.

Agli spioni elettronici non sfugge nulla, eppure forse così non è stato per gli acquirenti di iPhone (oltre 108 milioni) e di iPad (19 milioni). Se avessero scorso fino alla fine le 16 mila parole della licenza d’uso, prima di cliccare su “accetto” , avrebbero letto: “Apple e i nostri partner e licenziatari possono raccogliere, utilizzare e condividere dati precisi sul luogo, inclusa la posizione geografica in tempo reale del Suo computer o dispositivo Apple”. A ogni buon conto, il senatore repubblicano Al Franken ha scritto a Steve Jobs chiedendo di far luce sulla questione; delle nove domande che pone, la prima è la più importante: perché Apple raccoglie queste informazioni? Il motivo non è chiaro, tanto più che i dati raccolti non verrebbero inviati a Cupertino, ma copiati sul computer ad ogni backup del dispositivo. E inoltre, le app per iPhone e iPad che fanno uso della geolocalizzazione richiedono sempre un permesso esplicito, mentre il file incriminato viene aggiornato costantemente, senza che l’utente ne sia informato.

Normalmente i dati relativi alla presenza di un telefonino in una certa zona sono raccolti dagli operatori, che su richiesta possono fornirli agli inquirenti per le indagini (è così, ad esempio, che la Procura di Milano conosce gli spostamenti dei protagonisti del Rubygate). Di recente, il parlamentare verde tedesco Malte Spitz ha chiesto alla Deutsche Telekom di pubblicare il file che lo riguarda: in sei mesi, le coordinate del suo cellulare erano state registrate 35 mila volte.  E oggi, tra chi pretende chiarimenti ad Apple c’è naturalmente il Ministero tedesco per la tutela dei consumatori, ma anche l’Adoc italiana, che invoca l’intervento del Garante per la privacy.

Un anno fa Steve Jobs aveva spiegato come Apple tenesse alla riservatezza dei propri clienti più di tante altre aziende tecnologiche, riferendosi evidentemente a Facebook, Google, Foursquare, che raccolgono dati personali, a volte in maniera non del tutto trasparente. Così qualcuno ipotizza un bug: in iOS4, il sistema operativo lanciato a giugno 2010, il file incriminato non si cancellerebbe da solo, ma continuerebbe a registrare i dati. Con un aggiornamento software il problema sarebbe risolto, ma nel frattempo è consigliabile attivare l’opzione per criptare il backup sul computer, in modo che le informazioni non siano accessibili. E chi non ha niente da nascondere, con iPhone Tracker può farsi una bella mappa dei suoi viaggi da mostrare agli amici su Facebook, che tanto avranno già visto foto, video, commenti: altro che privacy.

 

A sorpresa, Steve Jobs presenta l’iPad 2

«Abbiamo lavorato tanto su questo prodotto e non volevo perdermi il suo lancio». Steve Jobs è sul palco dello Yerba Buena Center di San Francisco per presentare la sua ultima creatura, l’iPad 2. Alla vigilia del lancio, sul web si era diffusa la voce che il presidente di Apple avrebbe approfittato dell’occasione per apparire in pubblico, interrompendo un periodo di malattia che dura dal 17 gennaio, e che lo ha costretto a passare il timone dell’azienda al direttore operativo Tim Cook. E lo ha fatto davvero. Magro, ma non più del solito, un’inedita cintura a sostenere i soliti Levi’s 501, annuncia numeri da successo mondiale: il 2010 è stato l’anno dell’iPad, racconta, con 15 milioni di esemplari in nove mesi, «più di tutti gli altri tablet messi insieme». Per Cupertino questa cifra si traduce in 9,5 miliardi di dollari di fatturato, oltre il 17 per cento del totale.

