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	<title>BrunoBlog &#187; Ferrara</title>
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		<title>Nico – A Life through the borderline</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 08:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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<p>“Nico mi ha insegnato che non è necessario aver studiato per poter cantare”, racconta Lisa Gerrard nel camerino del Teatro comunale di Ferrara. Si è appena conclusa <em>Nico – A Life through the borderline</em>, la serata organizzata da John Cale nel ventennale della morte della chanteuse tedesca, tra gli applausi del pubblico entusiasta. Entusiasta anche l’ex voce dei Dead Can Dance; era lei la star del concerto di domenica scorsa, in un cartellone fitto di nomi importanti: da Mark Lanegan ai Mercury Rev, dalla rivelazione Soap and Skin a Mark Linkous (Sparklehorse). Mancava l’annunciata Carmen Consoli, c’era invece Peter Murphy, padre nobile del rock gotico alla fine degli anni Settanta con i suoi Bauhaus.<br />
L’iniziale <em>Frozen Warnings</em> nelle mani di Cale e della sua band diventa un rock muscolare e vintage. Gli arrangiamenti spiazzano chi è abituato al cupo minimalismo degli originali, e non sempre convincono: <em>Janitor Of Lunacy</em>, ad esempio, sembra un inedito dei Bauhaus meno ispirati, e a risollevarne le sorti non basta la voce di Peter Murphy (che riesce assai meglio in <em>Mütterlein</em>). Buona la prova dell’austriaca Anja Plaschg (Soap and Skin): sola al piano per <em>My Heart Is Empty</em>, la sua voce ricorda un po’ Björk, ma la pronuncia, con quelle vocali così allungate, è la stessa dell’originale.<br />
Prima al fianco di Nico nei Velvet Underground, poi produttore e arrangiatore dei suoi dischi storici, da <em>Desertshore</em> a <em>Camera Obscura,</em> nelle due ore del concerto Cale si rivela un irreprensibile maestro di cerimonie. Suona il piano e la tastiera, ma si fa da parte per lasciare spazio al quartetto d’archi dell’Orchestra di Ferrara e ai Mercury Rev con un set elettrico. Torna per colorare <em>Facing The Wind</em> di soul, ridisegna <em>All that is My Own</em> come fosse una <em>We Are The World </em>cimiteriale. E infine regala un bis tutto suo: <em>A Close Watch</em>, da <em>Music For a New Society</em>.</p>
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