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	<title>BrunoBlog &#187; iPhone</title>
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	<description>Musica, tecnologia e altre aberrazioni</description>
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		<title>Lumia 800, la scommessa di Nokia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ci saranno code nei negozi, questo weekend, quando arriverà il Lumia 800. Nokia non trasforma un lancio in un evento mediatico, non ha la verve teatrale di Apple, non ha un gran senso dello spettacolo (e quando lo usa i risultati non sono entusiasmanti). Peccato, però, perché la posta in gioco è alta, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/11/lumia800.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-930" title="lumia800" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/11/lumia800.jpg" alt="" width="609" height="376" /></a>Non ci saranno code nei negozi, questo weekend, quando arriverà il Lumia 800. Nokia non trasforma un lancio in un evento mediatico, non ha la verve teatrale di Apple, non ha un gran senso dello spettacolo (e quando lo usa i risultati non sono entusiasmanti).<br />
Peccato, però, perché la posta in gioco è alta, le ambizioni notevoli, la partita aperta. I finlandesi si giocano il loro futuro con questo modello e con quelli che seguiranno (prima il Lumia 710, all’inizio del 2012, poi la seconda generazione di Windows Phone, sempre entro l’anno prossimo). Da tempo Nokia fatica a trovare il passo dell’evoluzione di un mercato, quello degli smartphone, che pure ha contribuito a creare: già molto prima dell’iPhone presentava i telefonini di gamma alta come “computer multimediali”, ma se è riuscita in qualche modo a sopravvivere negli ultimi anni è stato piuttosto per i terminali di fascia media e bassa.</p>
<p>Intanto, sulla fascia alta, il Lumia 800 è il nuovo top di gamma Nokia, accanto all’N9 uscito qualche mese fa, di cui condivide molte caratteristiche. Anzi, esternamente è identico: stesso splendido design minimalista senza viti o giunture, stessa struttura in policarbonato unibody (come dire, modellato da un unico blocco e non assemblato), stessi colori (nero, magenta, cyan). Anche lo schermo è uguale, un brillante display Amoled da 3,7 pollici.<br />
Ma le analogie terminano qui: il Lumia 800, infatti, è il primo smartphone nato dall’accordo tra Nokia e Microsoft. Meego, il sistema operativo realizzato con Intel, è morto prima ancora di nascere, e con lui l’N9, che non avrà eredi. E’ troppo presto per dire se è la strada giusta, anche he perché Meego sembrava in effetti interessante. Ma Windows Phone ha se non altro il merito di essere un sistema operativo originale, che non copia semplicemente iOS di Apple o Android.</p>
<p>Nella versione 7.5, quella installata sul Lumia 800, è stabile e semplice da usare, pur presentando qualche difetto di gioventù (vedi le notifiche, ad esempio, o la mancanza del tethering). Funziona benissimo in combinazione con l’hardware dell’apparecchio, che pure non è il massimo della tecnologia oggi disponibile: il processore è un Qualcomm MSM8255 a 1,4 GHz con 512 MB di Ram, mentre i concorrenti adottano quasi tutti chip dual core sugli smartphone di fascia più alta, abbinandoli di solito a 1 GB di Ram. La differenza non si nota affatto, e nell’uso quotidiano il Lumia 800 è veloce almeno quanto il Samsung Galaxy S2 (ma un po’ meno dell’iPhone 4S, specie nella navigazione web).</p>
<p>Nokia non ha personalizzato granché l’interfaccia di Windows Phone, per cui il Lumia 800 sarà familiare a chi ha usato altri terminali con sistema operativo Microsoft, come Samsung, Lg o Htc. Le schermate sono solo due: una con mattonelle colorate più grandi, che rimanda alle funzioni usate più di frequente, e l’altra – con mattonelle più piccole – dove si accede alle altre app e alle impostazioni del telefono. Non si può intervenire molto, se non spostando le mattonelle, cambiando il colore della grafica o dello sfondo.</p>
<p>Qui c’è da notare l’elegante soluzione per i contatti, che sintetizza in un solo ambiente mail, messaggi, chiamate, ma pure Facebook e Twitter (qualcosa del genere era stato tentato da Sony Ericsson sulla serie Xperia, ma con risultati non altrettanto convincenti).<br />
