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	<title>BrunoBlog &#187; Dave Gahan</title>
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		<title>Depeche Mode, il ritorno</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 08:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2009/06/depeche_mode_roma13.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-358" title="depeche_mode_roma13" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2009/06/depeche_mode_roma13-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p>&#8220;Sono nato sotto il segno sbagliato / nella casa sbagliata / ero nel posto sbagliato / al momento sbagliato&#8221;. Sono quasi cinquantamila, allo stadio Olimpico, a urlare che invece no, Dave Gahan non si sbaglia affatto, e che <em>Wrong</em> si è già conquistata un posto accanto a<em> I Feel You </em>e<em> It&#8217;s No Good</em>, due dei tanti successi dei Depeche Mode presenti nella scaletta del loro primo concerto italiano. Dopo la data di ieri a Roma, la band inglese suonerà domani allo stadio San Siro di Milano, aprendo così la stagione dei grandi concerti internazionali, con nomi come U2, Madonna, Bruce Springsteen, Nine Inch Nails; il palco romano non verrà smontato immediatamente e sarà utilizzato anche per il concerto-evento di sabato prossimo a favore dei terremotati d&#8217;Abruzzo.</p>
<p>La partenza del <em>Tour Of The Universe </em>non è stata fortunata: dopo le prime due serate, Gahan è stato costretto ad annullare il concerto di Atene per un attacco di gastroenterite; dalle analisi in ospedale, al cantante è stato diagnosticato per caso un tumore alla vescica, così il tour è stato interrotto e le date successive annullate. Un mese dopo, i Depeche Mode sono di nuovo sul palco, perfettamente a loro agio nella scenografia futuristica disegnata da Anton Corbjin, il fotografo olandese che da anni cura l’immagine della band.</p>
<p>La musica è sempre lo stesso originalissimo mix di rock ed elettronica, sintetizzatori e chitarre (Martin Gore si divide tra acustica ed elettrica), oggi appena velato di nostalgia; lo dimostra ad esempio <em>Peace</em>, il singolo più recente. La grande coerenza della scrittura di Gore, però, annulla i ventitré anni che lo separano da<em> A Question Of Time</em> e ripensa un classico come <em>Policy Of Truth</em> quasi fosse un inedito da <em>Sounds Of The Universe.</em></p>
<p>Nati come boyband per ragazzine new romantic, i Depeche Mode hanno presto messo da parte spray e gel per capelli e forse sono &#8211; dopo dodici album e settantacinque milioni di dischi &#8211; i soli sopravvissuti degli Ottanta che ancora abbiano qualcosa da dire. Una credibilità costruita sperimentando sui suoni e sui testi, ma anche sulle vicende personali dei membri della band, passati attraverso droga, alcol, malattie nervose. E così i tre di Basildon sono diventati una band di culto e con i connazionali Cure hanno segnato il trionfo popolare del genere «Dark» (nel Regno unito lo chiamavano «Gothic»). Ma Gahan è un comunicatore nato, un entertainer scafatissimo, un rocker capace di smuovere le masse con un colpo d’anca, come il Mick Jagger dei tempi d’oro. E lo sa bene: affronta il pubblico sulla passerella a torso nudo, scherza con il riservato Andy Fletcher, duetta con un Martin Gore tutto vestito d’argento, si smaterializza in mille cloni digitali nel megaschermo alle sue spalle.</p>
<p>Tra il pubblico sono in tanti a conservare le canzoni dei Depeche Mode nel cuore, nascoste nel fondo dell&#8217;anima, ma le parole cancellate dagli anni tornano sulle labbra al primo accordo di chitarra. I numerosi brani dall&#8217;ultimo disco scorrono veloci: due i titoli in scaletta firmati da Gahan (la tiratissima <em>Hole To Feed</em> e <em>Come Back</em>), tra i tanti gioielli di Gore, presente sia come autore (<em>Enjoy The Silence, Stripped, Master And Servant, Personal Jesus; Never Let Me Down Again</em>), che come cantante (la non entusiasmante <em>Little Soul, Home</em>). Dopo oltre due ore di concerto, si chiude con <em>Waiting For The Night.</em></p>
