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L’ultima Love Parade


«L’ultima Love Parade c’è stata anni fa, da allora è rimasto poco più di un marchio». Marco Mancassola, trentasettenne, scrittore, è autore di Last Love Parade (Mondadori, 2005), tuttavia la sua non è una posizione nostalgica: «Era un simbolo di quel periodo storico, oggi ha ancora un senso, ma del tutto diverso».

Nel 1987, quando Wenders gira Il cielo sopra Berlino, la Love Parade non esiste ancora e ai due angeli in cima alla Colonna della Vittoria la città non è troppo diversa da quella raccontata da Lou Reed e David Bowie nei loro dischi più cupi. Nel 1989, poco prima della caduta del Muro, sotto gli occhi di Cassiel e Damiel sarebbero passati invece 150 ragazzi con musica elettronica a volume altissimo. La techno, nata a Detroit da un pugno di sperimentatori ispirati dalle band tedesche degli anni ’70, dopo aver conquistato il Regno unito, stava tornando nella sua terra d’origine.
Già nel 1990 i partecipanti sono 2000; cinque anni più tardi, per l’ultima sfilata sul Ku’ Damm, arrivano a 350.000. Berlino è di nuovo una sola grande città, così è la Love Parade a dividersi in due tronconi: uno parte dalla porta di Brandeburgo, dov’era un tempo il muro, l’altro dalla Ernst-Reuter Platz, proprio dietro la stazione dello Zoo di Christiane F. S’incontrano alla Siegessäule, sotto gli occhi degli angeli di Wenders, e intanto i partecipanti crescono fino a superare il milione e mezzo. La Love Parade diventa così il più grande raduno techno del mondo e genera mille altre manifestazioni simili. Nelle parole del suo ideatore, Matthias Roengh, alias Dr. Motte, «è una dimostrazione a favore del rispetto, della tolleranza e della comprensione tra i popoli».

Ma lascia dietro di sé rifiuti, violenze, droghe, alcol. Le polemiche si moltiplicano, e dal 2003 la Love Parade lascia Berlino. Ci torna nel 2006, solo per un anno: nel 2008 raggiunge un nuovo record di partecipanti (1,6 milioni), ma a Dortmund. «La nostra – commenta Mancassola – è un’epoca senza riti di massa, e la Love Parade è uno dei pochi che sopravvivono. È un rito postpolitico che porta in strada l’esuberanza del corpo».

Capelli gialli, verdi, azzurri, tatuaggi e piercing dappertutto. E muscoli, e lacrime e sudore: la grande sfilata di carri e persone al ritmo della musica techno è una festa pagana che celebra i partecipanti ed esclude tutti gli altri. «C’è uno spirito dionisiaco che a volte diventa crudele, ma è così in tutte i grandi eventi pubblici, nelle partite di calcio come nei concerti», prosegue lo scrittore. Ieri in parecchi hanno continuato a ballare mentre le prime vittime erano a terra coperte da un lenzuolo: con i diciannove morti di Duisburg, forse, si chiude davvero la storia della Love Parade. Sempre che gli sponsor non decidano di tenere comunque la manifestazione dell’anno prossimo, prevista a Zagabria.