Made in Finland sono pure l’ottimo Drive, il navigatore gratuito basato sulle mappe di Nokia-Navteq (ma bisogna prima scaricare 300 e passa MB di dati), e il riproduttore musicale, che oltre a suonare file Mp3 e Acc trasferiti dal computer, permette pure di ascoltare musica in streaming dallo Store Nokia. Si sceglie il genere e i brani partono in ordine casuale (è possibile saltare a quello successivo ma non tornare indietro); ovviamente le canzoni si possono anche acquistare direttamente dal cellulare.</p>
<p>Data la lunga esperienza di Nokia nel settore e le specifiche tecniche (8Mpx e lenti Carl Zeiss), dalla fotocamera sarebbe lecito aspettarsi foto eccellenti. Purtroppo non è esattamente così: le immagini sono di buona qualità, ma non all’altezza di un iPhone 4S, ad esempio, che peraltro è molto più reattivo nel funzionamento e più veloce nella messa a fuoco. Buoni i video, ma anche qui c’è chi riesce a far meglio dei filmati a 720 punti del Nokia. Quasi tutti gli smartphone più recenti offrono inoltre uscite Hdmi per riprodurre immagini e video sul televisore di casa, una funzione che nel Lumia 800 sembra assente.</p>
<p>In compenso, il display è luminoso e ben contrastato, con un nero assai convincente, anche se i colori appaiono un po’ virati sul blu. Sulla carta la risoluzione di 480 punti per 800 non è entusiasmante, eppure la grafica di Windows Phone è resa perfettamente, grazie ai loghi stilizzati e alle scritte di grandi dimensioni. Il vetro rinforzato (gorilla glass) che lo ricopre dovrebbe garantire una buona resistenza a graffi e rotture (ma non alle impronte, visibilissime anche sul retro).</p>
<p>Il Lumia 800 non ha la fotocamera frontale, ma in pochi ne sentiranno la mancanza, considerato lo scarso favore che hanno riscosso le videochiamate su rete 3G. Peccato che nel Marketplace di Windows Phone non ci sia nemmeno Skype, che avrebbe consentito videochiamate gratuite almeno col WiFi; l’assenza è ancora più eclatante se si pensa che il più famoso servizio di Voip è da poco proprietà della stessa Microsoft. Lo store di Windows Phone, d’altra parte, non è vasto come quelli di Apple e Android, ma i titoli più diffusi ci sono (quasi) tutti, altri arriveranno: gli analisti stimano che la quota di mercato attuale di WP (meno del 2 per cento) dovrebbe decuplicare entro il 2015, e le app aumenteranno di conseguenza.</p>
<p>Intanto, Internet Explorer funziona molto bene, anche se manca la compatibilità con Flash. Non sarà un problema: non ci crede nemmeno più Adobe, che ha di recente annunciato l’abbandono della piattaforma. Facile da configurare la mail, anche se manca una casella unica per tutti i messaggi in entrata, decisamente pratica se si usa più di un account. Eccellente la tastiera software di Windows Phone, che si sposa a meraviglia con lo schermo touch molto sensibile, interessante la possibilità di accedere ai servizi di windows Live e Xbox direttamente dal telefonino. Molto completa la funzione di ricerca sul web, gestita da Bing, il motore di Microsoft, che può trovare parole, immagini, video, ma anche canzoni e Qr Code.</p>
<p>La ricezione, come da tradizione Nokia, è molto buona, agevolata anche dal corpo in policarbonato, mentre la durata della batteria è nella media, e in condizioni d’uso normali arriva a un giorno. Da segnalare che nella confezione è presenta anche una pratica custodia nello stesso colore e con lo stesso design del Lumia 800: lo rende più spesso, ma non ne altera l’aspetto; aggiunge però ancora qualche grammo di peso a un apparecchio non esattamente leggero (142 grammi). Ci è poi sembrato decisamente fragile lo sportellino apribile che nasconde la porta mini Usb per il trasferimento dati e la ricarica della batteria. Un po’ macchinosa anche l’apertura del vano per la scheda Mini-Sim. E con questo le possibilità di smanettare sono terminate: il Lumia 800 ha 16 GB di memoria interna che non sono espandibili con schede Sd e non c’è modo di sostituire la batteria.</p>
<p>In conclusione, il nuovo top di gamma Nokia è un apparecchio molto interessante, realizzato con cura e grande attenzione ai dettagli, che sfrutta  bene le caratteristiche del sistema operativo di Microsoft, anzi, per dirla con le parole del Ceo Stephen Elop, “il primo vero Windows Phone”. Con tutti i difetti di gioventù e tutte le incertezze dell’ultimo arrivato, ma anche con soluzioni originali e prospettive di sviluppo notevoli. Il Lumia è davvero la luce in fondo al tunnel per i finlandesi?Le premesse ci sono tutte, tranne forse una: il prezzo, che per essere davvero competitivo, in tempi come questi, dovrebbe essere più basso dei 499 euro di listino.</p>