Per le videochiamate
«Ma non ci siamo riposati sugli allori», dice Jobs, e la sua voce un po’ stanca echeggia nella sala della Bbc di Londra, dove sono riuniti i giornalisti europei. Il nuovo tablet Apple è più sottile e più potente, disponibile in bianco e nero («da subito», commenta, ironizzando sulla débâcle dell’iPhone bianco, mai arrivato sul mercato) e ha finalmente una fotocamera per le videochiamate e una per riprendere video e foto. Mancano ancora la porta Usb e la compatibilità con Flash.
A un primo contatto ricorda un grande iPod touch, e fa sembrare già obsoleto il modello precedente, grazie anche ad un accessorio come la smart cover, che lo protegge ma non ne svilisce il design. L’iPad 2 sarà in vendita allo stesso prezzo della prima versione dall’11 marzo negli Usa e dal 25 in Italia. Giusto in tempo per fronteggiare l’invasione della concorrenza: se finora il tablet Apple è stato praticamente senza rivali, entro la fine dell’anno dovrebbero infatti essere un centinaio i modelli in commercio, perlopiù basati sul sistema operativo Android 3 di Google. Jobs, come sempre, è molto diretto: li chiama «copioni».
A Cupertino hanno scelto la strada dell’evoluzione e non della rivoluzione, certi che il vantaggio acquisito basterà a garantire la supremazia dell’iPad ancora per molto tempo. Jobs sottolinea come la diffusione del tablet abbia trasformato per sempre il mercato dell’informatica, introducendo l’idea di un computer davvero personale, semplice da usare, perfetto per il lavoro e i giochi, ma anche per libri, film e tv.
Il post computer
Il computer dopo il computer, il «post pc»: un mercato che nel 2011 dovrebbe arrivare a 45 milioni di pezzi. «Non ha senso parlare di velocità e specifiche tecniche – prosegue – come se questi apparecchi fossero pc». Invece hardware e software sono progettati insieme (e qui Apple offre sul suo Store 65 mila app apposta per l’iPad), sempre tenendo in mente l’esperienza d’uso: così Garage Band, ad esempio, permette di riprodurre infiniti strumenti musicali e suonarli con un dito. E l’accelerometro smette di essere un componente elettronico per trasformarsi in una piccola magia: le note del pianoforte suonano più meno forti a seconda del tocco.
In un’ora la rivincita di Jobs è completa. Sugli altri tablet, «che i produttori dovranno riprogettare dopo il nostro iPad 2», sui tabloid scandalistici, per i quali gli rimanevano solo poche settimane di vita. E sulla malattia, che per alcuni minuti sembra apparire meno grave. La presentazione della nuova tavoletta si conclude proprio come il lancio della prima versione, il 27 gennaio dello scorso anno: «La tecnologia da sola non ci fa battere il cuore. Per farlo, deve essere unita alle arti liberali e all’umanesimo». Dopo i ringraziamenti a tutto il team dell’iPad, il sipario cala con la musica dei Beatles.

Categorie:Tech Tag: , ,

Apple porta il cinema sul web (ma la tv?)

12 novembre 2010 Nessun commento

Chi cercava scuse per rimanere in casa in queste fredde sere di novembre, da ieri ne ha una in più: su iTunes Store è possibile acquistare o noleggiare i film. Da vedere sul computer, iPhone, iPad, iPod Touch, e anche sulla nuova Apple Tv appena messa in vendita, che si collega al televisore.

Così, con un servizio e un gadget, Steve Jobs estende al cinema la strategia integrata sperimentata con la musica (oltre 12 miliardi di canzoni vendute), con il software (7 miliardi di app scaricate) e da poco anche con i libri. Ridisegna completamente un prodotto tra i meno fortunati di Apple e sfida Google, che ha appena lanciato la sua tv negli Usa. E’ una lotta per portare nel salotto buono internet e i guadagni pubblicitari che ne derivano, ma le strategie sono diverse: a Mountain View puntano sugli accordi con i produttori di apparecchi, a Cupertino fanno tutto in casa e cercano alleanze con gli studios di Hollywood. Sony si muove su un doppio binario: da una parte produce il primo televisore predisposto per i servizi di Google, dall’altra lancia (anche in Italia) Mubi, per vedere in streaming i film sulla Playstation 3. Anche Microsoft offre film e video da noleggiare sul Marketplace della XBox 360. Per gli amanti del grande schermo domestico ci sono poi le offerte di Telecom (Alice) e Fastweb, convenienti quando non addirittura gratuite.

Popolarissimi negli Usa, Amazon e Netflix non sono ancora arrivati in Italia, ma dvd.it, Mymovies e Filmisnow da qualche tempo hanno sezioni apposta per acquistare film o noleggiarli in streaming. Non sempre brillano per facilità d’uso, la compatibilità con i vari sistemi operativi dei computer è incerta, il catalogo non proprio sterminato.

Così le alternative più frequenti sono il download illegale oppure iTunes, che da ieri ha una sezione dedicata al cinema. Niente accordi con le reti televisive per abbonamenti mensili, show o fiction, come negli Usa, ma circa 450 titoli, organizzati per generi (e nessun film italiano). Per il noleggio i prezzi vanno da 99 centesimi fino a 4,99 euro per quelli più recenti. Si può vedere ogni film quante volte si vuole, magari iniziando dal computer e proseguendo sull’iPhone, che riconosce automaticamente il punto da cui ricominciare.

Tutto è molto semplice e chi comprato anche un solo brano musicale o un’app per iPhone o iPad non dovrà registrarsi di nuovo, basta un click e via. Bisogna scegliere, certo: risoluzione standard o Hd (come il dvd)? Acquisto o noleggio? La prima opzione è da tener presente solo se si pensa di rivedere più volte un film, altrimenti il noleggio è più veloce e più economico. E poi, forse non ha molto senso pagare una dozzina di euro per un file che un solo programma può leggere, che potrebbe essere cancellato in caso di guasti o rivelarsi incompatibile col prossimo computer. Meglio allora lo streaming, che offre un ulteriore vantaggio: sull’Apple Tv lo spettacolo inizia immediatamente, mentre il computer impiega oltre quaranta minuti per scaricare sull’hard disk i circa 2 GB di dati del Codice Da Vinci.

Finita l’era delle cassette, si avvia così al tramonto anche quella dei dvd. Di più: diventa obsoleta la stessa idea di possesso, visto che i film noleggiati si cancellano dal computer dopo 48 ore. Per rivederli bisogna noleggiarli di nuovo.