Archivio

Posts Tagged ‘Apple’

iPhone 4, la prova su strada

1 agosto 2010 1 commento

Arriva nei negozi italiani l’iPhone 4, forse il prodotto Apple di cui più si è parlato negli ultimi tempi. E non sempre bene: un paio di settimane fa, Steve Jobs ha convocato una conferenza stampa per cercare di smontare l’«Antennagate», una tempesta mediatica che ha trasformato un successo (tre milioni di esemplari venduti in tre settimane) in un disastro. Il nuovo supertelefonino Apple, infatti, più che per le sue raffinatezze tecnologiche, è diventato famoso per un difetto: impugnandolo in un certo modo la ricezione peggiorerebbe fino a scomparire. Jobs ha ammesso in parte il problema –comune però a molti altri telefonini – e ha deciso di regalare (anche in Italia) una custodia in silicone che protegge il corpo in vetro e acciaio dell’apparecchio e riduce le interferenze.

L’antenna
Abbiamo testato l’iPhone 4 per alcuni giorni, tra Milano, Torino e Napoli. All’aperto e al chiuso, nella metropolitana, sul treno, in auto. A meno di non essere mancini, non è facile coprire con la mano il punto debole dello smartphone Apple, che è l’angolo in basso a sinistra. Ma anche così, e anche se l’indicatore di campo segna qualche tacca in meno, normalmente la linea non cade e la connessione internet continua a funzionare. Il fenomeno, insomma, esiste, ma in aree dove la copertura della rete cellulare è buona non impedisce di usare al meglio l’iPhone 4. Che, anzi, è più sensibile del modello precedente e permette di fare e ricevere telefonate anche in garage e ascensori, dove il 3GS rimaneva muto. In questi casi, tuttavia, le voci possono risultare metalliche; qualche volta è anche successo che la comunicazione si interrompesse. L’«Antennagate», alla fine sembrerebbe inspiegabile, non fosse per la scarsa qualità del segnale di AT&T, che negli Usa è il solo operatore autorizzato a distribuire lo smartphone Apple. E infatti non si registrano le stesse lamentele in Germania, Francia, Regno unito e Giappone, dove l’iPhone 4 è in vendita da oltre un mese e la rete cellulare è più capillare e più efficiente di quella americana.

Il resto
L’iPhone 4 adopera lo stesso processore dell’iPad, la fortunata tavoletta-computer di Apple: è molto veloce nell’uso e parco nei consumi, tanto che la batteria arriva a una giornata intera, tra telefonate, navigazione su internet, notifiche push, wi-fi (pure questo migliorato), foto e video. La qualità delle immagini è cresciuta, grazie alla fotocamera che passa da 3 a 5 Megapixel; finalmente è stato aggiunto un flash per le riprese al buio. A breve arriverà anche la versione per iPhone di iMovie, il software Apple per montaggi di video e immagini in HD, da condividere poi via internet o da vedere in tv tramite un cavetto: negli Usa qualcuno ci ha già fatto un film. Il punto forte dell’apparecchio è però il display, che dei modelli precedenti riprende le dimensioni (3,5 pollici), quadruplicandone la risoluzione: i testi, anche microscopici, si leggono ora senza fatica, le immagini hanno un dettaglio e una profondità mai viste, i video sono chiarissimi (specie i cartoons). Ci guadagnano pure i libri, e infatti sul nuovo iPhone c’è l’applicazione per eBook dell’iPad: si può iniziare a leggere un testo su un apparecchio, mettere un segnalibro, e sull’altro sarà sincronizzato automaticamente.

