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iPad, pregi e difetti

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All’Apple Store di Stockton Street c’è il solito viavai di clienti, turisti, curiosi, fanatici della Mela. E molti, convinti di trovare l’iPad già sugli scaffali del negozio, rimangono delusi quando i commessi spiegano che dovranno attendere fino a marzo (aprile, se vogliono il modello 3G).

Inseguita da anni, prevista da blogger e siti web, annunciata da partner commerciali mesi prima che fosse presentata, la tavoletta magica di Steve Jobs portava con sé un carico di aspettative tale da dover necessariamente scontentare più d’uno. E così è stato: azioni in calo, critiche sul web, dove qualcuno aveva immaginato addirittura un sistema capace di riconoscere il volto e adattare le prefaerenze a seconda dell’utilizzatore, o un display in grado di dare la sensazione del rilievo dei singoli tasti quando si usa la tastiera virtuale. Certo, qualche caratteristica nuova potrebbe arrivare in seguito, con aggiornamenti software, com’è successo per l’iPhone; è il caso, ad esempio, del multitasking, tecnicamente possibile, ma ancora assente: il tablet con la Mela oggi può eseguire solo un programma per volta.

L’hardware, però, non si può modificare facilmente, e se una webcam esterna o un adattatore usb prima o poi arriveranno, sarà difficile che qualcuno trovi un modo per usare le normali schede telefoniche sull’iPad: curiosamente Apple ha scelto le nuovissime MicroSim, più piccole delle Sim attuali. Se è vero che in teoria si può usare con tutti operatori, il tablet di Jobs funziona in realtà soltanto con AT&T, al momento l’unica a produrle; per chi vuole usarlo in Europa, c’è il modello con wifi, che costa anche meno. Per il resto, in pochi hanno avuto modo di provarlo dal vivo (i giornalisti accreditati erano 600), quindi quelle che circolano sono perlopiù illazioni o impressioni.

Diverso l’atteggiamento degli analisti, che prevedono per l’iPad vendite variabili tra 1 e 5 milioni per quest’anno: la piattaforma convince, per prezzo e caratteristiche tecniche. Ma perché davvero sia una via d’uscita alla crisi dei media c’è da inventare un linguaggio nuovo, più semplice di quello del web, capace di integrare testi, audio, video, foto in un modo diverso e originale, non basta copiare il New York Times. Bene i giochi (anche se i blogger continuano a preferire l’iPhone e l’iPod Touch), qualche dubbio sugli accordi con i gruppi editoriali: mancava McGrawHill, forse perché il direttore editoriale Terry McGraw si era lasciato sfuggire di “essere molto contento” per il tablet Apple proprio alla vigilia della presentazione. A proposito di eBook, il Kindle sarebbe avvantaggiato dal display e-ink, che consente una lettura più riposante; apprezzata senza riserve invece l’applicazione iBooks, semplice da usare e graficamente molto ben realizzata, anche se all’inizio sarà disponibile solo negli Usa. Intanto, i lettori di eBook Sony a San Francisco sono in saldi, col 50 per cento di sconto.

I pregi

  • Veloce, grazie al processore sviluppato da Apple
  • Facile da usare (è come un iPhone)
  • Compatibile con i programmi su App Store
  • Eccellente per navigare sul web, controllare la posta, vedere foto e video
  • Schermo molto luminoso, con ottimi colori
  • Il prezzo è ragionevole, relativamente alle caratteristiche
  • Piccolo e leggero, ha una struttura in alluminio che non si graffia come l’iPhone
  • La batteria dura 10 ore, secondo Apple (e fino a un mese in standby)
  • L’applicazione per gli eBook è intuitiva e ha una grafica curatissima
  • Apple ha previsto anche un dock con tastiera integrata (ma si paga a parte: 69 dollari)

I difetti

  • Niente multitasking: si può eseguire solo un programma per volta
  • Memoria limitata (solo 16 Gb per il modello più economico)
  • Sistema chiuso: per installare i programmi bisogna passare attraverso App Store
  • Manca la fotocamera
  • Il modello con connessione 3G costa 130 dollari in più
  • Non è compatibile con i siti web che usano Flash
  • I programmi per iPhone sono visualizzati con le dimensioni che hanno sul telefonino Apple oppure ingranditi, ma perdono definizione
  • Manca una porta Usb
  • Il modello 3G non usa una Sim standard, ma le nuove Micro-sim, ancora rarissime. Non si può togliere la scheda dal cellulare e inserirla nell’iPad
  • Al momento non si può usare come telefono, se non con Skype o simili
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“Lo abbiamo chiamato …iPad”

