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Google Books, la letteratura italiana diventa digitale

Basterà un click (o un tocco): Dante, Petrarca, Leopardi e Manzoni si leggeranno su computer e telefonini, sull’iPad di Apple e sui lettori di eBook capaci di connettersi al web. Un milione di volumi custoditi nelle Biblioteche Nazionali di Roma e Firenze saranno trasformati in formato digitale e messi a disposizione gratuitamente sulla piattaforma Google Books: l’accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è stato annunciato due mesi fa, ma le operazioni di digitalizzazione richiederanno dai cinque ai dieci anni per essere completate. “Ci vorrà del tempo per realizzare lo scanning center – spiega Gino Mattiuzzo, responsabile di Google Books Italia – poi bisogna tener conto della rarità e della fragilità delle opere, della necessità di catalogarle e indicizzarle”.

L’accordo italiano è il primo con un governo, mentre finora negli altri Paesi hanno aderito all’appello di Google solo alcune biblioteche e università. Come mai in questo campo siamo all’avanguardia?
“Partiamo da un’esigenza comune: Bondi punta a diffondere la cultura italiana nel mondo, noi ad allargare l’offerta di testi in lingue diverse dall’inglese. Abbiamo offerto un’interfaccia affidabile e potente, ma abbiamo pure risolto il problema dei finanziamenti, perché la scansione è a spese nostre. Alla fine forniremo al Ministero le copie digitali di tutti i testi, che potranno essere consultati anche sui siti web delle biblioteche nazionali di Roma e Firenze o su piattaforme diverse da Google Books”.

Il vostro è uno standard universale?
“E’ facilmente accessibile da tutto il mondo tramite internet, conta dodici milioni di titoli in oltre cento lingue, è un patrimonio enorme a disposizione di tutti”.

Catalogate anche i giornali?
“In Italia no, ma negli Usa abbiamo messo a disposizione del pubblico intere annate di riviste come Science e Popular Mechanics”.

L’accordo ha per oggetto i testi fino al 1868, dove il copyright non è previsto. E per gli altri?
“Per i libri protetti da copyright contattiamo direttamente gli editori. Su Google Books è disponibile un’anteprima limitata al 20 per cento del libro: chi cerca un volume può sfogliarlo, poi se lo trova interessante lo compra, proprio come in libreria. A breve, inoltre, lanceremo Google Editions: per gli eBook è un nuovo canale di distribuzione che si aggiunge alle piattaforme attuali”.

Avete già stretto accordi con case editrici italiane?
“Certo, da Feltrinelli a Franco Angeli, dalle Paoline alle Edizioni Mediterranee; molte altre stanno per arrivare”.

Come si fa a entrare in Google Books?
“Basta creare un account, accettare le condizioni di servizio e dichiararsi titolare del copyright, poi si invia il libro cartaceo o il file digitale: alla digitalizzazione pensiamo noi. E’ un procedimento molto semplice.”

Tanto che un autore potrebbe farlo da solo?
“In teoria sì, però il lavoro di una casa editrice è ancora indispensabile per arrivare a un’opera di qualità. Nella revisione del testo, nella distribuzione e nel marketing, ad esempio”.

Google diventerà editore in proprio?
“Assolutamente no”.

Chi decide di vendere un libro tramite Google Books come può guadagnarci?
“In due modi: come partner, cioè mettendo a disposizione gratuitamente un’anteprima del libro, all’editore va una parte dei ricavi pubblicitari di AdSense anche se il libro non viene venduto. Se invece un testo è acquistato tramite Google, l’incasso va all’editore e per noi c’è una percentuale, proprio come succede con un libraio.”

Come viene stabilito il prezzo?
“E’ una scelta che spetta esclusivamente agli editori. Naturalmente ci aspettiamo che i prezzi siano più bassi degli stessi titoli su carta”.