L’evoluzione
A tre anni e sessanta milioni di esemplari dal debutto, la versione attuale ha coperto quasi tutte le lacune rimproverate al primo iPhone: al’inizio sono arrivati gli Mms, poi il video, la fotocamera è stata rivista, le connessioni a reti telefoniche e wifi rese più veloci, la memoria maggiorata e sono state aggiunte numerose altre funzioni. Il nuovo sistema operativo (installabile anche sul 3GS) offre finalmente il multitasking: ora, ad esempio, si può continuare ad usare Skype per parlare e allo stesso tempo navigare sul web con Safari. Ma solo con l’iPhone 4, che ha una fotocamera frontale, è possibile utilizzare FaceTime e parlare guardandosi negli occhi (l’interlocutore deve avere lo stesso apparecchio ed essere connesso tramite rete wifi). La qualità è ottima, ma la videochiamata esiste da anni e chissà se davvero Jobs riuscirà a renderla popolare. Intanto è riuscito a fare dell’iPhone 4 l’ennesimo feticcio tecnologico di Apple: non è compatibile con i siti web in Flash, monta batterie non sostituibili e funziona solo con le applicazioni approvate a Cupertino, però è bellissimo.

Istruzioni per l’uso
L’iPhone 4 è uno dei pochissimi telefonini con scheda micro Sim. Se si vuole conservare il numero bisogna farsi cambiare la vecchia Sim o provare a tagliarla artigianalmente, col rischio di renderla inutilizzabile.
Al momento l’iPhone 4 si può acquistare esclusivamente nella versione nera; per quella bianca si dovrà aspettare ancora, nonostante la promessa di Jobs, che due settimane fa aveva confermato la disponibilità per fine mese. Pare che problemi di lavorazione ne rallentino la produzione e che gli esemplari finora realizzati non soddisfino ancora lo standard qualitativo di Apple.
Orientarsi nella giungla delle offerte è difficilissimo. Con contratto, l’iPhone 4 ha prezzi variabili da zero euro (Tre Italia) fino a oltre 1500, a seconda dei servizi inclusi, del numero di rate mensili e della durata dell’abbonamento. La versione sbloccata da 16 GB è in vendita da Tim, Vodafone, negli Apple store e online a 659 euro, quella da 32 GB a 779, ma Tre Italia le propone rispettivamente a 599 e 699 euro.
Come in Usa, anche da noi chi non fosse soddisfatto può restituire l’iPhone 4 entro 30 giorni e ottenere un rimborso totale. Interpellati direttamente sulla questione, in via informale Tim, Vodafone e Tre Italia confermano la clausola soddisfatti o rimborsati di Apple, tuttavia le modalità potrebbero variare a seconda dell’operatore.
I “bumper” di Apple sono gratis anche da noi fino alla fine di settembre. Non saranno distribuiti insieme all’iPhone: sembra incredibile, ma esiste un’app con cui prenotarli per averli direttamente a casa.

Categorie:iPhone, Tech Tag: , , ,

Apple, la fabbrica che produce desideri

A chi e a cosa serve un computer-tavoletta privo di tasti, senza porte usb né videocamera? L’iPad arriva oggi nei negozi europei senza aver risposto alla domanda, ma con un milione di esemplari venduti negli Usa in appena quattro settimane. Di centomila prenotazioni in Italia e di un clamore mediatico senza precedenti. O meglio, i precedenti esistono, e sono ancora Apple: l’iPod prima, l’iPhone poi. Nemmeno loro hanno risposto alle domande che hanno sollevato: perché passare l’intera giornata con le cuffiette bianche nelle orecchie e 40 mila canzoni nel taschino? Perché acquistare un cellulare costoso, che non è un granché per telefonare però sfiorandolo con un dito fa mille cose inutili e divertenti?