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		<title>iPhone 4S, la prova</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uguale fuori, nuovo all’interno. L’iPhone 4S a tutta prima non si distingue dal modello precedente (anche la sigla sul retro è uguale, ma a ben vedere, ci sono differenze nella posizione dello switch mute e nei segmenti in cui è divisa l’antenna): la novità è  il processore A5, lo stesso dell’iPad 2. Sia pure leggermente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/11/siri-iphone-4s-13186567391-480x281.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-939" title="siri-iphone-4s-13186567391-480x281" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/11/siri-iphone-4s-13186567391-480x281.jpg" alt="" width="480" height="281" /></a>Uguale fuori, nuovo all’interno. L’iPhone 4S a tutta prima non si distingue dal modello precedente (anche la sigla sul retro è uguale, ma a ben vedere, ci sono differenze nella posizione dello switch mute e nei segmenti in cui è divisa l’antenna): la novità è  il processore A5, lo stesso dell’iPad 2. Sia pure leggermente meno veloce rispetto a quello del tablet Apple, il chip a doppio nucleo dell’iPhone garantisce un funzionamento più reattivo, una risposta più immediata ai comandi, una maggiore fluidità nei video e nei giochi, grazie anche alla nuova scheda grafica.</p>
<p>Il display è lo stesso, ottimo, dell’iPhone 4, con una definizione eccellente e una buona luminosità, ma – almeno nell&#8217;esemplare in prova– presenta una colorazione più calda e tendente al giallo. C’è da dire che fino all’anno scorso i 3,5 pollici dello smartphone Apple sembravano tanti, mentre oggi alcuni concorrenti offrono schermi più ampi, addirittura fino ai 4,7 dell’Htc Sensation XL (senza contare i 5,65 pollici del Samsung Galaxy Note, che però è già quasi un tablet).</p>
<p>Cambia invece la fotocamera, e il miglioramento è notevolissimo: non solo per l’incremento dei megapixel, che passano a 5 a 8, ma anche per il nuovo sistema di lenti (ora sono 5 e non 4) che permettono una messa a fuoco migliore. Rinnovato pure il sensore di luminosità: nelle foto con poca luce il rumore di fondo è ridotto e i dettagli sono ora più chiari. Non manca nemmeno il riconoscimento automatico dei volti, per mettere a fuoco un ritratto singolo o di gruppo. I filmati video, poi, sono finalmente in vero full Hd a 1080 punti e stabilizzati elettronicamente. La fotocamera è da sola uno dei punti di forza del nuovo iPhone: velocissima, si attiva anche col tasto del volume, produce immagini eccellenti, certamente da paragonare più a una macchina fotografica che a un normale telefonino. E’ anche possibile applicare correzioni, eliminare l’effetto occhi rossi, tagliare o ruotare le immagini direttamente sull’iPhone.</p>
<p>L’altra novità vera del nuovo iPhone 4S si chiama Siri, e non è nell’hardware ma nel software: un assistente vocale che permette di gestire le varie funzioni del telefono interagendo naturalmente, senza dover imparare una lista di comandi. Geniale, ma per ora disponibile solo in inglese, francese e tedesco.<br />
Già dal 3GS l’iPhone aveva un sistema di controllo vocale, dal funzionamento un po’ incerto e con un numero ridotto di opzioni, ma Siri – anche se attualmente in versione beta &#8211; è un balzo in avanti. Basta chiedere: “Mi servirà un ombrello oggi?” E l’iPhone risponde con una dolce voce femminile: “Sembra proprio che pioverà tra qualche ora”. Con l’assistente personale si possono fissare appuntamenti, scrivere mail, prendere appunti e note che si attiveranno in determinati luoghi (passando accanto al fioraio, ad esempio, segnalerà di comprare le orchidee per la suocera). Siri comprende il linguaggio naturale e risponde come farebbe la migliore delle segretarie, senza tralasciare un pizzico di ironia (a chiederle quanti anni ha, ad esempio, replica: “Non mi è permesso rispondere a questa domanda”).<br />
Siri si basa su Wolfram Alpha, un motore di intelligenza artificiale assai evoluto, e funziona solo se si è connessi a internet, sia perché ha bisogno di comunicare con il datacenter Apple, sia perché è dal web che ricava indicazioni come i cambi delle valute o le previsioni meteo. Per ogni lingua, l’assistente vocale ha una voce diversa, a volte maschile, a volte femminile, un po’ come accadeva per l’iPod Shuffle di terza generazione. Abbiamo provato con l’inglese americano e il tedesco, e le risposte alla stessa domanda cambiano: la Siri teutonica, ad esempio, è meno simpatica, e a chiederle l’età ribatte con un “te ne importa qualcosa?”.</p>