Con Google Books i libri si possono leggere senza essere connessi a internet?
“Per ora no, ma ci stiamo lavorando. Ogni libro è collegato all’account Google dell’utente e conservato online per gestire al meglio i diritti d’autore, ma in futuro sarà possibile scaricare testi e trasferirli da un apparecchio all’altro”.

Se tutti i titoli sono registrati nel mio account, allora Google conosce i miei interessi e gusti letterari?
“Sì, ma ognuno può controllare le informazioni contenute nel proprio account, e nel caso decidere di cancellarle”.

Con le anteprime gratuite e le ricerche non si corre il rischio di frammentare i libri? Non è che la generazione di Google Books consumerà solo pagine o capitoli, come fanno già ora i ragazzini, che scaricano in Mp3 canzoni singole e non album interi?
“Inevitabilmente le tecnologie influenzano i contenuti e le abitudini, com’è successo per la musica. Così gli editori potrebbero decidere di vendere singoli capitoli o puntare sui racconti brevi. Potrebbe essere uno scenario stimolante sia per gli scrittori che per i lettori”.

Apple, la fabbrica che produce desideri

A chi e a cosa serve un computer-tavoletta privo di tasti, senza porte usb né videocamera? L’iPad arriva oggi nei negozi europei senza aver risposto alla domanda, ma con un milione di esemplari venduti negli Usa in appena quattro settimane. Di centomila prenotazioni in Italia e di un clamore mediatico senza precedenti. O meglio, i precedenti esistono, e sono ancora Apple: l’iPod prima, l’iPhone poi. Nemmeno loro hanno risposto alle domande che hanno sollevato: perché passare l’intera giornata con le cuffiette bianche nelle orecchie e 40 mila canzoni nel taschino? Perché acquistare un cellulare costoso, che non è un granché per telefonare però sfiorandolo con un dito fa mille cose inutili e divertenti?

L’ultima crociata di Steve Jobs è contro i bottoni. Ma da quando è a capo di Apple (dal ‘76 a oggi, a parte un esilio di dodici anni), Steve Jobs crea bisogni, inventa necessità, stimola pulsioni di possesso insieme perfettamente logiche e profondamente irrazionali. Sa quello che i consumatori vogliono anche se loro stessi ancora lo ignorano. A un certo punto, ad esempio, decise che i computer non avevano più bisogno dei floppy disk. Era il 1998 e le chiavette Usb non si vendevano ancora, internet non era così diffusa (e molto lenta), ma l’iMac poteva scambiare file solo in allegato a una mail. Per entrare nell’élite che usava il computer colorato come il mare di una città australiana serviva un lettore di floppy esterno: un disagio sopportato stoicamente dagli adepti. Progettato con maniacale cura da Jonathan Ive – che poi firmerà tutti i prodotti Apple – l’iMac cambiò l’aspetto dei computer; era tondeggiante, amichevole, facile da usare. Univa praticità e sentimento, informatica e design. Jobs lo ha ripetuto, lo scorso gennaio, presentando l’iPad: Apple è da sempre al crocevia tra scienza e arti liberali.

La musica, per dirne una: 250 milioni di iPod fa c’era solo il walkman, oggi l’azienda di Cupertino (che nel frattempo non si chiama Apple Computer, ma Apple e basta) è il primo negozio nel mondo di rock, pop, classica. Oltre dieci miliardi di canzoni vendute, una superiorità così schiacciante che gli Usa hanno avviato un’indagine per sospette pratiche monopoliste. Roba da Microsoft. Eppure anche con iTunes Store, Jobs ha saputo creare un bisogno: dopo Napster erano pochissimi quelli che sentivano la necessità di acquistare canzoni sul web, pieno di file Mp3 da scaricare gratis. Sette anni dopo, non sono abbastanza da sconfiggere la pirateria, ma sufficienti per prospettare alle case discografiche una via d’uscita dalla crisi che le ha devastate negli ultimi anni. Jobs li ha convinti con la buona qualità dell’audio, la velocità del download, la facilità d’uso. Ha condotto una battaglia personale contro le odiose limitazioni imposte dalle major: all’inizio i brani acquistati potevano essere ascoltati solo sull’iPod, oggi sono leggibili da tutti i lettori. E infine ha pensato anche ad abbinare agli anonimi file musicali i testi e le copertine, come nei dischi. Che si sfogliano, quasi fossero le vecchie collezioni di ellepì. Nostalgia e tecnologia.