L’ultima crociata di Steve Jobs è contro i bottoni. Ma da quando è a capo di Apple (dal ‘76 a oggi, a parte un esilio di dodici anni), Steve Jobs crea bisogni, inventa necessità, stimola pulsioni di possesso insieme perfettamente logiche e profondamente irrazionali. Sa quello che i consumatori vogliono anche se loro stessi ancora lo ignorano. A un certo punto, ad esempio, decise che i computer non avevano più bisogno dei floppy disk. Era il 1998 e le chiavette Usb non si vendevano ancora, internet non era così diffusa (e molto lenta), ma l’iMac poteva scambiare file solo in allegato a una mail. Per entrare nell’élite che usava il computer colorato come il mare di una città australiana serviva un lettore di floppy esterno: un disagio sopportato stoicamente dagli adepti. Progettato con maniacale cura da Jonathan Ive – che poi firmerà tutti i prodotti Apple – l’iMac cambiò l’aspetto dei computer; era tondeggiante, amichevole, facile da usare. Univa praticità e sentimento, informatica e design. Jobs lo ha ripetuto, lo scorso gennaio, presentando l’iPad: Apple è da sempre al crocevia tra scienza e arti liberali.

La musica, per dirne una: 250 milioni di iPod fa c’era solo il walkman, oggi l’azienda di Cupertino (che nel frattempo non si chiama Apple Computer, ma Apple e basta) è il primo negozio nel mondo di rock, pop, classica. Oltre dieci miliardi di canzoni vendute, una superiorità così schiacciante che gli Usa hanno avviato un’indagine per sospette pratiche monopoliste. Roba da Microsoft. Eppure anche con iTunes Store, Jobs ha saputo creare un bisogno: dopo Napster erano pochissimi quelli che sentivano la necessità di acquistare canzoni sul web, pieno di file Mp3 da scaricare gratis. Sette anni dopo, non sono abbastanza da sconfiggere la pirateria, ma sufficienti per prospettare alle case discografiche una via d’uscita dalla crisi che le ha devastate negli ultimi anni. Jobs li ha convinti con la buona qualità dell’audio, la velocità del download, la facilità d’uso. Ha condotto una battaglia personale contro le odiose limitazioni imposte dalle major: all’inizio i brani acquistati potevano essere ascoltati solo sull’iPod, oggi sono leggibili da tutti i lettori. E infine ha pensato anche ad abbinare agli anonimi file musicali i testi e le copertine, come nei dischi. Che si sfogliano, quasi fossero le vecchie collezioni di ellepì. Nostalgia e tecnologia.

Sconfitto il cancro, rinato grazie ad un trapianto di fegato (e diventato sostenitore della donazione di organi), per Jobs questo 2010 sarà un anno da ricordare. E anche per Apple: le novità in programma sono parecchie, a cominciare dalla Worldwide Developers’ Conference che si apre il 7 giugno a San Francisco, dove con ogni probabilità sarà presentato il nuovo iPhone. Perché il segreto è sì pensare diversamente, ma anche saper riconoscere il valore degli avversari: l’ultimo si chiama Google.

L’iPad in Italia, istruzioni per l’uso

Domani il gadget dell’anno arriverà in Italia. Ufficialmente almeno, visto che di iPad se ne vedono già diversi, souvenir assai ambiti di viaggi negli Usa (l’unico Paese dove finora è in commercio) o frutto di coraggiose contrattazioni su eBay. Dalla mattina del 28 maggio, il computer-tavoletta di Steve Jobs sarà in vendita nelle grande catene di elettronica, nei rivenditori specializzati Apple e negli Store di Milano e Roma. La ricerca però potrebbe rivelarsi difficile: sul sito web italiano di Apple ne sono stati prenotati centomila, di cui molti saranno consegnati direttamente a casa il giorno del lancio; chi invece decidesse di piazzare l’ordine oggi dovrà aspettare fino a metà giugno.

Cos’è

E’ un computer ma non si usa come un computer, è un cellulare ma non serve per telefonare. Dopo anni di processori sempre più potenti, di hard disk sempre più capienti, di schemi sempre più ingombranti, l’iPad ha un processore da 1GHz, una memoria da 16GB e un display da 9,7 pollici. Dotazioni simili a quelle dei netbook, i computer superportatili e supereconomici, ma funzionamento del tutto diverso: grazie al sistema operativo derivato da quello dell’iPhone, il nuovo gioiello di Apple risponde immediatamente ai comandi, mentre lo schermo ha colori nitidi e un angolo di visione assai ampio. Come l’iPhone e l’iPod Touch, ha un solo tasto e si comanda con le dita, quindi può trasformarsi in mille gadget diversi, perché è il programma stesso a disegnare di volta in volta una nuova interfaccia.