28 gennaio 2010 Bruno Ruffilli 2 commenti

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Steve Jobs parla per dieci minuti. Racconta dei 250 milioni di iPod venduti, dei 50 milioni di visitatori nei negozi Apple. Poi passa all’annuncio che tutti aspettano: “Lo abbiamo chiamato  (pausa) …iPad”, dice, e il pubblico esplode. Giornalisti da tutto il mondo (ma c’è pure Al Gore, da tempo amico di Jobs) sono a San Francisco per la presentazione del tablet di Cupertino, che sui quotidiani americani oggi occupa lo stesso spazio del discorso di Obama alla nazione. Jobs scherza e lo alza neanche fosse la tavoletta delle leggi di Mosé: come previsto da blogger e analisti, è una specie di iPhone gigante, con schermo da 9,7 pollici, che si comanda sfiorandolo con le dita, memoria da 16 a 64 Gb; a internet accede attraverso il wi-fi o la rete cellulare. In vendita a marzo, costerà tra 499 e 829 dollari a seconda della dotazione di memoria e della connettività (il 3G è opzionale).

E’ un vero computer, ma non si usa come un computer: “E’ a metà strada tra un cellulare e un portatile, però funziona meglio di entrambi, e anche dei netbook”, spiega Jobs. A toccarlo con mano, l’iPad è leggero, sottile e robusto: tutto in alluminio, riprende le linee dei portatili con la Mela, ma per il resto il design di Jonathan Ive è ancora una volta assolutamente originale. Molto veloce nel funzionamento, grazie al chip realizzato in casa da Apple (anche questa una novità assoluta), ha un display perfetto per le foto, film e programmi tv, ma pure per leggere libri, navigare in internet, giocare, e chissà che altro; come l’iPhone e l’iPod Touch, è un apparecchio senza tasti fissi, quindi può trasformarsi in mille gadget diversi, perché è il programma stesso a disegnare di volta in volta una nuova interfaccia.

Jobs ha saputo intuire prima degli altri i possibili sviluppi dell’industria digitale: con l’iPod ha inventato non tanto un apparecchio – il lettore Mp3 esisteva già – quanto un ecosistema, iTunes Store, dove acquistare le canzoni con un click. Ha applicato lo stesso schema all’iPhone, con l’App Store, che oggi conta oltre tre miliardi di applicazioni scaricate in meno di diciotto mesi. E sarà così anche per i testi, con iBooks, che permette di comprare un libro sfiorandone la copertina su uno scaffale virtuale; per i 125 milioni di utilizzatori di iTunes non c’è nemmeno bisogno di inserire i dati della carta di credito. Per il Kindle è un colpo duro, pur se nascosto sotto un complimento (“Alla Amazon hanno fatto un grande lavoro, sono stati dei pionieri”). La mazzata arriva quando sul palco sale Martin Niesenholtz del New York Times e mostra l’edizione del quotidiano per iPad: la grafica del testo è simile a quella del giornale, ma basta un tocco perché la foto si animi, trasformandosi in un filmato con audio e video in alta definizione.

Riuscirà l’iPad a salvare il mercato dell’editoria e fare di Jobs il Gutenberg dell’era digitale? Sono in molti a sperarlo, e intanto lui si cautela immaginando che la tavoletta magica finirà sui banchi di scuola e sui tavolini dei salotti di tutto il mondo, ma pure negli uffici. Per questo Phil Schiller introduce una versione speciale di iWork, il pacchetto office di Apple, e mostra come impaginare testi e preparare presentazioni senza mouse né tastiera (ma l’accessorio più venduto sarà il dock con la tastiera integrata, c’è da scommetterci). “Non è fantastico?”, chiede Jobs, e sorride. Ha lavorato intensamente all’iPad dopo il trapianto di fegato della scorsa primavera, e anche ora appare molto magro nella solita divisa: jeans Levi’s, T-shirt nera, scarpe da jogging. Ha cinquantacinque anni e nel 2004 è stato operato per un tumore al pancreas, così questa potrebbe essere l’ultima rivoluzione di Apple guidata da lui personalmente, dopo il Mac, l’iPod e l’iPhone. E infatti la presentazione si chiude con una considerazione che riassume tutta la sua avventura a Cupertino: “Cerchiamo sempre di essere al punto d’incrocio tra tecnologia e arte, di sviluppare prodotti avanzatissimi, ma facili da usare, che siano naturali, semplici, belli. Per questo l’iPad è una creazione, non un prodotto”.