Sconfitto il cancro, rinato grazie ad un trapianto di fegato (e diventato sostenitore della donazione di organi), per Jobs questo 2010 sarà un anno da ricordare. E anche per Apple: le novità in programma sono parecchie, a cominciare dalla Worldwide Developers’ Conference che si apre il 7 giugno a San Francisco, dove con ogni probabilità sarà presentato il nuovo iPhone. Perché il segreto è sì pensare diversamente, ma anche saper riconoscere il valore degli avversari: l’ultimo si chiama Google.

L’iPad in Italia, istruzioni per l’uso

Domani il gadget dell’anno arriverà in Italia. Ufficialmente almeno, visto che di iPad se ne vedono già diversi, souvenir assai ambiti di viaggi negli Usa (l’unico Paese dove finora è in commercio) o frutto di coraggiose contrattazioni su eBay. Dalla mattina del 28 maggio, il computer-tavoletta di Steve Jobs sarà in vendita nelle grande catene di elettronica, nei rivenditori specializzati Apple e negli Store di Milano e Roma. La ricerca però potrebbe rivelarsi difficile: sul sito web italiano di Apple ne sono stati prenotati centomila, di cui molti saranno consegnati direttamente a casa il giorno del lancio; chi invece decidesse di piazzare l’ordine oggi dovrà aspettare fino a metà giugno.

Cos’è

E’ un computer ma non si usa come un computer, è un cellulare ma non serve per telefonare. Dopo anni di processori sempre più potenti, di hard disk sempre più capienti, di schemi sempre più ingombranti, l’iPad ha un processore da 1GHz, una memoria da 16GB e un display da 9,7 pollici. Dotazioni simili a quelle dei netbook, i computer superportatili e supereconomici, ma funzionamento del tutto diverso: grazie al sistema operativo derivato da quello dell’iPhone, il nuovo gioiello di Apple risponde immediatamente ai comandi, mentre lo schermo ha colori nitidi e un angolo di visione assai ampio. Come l’iPhone e l’iPod Touch, ha un solo tasto e si comanda con le dita, quindi può trasformarsi in mille gadget diversi, perché è il programma stesso a disegnare di volta in volta una nuova interfaccia.

Cosa fa

Fuori dalla scatola, l’iPad serve per ascoltare musica, navigare sul web, inviare mail, vedere foto. Ha anche le mappe di Google, i video di Youtube, un’agenda e una rubrica. Altri programmi si possono acquistare su App Store; quelli per iPhone (circa duecentomila) sono compatibili, ma meglio cercare le App universali o scritte apposta per l’iPad (quasi cinquemila). Da provare almeno AirVideo (per vedere i film direttamente dal proprio computer), Early Edition (legge feed Rss dai siti web, organizzandoli come fossero un giornale, IM+ (messaggeria istantanea su tutti i social network). Tra i giochi, assai intriganti Pinball HD, Real Racing e Mirror Edge, mentre un po’ a tutti serviranno Goodreader, per leggere i pdf e Dropbox, una specie di hard disk virtuale dove conservare i file più importanti. Per i professionisti, poi, sono da avere Pages, Keynote e Numbers, i tre programmi della suite Apple compatibile con Microsoft Office.