Cosa fa

Fuori dalla scatola, l’iPad serve per ascoltare musica, navigare sul web, inviare mail, vedere foto. Ha anche le mappe di Google, i video di Youtube, un’agenda e una rubrica. Altri programmi si possono acquistare su App Store; quelli per iPhone (circa duecentomila) sono compatibili, ma meglio cercare le App universali o scritte apposta per l’iPad (quasi cinquemila). Da provare almeno AirVideo (per vedere i film direttamente dal proprio computer), Early Edition (legge feed Rss dai siti web, organizzandoli come fossero un giornale, IM+ (messaggeria istantanea su tutti i social network). Tra i giochi, assai intriganti Pinball HD, Real Racing e Mirror Edge, mentre un po’ a tutti serviranno Goodreader, per leggere i pdf e Dropbox, una specie di hard disk virtuale dove conservare i file più importanti. Per i professionisti, poi, sono da avere Pages, Keynote e Numbers, i tre programmi della suite Apple compatibile con Microsoft Office.

Libri e giornali

La prima app da scaricare (gratuitamente) è senz’altro iBooks, il software che trasforma l’iPad in un lettore di libri elettronici, con tanto di scaffale dove riporre i volumi acquistati su iBookstore, la libreria virtuale di Apple. E gli italiani o si rivolgono a Dante e Machiavelli, oppure imparano una lingua straniera, visto che l’offerta è molto più ampia in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Non si spende niente, ma al momento non c’è un solo libro contemporaneo nella nostra lingua. Arriveranno entro l’anno, quando i contratti con le case editrici saranno definiti; intanto si possono scaricare i titoli del Progetto Gutenberg in formato ePub, ma serve un computer per copiarli sull’iPad. Meglio i giornali: il Wall Street Journal, ad esempio, è animato come il Libro magico di Harry Potter e basta un tocco perché le foto prendano vita, trasformandosi in filmati o in gallerie di immagini, le pubblicità sono interattive, i testi si reimpaginano automaticamente. Basterà per portare i giornali fuori dalla crisi di questi anni? Gli editori ci scommettono, chi per convinzione, chi per disperazione.

Quale acquistare

Se gli scettici sono parecchi, gli entusiasti e i fanatici dell’iPad non sono certo pochi. Quelli italiani faranno bene ad acquistarlo nella versione 3G. Costa cento euro di più, ma evita corse affannose negli aeroporti e richieste sfacciate di password per connettersi ad una rete wifi e scaricare mail o navigare sul web. Ecco le tariffe degli operatori: 5 euro al mese per Tre Italia; 2 euro al giorno, solo quando serve, con Vodafone (o 30 per un mese); l’offerta di Tim dovrebbe attestarsi sui 19 al mese (con un’opzione a 9 euro). Ancora, se si prevedono lunghi viaggi, 32 GB di memoria sono il minimo per caricare film, giochi e musica. Infine, da comprare a parte, le cuffiette Apple con il telecomando, come quelle dell’iPhone. Dopo il milione di esemplari venduti in quattro settimane negli Stati uniti, è facile immaginare che l’iPad sarà un successo anche da noi. Così forse si avvererà la profezia di Bill Gates, che nel 2001 aveva lanciato lo sfortunato tablet pc: «Diventerà il computer più diffuso nel mondo», disse. Ma non immaginava che sarebbe stato targato Apple.