<p>Avremo modo di conoscere il carattere Siri in italiano l’anno prossimo, quando sarà finalmente disponibile nella nostra lingua.  Intanto, oltre allo svantaggio di non avere (per ora) l’assistente vocale, l’iPhone 4s venduto in Italia è il più costoso d’Europa: non c’è Iva o balzello che tenga, la differenza con il Regno unito, ad esempio, al cambio attuale supera i 100 euro sul modelli da 32 GB. A questo punto conviene considerare le tariffe in abbonamento degli operatori italiani, che possono risultare interessanti, specie al momento del lancio, con offerte speciali e promozioni.</p>
<p>Molte delle nuove funzioni dell’apparecchio sono incluse in iOS 5, il nuovo sistema operativo che può essere installato gratuitamente su iPhone 4 e 3GS. Così è possibile, ad esempio, accedere ad iCloud, il servizio cloud di Apple che permette di sincronizzare automaticamente contatti e dati tra più dispositivi: le foto, ad esempio, saranno immediatamente disponibili su iPad o sul computer, come pure le app acquistate e gli eBook scaricati. Anche i modelli più vecchi potranno installare Find My Friends, l’app per localizzare amici e parenti, avranno l’Edicola dove consultare giornali e magazine, potranno finalmente copiare le canzoni dal computer utilizzando la rete wifi.  E ancora: le notifiche sono meno invasive, c’è iMessage, il servizio di messaggistica istantanea per comunicare con altri dispositivi iOS, Twitter è integrato nel sistema (per postare un link, ad esempio, basta toccare l’indirizzo della pagina web che si vuole condividere).</p>
<p>Con iOS 5 non è più necessario collegare l’iPhone al computer nemmeno la prima volta per attivarlo: finalmente gli apparecchi post-pc possono fare a meno del pc. Serve una rete wireless o 3G, ma poi si fa tutto in pochi passaggi. Addirittura è disponibile un’opzione che permette di usare iCloud anziché il computer per effettuare il backup dell’iPhone (ma anche dell’iPad); è consigliabile usare il wifi, per evitare di consumare tutto il traffico dati: la nuvola di Apple permette di conservare fino a 5GB gratis, incrementabili a pagamento.</p>
<p>Altra funzione assai utile è il nuovo Promemoria, che permette di impostare allarmi e avvisi geolocalizzati: può segnalare ad esempio di prendere gli occhiali quando si è sulla porta di casa, o inviare un messaggio appena si arriva in ufficio. Anche questa è una funzione disponibile sui modelli precedenti che siano stati aggiornati. Ma prevede che i servizi di localizzazione siamo sempre attivi, quindi tende a consumare più velocemente la batteria. A proposito di autonomia, Apple dichiara per il nuovo modello una durata in standby sensibilmente inferiore all’iPhone 4: 200 ore contro 300. Nell’uso pratico questo difficilmente sarà un problema, mentre potrebbe esserlo un malfunzionamento riscontrato da alcuni acquirenti del 4S la cui batteria si scarica assai velocemente e &#8211; sembra &#8211; senza ragione. Apple sta indagando per trovare una soluzione, ma l’esemplare in prova sembra essere immune da questo difetto e l’autonomia si è mostrata paragonabile a quella dell’iPhone 4S. Nell’uso quotidiano, con alcune telefonate, qualche foto, web browsing, mail, eBook, musica, è difficile arrivare a fine giornata senza una ricarica anche parziale: una prestazione non certo entusiasmante, ma in linea con i concorrenti.</p>
<p>Alla fine vale la pena di acquistare il nuovo iPhone 4S? E’ il migliore iPhone di sempre, Apple ha ragione: la ricezione è migliorata, grazie al nuovo disegno delle antenne per la rete cellulare, il bluetooth è aggiornato all’ultima generazione, Airplay permette il mirroring dello schermo sul televisore con Apple tv o con un cavo hdmi (una soluzione fantastica per video e giochi); poi c’è un’ottima fotocamera e ci sarà Siri. Tutto questo non sarà possibile averlo sui modelli precedenti aggiornando il sistema operativo e potrebbe spingervi all’acquisto. Il consiglio? Per chi ha un 3GS e vuole cambiare, il miglioramento è evidente da tutti i punti di vista e l’acquisto certamente sensato, ma chi possiede già un iPhone 4 può aspettare senza timore di ritrovarsi un apparecchio sorpassato (almeno finché non usciranno giochi e app che sfruttano la potenza del doppio processore). Poi, certo, c’è chi ha bisogno assoluto di 64 GB di memoria, e allora la scelta è obbligata&#8230;<br />
