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The King Of Limbs, il ritorno dei Radiohead

22 febbraio 2011 Nessun commento


The King Of Limbs , il nuovo disco dei Radiohead, costa sette euro. Più un minuto di attesa per scaricarlo: poca cosa rispetto ai tre anni e mezzo passati dal precedente In Rainbows , che adottò la rivoluzionaria strategia del prezzo libero. Stavolta le opzioni di vendita sono diverse ma fisse: oltre agli Mp3 ci sono i file audio in alta qualità (11 euro), il normale cd (in uscita il 29 marzo) o la «Newspaper edition»: due dischi in vinile trasparente e un compact disc (36 euro spedizione compresa, disponibile a maggio). Annunciato il 14 febbraio, il disco era previsto per sabato scorso, ma all’ultimo momento i Radiohead hanno anticipato la distribuzione di un giorno, scatenando il passaparola dei fan su Twitter e Facebook. Niente copie in anteprima per la stampa, né anticipi o spezzoni reperibili sul web, e nemmeno traffici illegali nei canali del Peer To Peer, come accade quasi sempre con le nuove uscite.

Privo di quella vena pop che rendeva In Rainbows immediatamente godibile, The King Of Limbs assomiglia semmai alla prova solista di Yorke, The Eraser (2006): più sintetizzatori che chitarre, più atmosfera che melodia. E molta sperimentazione sui ritmi: nell’iniziale Bloom , vagamente tinta di jazz, in Feral, ispirata al dubstep, in Lotus Flower , accompagnato da un irresistibile video con Yorke che danza seguendo un tempo tutto interiore. Un battito sotterraneo muove anche Codex , splendida ballata per piano e voce, punteggiata di fiati, campane, arpe e rumori elettronici.

Prodotto ancora da Nigel Godrich, l’ottavo album della band di Oxford rivela a un ascolto in cuffia le sue numerose stratificazioni di voci, strumenti ed effetti; è un disco ricco e complesso, ma le canzoni suonano sempre lievi, perfino fragili. Eleganti, anche: come un mix tra Burial, Brian Eno, Flying Lotus, tutti presenti nelle scalette che i Radiohead pubblicano di quando in quando sul loro sito web (certo, ci sono anche Bach e Vivaldi…).

Oggi Thom Yorke, Colin e Jonny Greenwood, Ed O’Brien e Phil Selway producono musica geneticamente modificata, che innesta nel corpo del rock il Dna dell’elettronica. Kid A nacque da questi esperimenti e segnò una frattura tra secondo e terzo millennio, mentre The King Of Limbs suona proprio come ci si aspetterebbe da un ottimo lavoro dei Radiohead. E non è poco.

Ma è un disco di sole otto canzoni, che dopo 37 minuti si conclude con un brano intitolato Separator , dove Yorke mormora: «If you think this is everything, you’re wrong». Se pensate che sia tutto qui, vi sbagliate.

Con Spotify la musica non si scarica più

Prima la musica ha abbandonato il supporto fisico, e con il boom degli Mp3 non c’è stato più bisogno di avere in casa compact disc e vinili, diventati feticci per collezionisti. Ora non è nemmeno indispensabile possedere le canzoni, basta collegarsi a internet e cercare un sito che le trasmetta in streaming. A rivelarlo è un sondaggio del Guardian, secondo cui due adolescenti inglesi su tre ascoltano regolarmente musica in questo modo, e per un terzo dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni è un’abitudine quotidiana. Parallelamente – ed è questa la buona notizia per i discografici – calano gli utilizzatori dei programmi di peer to peer: se lo scorso anno il 42 per cento degli intervistati ammetteva di aver scaricato illegalmente brani da internet, all’inizio dell’anno la percentuale è scesa al 26 per cento. Il calo si spiega anche con la qualità dei file scaricati, non sempre ottimale, e col pericolo concreto di ritrovarsi sul computer un virus invece di una canzone.

Così oggi ai ragazzi la musica arriva soprattutto tramite Youtube, con videoclip e spezzoni dal vivo, e Spotify (non ancora disponibile in Italia), dove prima di ogni brano è inserito un breve spot pubblicitario. E in entrambi i casi non sono le canzoni a generare i guadagni, ma la pubblicità: è lo stesso meccanismo con cui si mantengono le tante web radio e Last.fm, il più famoso dei siti di streaming, con oltre 300 milioni di iscritti in 200 Paesi. «La pirateria rimane un problema gravissimo, ma anche da noi il download illegale e’ in calo», osserva Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana «Tra i ragazzi cresce l’uso dei social network per condividere canzoni e video. E’ un modo per recuperare una dimensione emotiva, per parlare di un brano che ti ha colpito, di un concerto che hai visto». Certo, bisogna avere una connessione veloce, ma oggi la tecnologia permette di ascoltare musica in streaming e connettersi a Youtube e Facebook anche con un telefonino. Il mercato si allarga e si divide in mille nicchie: aumentano ancora gli acquisti legali di canzoni su internet, ma intanto l’industria punta sui videogiochi, sugli abbonamenti via cellulare (Nokia), sulle grandi tournée, sul merchandising. E se in cime alle top ten di mezzo mondo c’è l’opera omnia di Michael Jackson, negli Usa è entrata in classifica anche una maglietta: disegnata dal rapper Mos Def, viene venduta online e nei negozi di dischi e ha sul cartellino un codice che permette di scaricare l’album.