A New York, il giorno dell’iPad

Sono le nove del mattino, c’è il sole, il cielo è azzurro. Ma la Fifth Avenue risuona di un conto alla rovescia, neanche fosse Times Square l’ultima notte dell’anno. Three, two, one, go! E parte la corsa all’iPad, con centinaia di persone che si accalcano nel negozio Apple. Qualcuno era in coda da giorni, come Greg Packer, pensionato con parecchio tempo da perdere, che risponde alle domande dei giornalisti solo se garantiscono adeguata visibilità: “Perché lo compro? Perché è un portatile senza tastiera e un iPhone senza telefono, sono certo che cambierà la storia dei computer”.
Non è il solo a pensarla così e se le code non sono chilometriche, è solo perché molti hanno preferito prenotare sul web il gadget dell’anno e riceverlo a domicilio. In alternativa, è possibile ritirarlo presso il negozio più vicino: così le file sono in realtà due, e il primo ad agitare trionfante l’iPad davanti al cubo di vetro con la Mela è Richard Gutjahr, blogger tedesco con stampato sulla maglietta l’indirizzo web del suo sito.  Pubblicità a buon mercato o interesse reale? “Penso sia un prodotto geniale, ma saranno le applicazioni a fare la differenza”.

Il mercato è già vastissimo: alle oltre 150 mila sviluppate finora per iPhone e iPod Touch, su App Store c’è una sezione con un migliaio di programmi che permettono di sfruttare al meglio la potenza di calcolo e lo schermo da 9,7 pollici dell’ultima creatura di Steve Jobs. E’ perfetto per foto, film e programmi tv, ma pure per leggere libri, giocare, navigare in internet, gestire le mail. Si comanda sfiorandolo con le dita, ha una memoria da 16 a 64 Gb; a internet accede attraverso il wi-fi o la rete cellulare.“E’ a metà strada tra un cellulare e un portatile”, aveva detto Jobs alla presentazione a San Francisco il 27 gennaio scorso. Tutto in alluminio, assomiglia a un iPod touch gigante, così da Tekserve, uno dei pochi negozi non Apple che lo vendono, un commesso scherza: “Non lo compro, ho già la versione mini”, e tira fuori il suo iPod. David Lerner, cinquantasei anni, venticinque passati a vendere computer Mac, non ha dubbi: sarà un successo. E le ultime stime degli analisti di mercato prevedono sette milioni di esemplari venduti nel 2010.

In Europa il tablet Apple arriverà più in là (le date più probabili sono il 24 o il 30 aprile), così i turisti in cerca del souvenir più originale sono molti, ma alla fine diversi italiani optano per il vicino negozio di Abercrombie & Fitch: “Costa troppo – spiegano Laura e Michela – e noi abbiamo un sacco di regali da fare”. I prezzi vanno da 499 a 699 dollari, ma Apple vende al massimo due iPad per persona, e chi è riuscito ad accaparrarsene anche solo uno lo tiene ben stretto:  “Non so ancora come lo userò, ma so che volevo averlo subito”, spiega un ragazzo. Perché? “Comprerei tutto quello che produce Apple”.  Poco in là, una ragazza racconta di aver aspettato due giorni per regalarlo al fidanzato. Assomiglia ad Ugly Betty, ma interpreta il ruolo che in tv è della moglie di Phil, nella seguitissima serie “Modern Family”. Nell’ultimo episodio, trasmesso qualche giorno fa, lei decide di comprare un iPad per il compleanno del marito, ma viene coinvolta in una rissa mentre aspetta in coda.  Alla fine riesce ad averlo e la puntata si chiude con Phil che sussurra un “ti amo” e la moglie che risponde “Anch’io”. Solo che lui sta parlando all’iPad.

La copertura mediatica riservata al gadget di Apple è impressionante: Steve Jobs campeggia sulla copertina di Time Magazine e di Newsweek, mentre il Wall Street Journal, il New York Times e altri quotidiani, riviste e siti web hanno pubblicato recensioni entusiastiche e in tv David Letterman ne ha già scoperto un uso inedito, come tagliaverdure. Questo non impedisce che ci sia chi è deluso e decide di rinviare l’acquisto: “Troppo pesante”; “Non ha la porta Usb”; “Bello ma non è compatibile con i siti che usano Flash”; “Mi aspettavo una webcam, attenderò il modello successivo”, sono alcuni commenti di chi prova gli esemplari esposti. “I libri si leggono meglio sul Kindle”, obbietta perplesso un signore di mezza età, confrontando lo schermo dell’iPad con quello in bianco e nero del lettore Amazon che ha portato da casa. Per i critici più agguerriti, però, il vero problema sarebbe un altro. Con iTunes prima, App store poi, e ora iBooks, Steve Jobs avrebbe creato un sistema chiuso, dov’è l’unico a decidere quali contenuti possono arrivare sugli apparecchi Apple: giornali, libri, musica, film, show televisivi, videogame, software. Un controllo pressoché totale, che metterebbe nelle sue mani un potere enorme.