<p>Altre foto <a href="http://mag.sky.it/mag/musica/photogallery/2009/06/17/depeche_mode_roma_milano.html">qui</a></p>
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		<title>Depeche Mode, ecco come suona l&#8217;universo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 09:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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<p><em>Wrong</em>. Sbagliato. Cosa può esserci di sbagliato in una band che ha venduto 75 milioni di dischi, che ha portato la musica elettronica negli stadi e scritto pagine memorabili nella storia del rock, influenzando tre generazioni di musicisti? Dave Gahan, leader dei Depeche Mode, non spiega il titolo del singolo che anticipa l’album <em>Sound Of The Universe</em>, in uscita a metà aprile, ma sorride per i complimenti di Andy Fletcher: “Siamo molto fieri di questo disco, e anche di Dave, che oggi è in gran forma”. Infatti: abbandonati droga ed eccessi da rockstar, ora, in un elegante abito nero con camicia bianca, non dimostra nemmeno i suoi quarantasette anni; accanto a lui, Martin Gore ha un buffo cappello di lana e un maglione grigio.</p>
<p>Sembravano finiti, i Depeche Mode, appena qualche anno fa. Gahan e Gore avevano pubblicato due album solisti, suonavano dal vivo ognuno per conto proprio, Fletcher si era riciclato come produttore di musica elettronica e deejay a tempo perso. L’avventura dei tre di Basildon pareva destinata a concludersi con un melanconico ritorno al loro capolavoro, <em>Enjoy The Silence</em>, pubblicato nel 1991 e poi di nuovo tredici anni dopo, remixato da Mike Shinoda dei Linkin Park. Invece, nel 2005, <em>Playing The Angel</em> li porta ancora nelle top ten di mezzo mondo, Italia compresa;  il disco è stato registrato proprio a Milano (“Come <em>Personal Jesus</em>, un altro nei nostri più grandi successi”, sottolinea Fletcher).</p>
<p>Concerti affollatissimi, raccolte, dvd, edizioni rimasterizzate dei vecchi album: i Depeche Mode diventano uno dei punti fermi nella strategia commerciale della Emi, che deve fare i conti con le defezioni di Rolling Stones, Radiohead, Paul McCartney, Verve e i flop di Mariah Carey e Robbie Williams. Nell’ottobre del 2009 firmano un nuovo contratto: “Abbiamo considerato varie opzioni, compresa la possibilità di gestirci in  maniera indipendente, poi la scelta è caduta sulla nostra vecchia casa discografica perché ha fatto un lavoro eccellente con i Coldplay e crediamo che sia sulla buona strada per ritornare grande come una volta”. Ma meglio non fidarsi: “Il mercato cambia velocemente, non sappiamo come si evolverà in futuro, perciò abbiamo preferito impegnarci per un solo album”. Così i Depeche Mode sono, con gli U2, la scommessa di quest’anno, la boccata d’aria che potrebbe consentire alle major boccheggianti di sopravvivere ancora un po’.</p>
<p>E allora ogni modestia è bandita (per dire: i due concerti italiani del 16 giugno a Roma e del 18  a Milano fanno parte del <em>Tour of The Universe</em>), ma tra amori tormentati e donne crudeli, stavolta c’è pure qualche traccia d’ironia, c’è una leggerezza che mancava negli anni Ottanta, quando i Depeche Mode dovevano dimostrare di non essere solo una band new romantic tutta sintetizzatori e gel per capelli. Anche musicalmente, il loro dodicesimo album è assai vario: “Volevamo suoni più sporchi, e li abbiamo creati con vecchie tastiere e chitarre vintage. Non passava giorno senza che arrivassero in studio strumenti che acquistavo su eBay”, spiega Gore. Le atmosfere cupe dei Depeche si venano di blues per<em> In Chains</em> e si sovrappongono ai suoni da videogioco di <em>Peace</em>, e fa poca differenza se a firmare i brani sia, come sempre, Martin Gore, o Dave Gahan, che da poco si è scoperto autore: “So di non essere all’altezza di Martin, però è bello essere in panchina e non più nello spogliatoio; quando lui si assenta posso finalmente giocare come titolare”.</p>
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