Libri e giornali

La prima app da scaricare (gratuitamente) è senz’altro iBooks, il software che trasforma l’iPad in un lettore di libri elettronici, con tanto di scaffale dove riporre i volumi acquistati su iBookstore, la libreria virtuale di Apple. E gli italiani o si rivolgono a Dante e Machiavelli, oppure imparano una lingua straniera, visto che l’offerta è molto più ampia in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Non si spende niente, ma al momento non c’è un solo libro contemporaneo nella nostra lingua. Arriveranno entro l’anno, quando i contratti con le case editrici saranno definiti; intanto si possono scaricare i titoli del Progetto Gutenberg in formato ePub, ma serve un computer per copiarli sull’iPad. Meglio i giornali: il Wall Street Journal, ad esempio, è animato come il Libro magico di Harry Potter e basta un tocco perché le foto prendano vita, trasformandosi in filmati o in gallerie di immagini, le pubblicità sono interattive, i testi si reimpaginano automaticamente. Basterà per portare i giornali fuori dalla crisi di questi anni? Gli editori ci scommettono, chi per convinzione, chi per disperazione.

Quale acquistare

Se gli scettici sono parecchi, gli entusiasti e i fanatici dell’iPad non sono certo pochi. Quelli italiani faranno bene ad acquistarlo nella versione 3G. Costa cento euro di più, ma evita corse affannose negli aeroporti e richieste sfacciate di password per connettersi ad una rete wifi e scaricare mail o navigare sul web. Ecco le tariffe degli operatori: 5 euro al mese per Tre Italia; 2 euro al giorno, solo quando serve, con Vodafone (o 30 per un mese); l’offerta di Tim dovrebbe attestarsi sui 19 al mese (con un’opzione a 9 euro). Ancora, se si prevedono lunghi viaggi, 32 GB di memoria sono il minimo per caricare film, giochi e musica. Infine, da comprare a parte, le cuffiette Apple con il telecomando, come quelle dell’iPhone. Dopo il milione di esemplari venduti in quattro settimane negli Stati uniti, è facile immaginare che l’iPad sarà un successo anche da noi. Così forse si avvererà la profezia di Bill Gates, che nel 2001 aveva lanciato lo sfortunato tablet pc: «Diventerà il computer più diffuso nel mondo», disse. Ma non immaginava che sarebbe stato targato Apple.

A New York, il giorno dell’iPad

Sono le nove del mattino, c’è il sole, il cielo è azzurro. Ma la Fifth Avenue risuona di un conto alla rovescia, neanche fosse Times Square l’ultima notte dell’anno. Three, two, one, go! E parte la corsa all’iPad, con centinaia di persone che si accalcano nel negozio Apple. Qualcuno era in coda da giorni, come Greg Packer, pensionato con parecchio tempo da perdere, che risponde alle domande dei giornalisti solo se garantiscono adeguata visibilità: “Perché lo compro? Perché è un portatile senza tastiera e un iPhone senza telefono, sono certo che cambierà la storia dei computer”.
Non è il solo a pensarla così e se le code non sono chilometriche, è solo perché molti hanno preferito prenotare sul web il gadget dell’anno e riceverlo a domicilio. In alternativa, è possibile ritirarlo presso il negozio più vicino: così le file sono in realtà due, e il primo ad agitare trionfante l’iPad davanti al cubo di vetro con la Mela è Richard Gutjahr, blogger tedesco con stampato sulla maglietta l’indirizzo web del suo sito.  Pubblicità a buon mercato o interesse reale? “Penso sia un prodotto geniale, ma saranno le applicazioni a fare la differenza”.

Il mercato è già vastissimo: alle oltre 150 mila sviluppate finora per iPhone e iPod Touch, su App Store c’è una sezione con un migliaio di programmi che permettono di sfruttare al meglio la potenza di calcolo e lo schermo da 9,7 pollici dell’ultima creatura di Steve Jobs. E’ perfetto per foto, film e programmi tv, ma pure per leggere libri, giocare, navigare in internet, gestire le mail. Si comanda sfiorandolo con le dita, ha una memoria da 16 a 64 Gb; a internet accede attraverso il wi-fi o la rete cellulare.“E’ a metà strada tra un cellulare e un portatile”, aveva detto Jobs alla presentazione a San Francisco il 27 gennaio scorso. Tutto in alluminio, assomiglia a un iPod touch gigante, così da Tekserve, uno dei pochi negozi non Apple che lo vendono, un commesso scherza: “Non lo compro, ho già la versione mini”, e tira fuori il suo iPod. David Lerner, cinquantasei anni, venticinque passati a vendere computer Mac, non ha dubbi: sarà un successo. E le ultime stime degli analisti di mercato prevedono sette milioni di esemplari venduti nel 2010.