Intanto, almeno un’obiezione si può lasciar cadere: la tastiera virtuale non sarà comodissima, ma si può usare anche per testi piuttosto lunghi. Questo articolo è stato scritto in parte su un iPad.

(foto: iFabio)

E’ vietato fare a pezzi i Pink floyd

Sir Andrew Morritt ha 72 anni, ma una sua decisione potrebbe cambiare il modo in cui i giovani ascoltano la musica. Il giudice inglese ha infatti stabilito che la Emi non può vendere su iTunes Store o altri negozi digitali i singoli brani dei Pink Floyd, ma deve rispettare l’integrità artistica degli album, distribuendoli solo come erano stati concepiti originariamente. Da anni Gilmour e compagni non pubblicano 45 giri, ora hanno ottenuto che non ne esistano nemmeno in forma digitale, senza il loro consenso. Che finora non c’è stato: per questo la casa discografica dovrà pagare 40 mila sterline di spese legali più una multa da stabilire. Crolla così uno dei capisaldi di iTunes e della musica digitale sul web: bisogna comprare tutto il disco, e non si può più scegliere di acquistare una sola canzone a 99 centesimi (in realtà, poi, le tracce di The Final Cut o The Dark Side of the Moon costano 1,29 euro per scelta della Emi, ma qui si direbbe che i Pink Floyd non si siano opposti).

L’argomento è dibattuto da tempo, prima ancora che Steve Jobs lanciasse il suo negozio virtuale di musica, che oggi è il più grande del mondo con oltre 10 miliardi di canzoni vendute in meno di sette anni. L’idea è semplice: non sempre un disco vale il suo prezzo intero perché, a parte due o tre canzoni, il resto serve per giustificare il prezzo di un cd. Con il digitale questo limite non esiste e si è affermato il modello della canzone singola, che ha portato a una frantumazione sempre maggiore della musica e al tramonto del concept album. C’è chi dice no, come gli Ac/Dc (ma su iTunes mancano pure i Beatles e Frank Zappa) e c’è chi ne è entusiasta: ad esempio i Radiohead, che da qualche tempo pubblicano solo canzoni sparse.

La sentenza dell’Alta Corte londinese, giunta ieri dopo oltre un anno di battaglie legali, si basa su un’interpretazione del contratto che lega i Pink Floyd alla multinazionale britannica secondo cui con «record» si intende non il 33 giri o il compact disc, ma l’album come successione di brani. Di parere opposto, ovviamente, i legali della Emi, che hanno sottolineato come nel ‘99 non esistesse la distribuzione musicale sul web e che quindi l’accordo fosse valido soltanto per i supporti fisici.

Così, in attesa di un pronunciamento definitivo, i dischi dei Pink Floyd si possono ancora acquistare a pezzetti. La classifica italiana di iTunes è questa: prima Wish You Were Here dal disco omonimo, seconda Another Brick in the Wall, Pt. 2, terza Hey You, poi Mother e Another Brick in the Wall, Pt. 1, tratte da The Wall. I successivi 96 brani fanno tutti parte del cofanetto Oh by the Way (16 cd, per un totale di 130 euro in digitale) e si spera che i Pink Floyd non invochino anche qui l’integrità artistica.

Categorie:Musica Tag: , , ,
fake ray ban wayfarer ray ban sunglasses
buy handbags online
replica handbags