In Europa il tablet Apple arriverà più in là (le date più probabili sono il 24 o il 30 aprile), così i turisti in cerca del souvenir più originale sono molti, ma alla fine diversi italiani optano per il vicino negozio di Abercrombie & Fitch: “Costa troppo – spiegano Laura e Michela – e noi abbiamo un sacco di regali da fare”. I prezzi vanno da 499 a 699 dollari, ma Apple vende al massimo due iPad per persona, e chi è riuscito ad accaparrarsene anche solo uno lo tiene ben stretto:  “Non so ancora come lo userò, ma so che volevo averlo subito”, spiega un ragazzo. Perché? “Comprerei tutto quello che produce Apple”.  Poco in là, una ragazza racconta di aver aspettato due giorni per regalarlo al fidanzato. Assomiglia ad Ugly Betty, ma interpreta il ruolo che in tv è della moglie di Phil, nella seguitissima serie “Modern Family”. Nell’ultimo episodio, trasmesso qualche giorno fa, lei decide di comprare un iPad per il compleanno del marito, ma viene coinvolta in una rissa mentre aspetta in coda.  Alla fine riesce ad averlo e la puntata si chiude con Phil che sussurra un “ti amo” e la moglie che risponde “Anch’io”. Solo che lui sta parlando all’iPad.

La copertura mediatica riservata al gadget di Apple è impressionante: Steve Jobs campeggia sulla copertina di Time Magazine e di Newsweek, mentre il Wall Street Journal, il New York Times e altri quotidiani, riviste e siti web hanno pubblicato recensioni entusiastiche e in tv David Letterman ne ha già scoperto un uso inedito, come tagliaverdure. Questo non impedisce che ci sia chi è deluso e decide di rinviare l’acquisto: “Troppo pesante”; “Non ha la porta Usb”; “Bello ma non è compatibile con i siti che usano Flash”; “Mi aspettavo una webcam, attenderò il modello successivo”, sono alcuni commenti di chi prova gli esemplari esposti. “I libri si leggono meglio sul Kindle”, obbietta perplesso un signore di mezza età, confrontando lo schermo dell’iPad con quello in bianco e nero del lettore Amazon che ha portato da casa. Per i critici più agguerriti, però, il vero problema sarebbe un altro. Con iTunes prima, App store poi, e ora iBooks, Steve Jobs avrebbe creato un sistema chiuso, dov’è l’unico a decidere quali contenuti possono arrivare sugli apparecchi Apple: giornali, libri, musica, film, show televisivi, videogame, software. Un controllo pressoché totale, che metterebbe nelle sue mani un potere enorme.

Intanto, almeno un’obiezione si può lasciar cadere: la tastiera virtuale non sarà comodissima, ma si può usare anche per testi piuttosto lunghi. Questo articolo è stato scritto in parte su un iPad.

(foto: iFabio)

iPad, pregi e difetti

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All’Apple Store di Stockton Street c’è il solito viavai di clienti, turisti, curiosi, fanatici della Mela. E molti, convinti di trovare l’iPad già sugli scaffali del negozio, rimangono delusi quando i commessi spiegano che dovranno attendere fino a marzo (aprile, se vogliono il modello 3G).

Inseguita da anni, prevista da blogger e siti web, annunciata da partner commerciali mesi prima che fosse presentata, la tavoletta magica di Steve Jobs portava con sé un carico di aspettative tale da dover necessariamente scontentare più d’uno. E così è stato: azioni in calo, critiche sul web, dove qualcuno aveva immaginato addirittura un sistema capace di riconoscere il volto e adattare le prefaerenze a seconda dell’utilizzatore, o un display in grado di dare la sensazione del rilievo dei singoli tasti quando si usa la tastiera virtuale. Certo, qualche caratteristica nuova potrebbe arrivare in seguito, con aggiornamenti software, com’è successo per l’iPhone; è il caso, ad esempio, del multitasking, tecnicamente possibile, ma ancora assente: il tablet con la Mela oggi può eseguire solo un programma per volta.

L’hardware, però, non si può modificare facilmente, e se una webcam esterna o un adattatore usb prima o poi arriveranno, sarà difficile che qualcuno trovi un modo per usare le normali schede telefoniche sull’iPad: curiosamente Apple ha scelto le nuovissime MicroSim, più piccole delle Sim attuali. Se è vero che in teoria si può usare con tutti operatori, il tablet di Jobs funziona in realtà soltanto con AT&T, al momento l’unica a produrle; per chi vuole usarlo in Europa, c’è il modello con wifi, che costa anche meno. Per il resto, in pochi hanno avuto modo di provarlo dal vivo (i giornalisti accreditati erano 600), quindi quelle che circolano sono perlopiù illazioni o impressioni.

Diverso l’atteggiamento degli analisti, che prevedono per l’iPad vendite variabili tra 1 e 5 milioni per quest’anno: la piattaforma convince, per prezzo e caratteristiche tecniche. Ma perché davvero sia una via d’uscita alla crisi dei media c’è da inventare un linguaggio nuovo, più semplice di quello del web, capace di integrare testi, audio, video, foto in un modo diverso e originale, non basta copiare il New York Times. Bene i giochi (anche se i blogger continuano a preferire l’iPhone e l’iPod Touch), qualche dubbio sugli accordi con i gruppi editoriali: mancava McGrawHill, forse perché il direttore editoriale Terry McGraw si era lasciato sfuggire di “essere molto contento” per il tablet Apple proprio alla vigilia della presentazione. A proposito di eBook, il Kindle sarebbe avvantaggiato dal display e-ink, che consente una lettura più riposante; apprezzata senza riserve invece l’applicazione iBooks, semplice da usare e graficamente molto ben realizzata, anche se all’inizio sarà disponibile solo negli Usa. Intanto, i lettori di eBook Sony a San Francisco sono in saldi, col 50 per cento di sconto.

I pregi

  • Veloce, grazie al processore sviluppato da Apple
  • Facile da usare (è come un iPhone)
  • Compatibile con i programmi su App Store
  • Eccellente per navigare sul web, controllare la posta, vedere foto e video
  • Schermo molto luminoso, con ottimi colori
  • Il prezzo è ragionevole, relativamente alle caratteristiche
  • Piccolo e leggero, ha una struttura in alluminio che non si graffia come l’iPhone
  • La batteria dura 10 ore, secondo Apple (e fino a un mese in standby)
  • L’applicazione per gli eBook è intuitiva e ha una grafica curatissima
  • Apple ha previsto anche un dock con tastiera integrata (ma si paga a parte: 69 dollari)

I difetti

  • Niente multitasking: si può eseguire solo un programma per volta
  • Memoria limitata (solo 16 Gb per il modello più economico)
  • Sistema chiuso: per installare i programmi bisogna passare attraverso App Store
  • Manca la fotocamera
  • Il modello con connessione 3G costa 130 dollari in più
  • Non è compatibile con i siti web che usano Flash
  • I programmi per iPhone sono visualizzati con le dimensioni che hanno sul telefonino Apple oppure ingranditi, ma perdono definizione
  • Manca una porta Usb
  • Il modello 3G non usa una Sim standard, ma le nuove Micro-sim, ancora rarissime. Non si può togliere la scheda dal cellulare e inserirla nell’iPad
  • Al momento non si può usare come telefono, se non con Skype o simili
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