Chi invece si avvicina per la prima volta a uno smartphone potrebbe essere spaventato dal prezzo, visto che la concorrenza sembra offrire apparecchi analoghi a cifre meno esorbitanti. Ma la qualità dei materiali e della costruzione Apple è ancora imbattuta, come pure la semplicità del sistema  operativo e l&#8217;incredibile varietà delle app sullo Store.</p>
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		<title>Dieci anni di iPod</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 13:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’età in cui l’infanzia finisce, l’iPod entra nella storia. Oggi compie dieci anni di vita e non è più un gadget, ma la prima icona culturale del Terzo Millennio. Dopo trecento milioni di esemplari venduti, è il simbolo di una rivoluzione nella musica e nell’informatica che ancora non è finita. In origine l’iPod doveva essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/kN0SVBCJqLs" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p>All’età in cui l’infanzia finisce, l’iPod entra nella storia. Oggi compie dieci anni di vita e non è più un gadget, ma la prima icona culturale del Terzo Millennio. Dopo trecento milioni di esemplari venduti, è il simbolo di una rivoluzione nella musica e nell’informatica che ancora non è finita.</p>
<p>In origine l’iPod doveva essere una sorta di chiosco per connettersi a internet (da qui la i iniziale), il cui design ricordava un baccello (pod), per proteggere computer e utente dalle intemperie. Ma il 23 ottobre 2001, quando Steve Jobs lo presenta al pubblico, il nome iPod indica un oggetto grande all’incirca come un pacchetto di sigarette, che non ha nulla a che fare con internet.</p>
<p>Esistono già lettori di file musicali portatili, ma quello di Apple è diverso perché può immagazzinare nel suo hard disk fino a mille canzoni, da scegliere navigando in un menù semplice e intuitivo. Come il Walkman, permette di avere sempre con sé la musica preferita, ma senza cassette; un computer converte i compact disc in file Mp3 e li trasferisce grazie ad una veloce connessione Firewire.</p>
<p>Il formato Mp3 è diventato famoso con Napster, ma quando l’iPod nasce, il più diffuso software di Peer To Peer è scomparso, costretto alla chiusura dalle case discografiche, e poi c’è la tragedia delle Twin Towers ancora fumanti a gettare un’ombra sul mercato dei gadget. Ma nonostante i 399 dollari del listino, Apple chiude il 2001 con 125 mila iPod venduti.</p>
<p>“Sono stato molto fortunato a crescere in un momento storico in cui la musica era davvero importante” – spiega Steve Jobs. “Per un certo periodo, però, non è stato più così, e l’iPod ci ha aiutato a riportarla al centro della vita di decine di milioni di persone. Questo mi rende felice, perché penso che la musica sia un bene per l’anima”. Di certo lo è per le casse dell’azienda di Cupertino, che a metà dei Novanta attraversa la più profonda crisi della sua storia, e ne esce prima grazie alle curve colorate dell’iMac, poi all’iPod, che apre la strada alla rivoluzione touch dell’iPhone e dell’iPad. Apple apre così al mondo dei gadget post-pc, che sono computer ma del computer non hanno nulla: l’iPod ha un processore, un hard disk, un display (e con un vezzo che solo i veri fan possono apprezzare, i primi modelli recuperano per l’interfaccia il font storico del primo Mac). Ma è quello che manca a farne una novità assoluta: non c’è più la scrivania, finisce la solita metafora delle cartelle e dei documenti, per trovare la canzone preferita si usa un dito. Prima dell’iPhone, che rivoluziona il mondo  della telefonia, è l’iPod a rivoluzionare l’informatica (a cominciare proprio da Apple, che perda la parola “computer” nella ragione sociale).</p>
<p>Nel 1999 il brevetto di un riproduttore di file musicali viene depositato da Compaq, ma l’azienda non ritiene vantaggioso mettere in commercio un riproduttore di file musicali. Schemi e progetti arrivano a Cupertino e sono radicalmente rielaborati, per dar vita ad un apparecchietto di plastica bianca e acciaio che diviene in breve tempo il più diffuso lettore Mp3, aprendo le porte ad un mercato ampissimo e in costante crescita. Quando, nel 2004, Hp decide di lanciarsi nel business, stringe un accordo con Apple e mette il proprio marchio sull’iPod; nel frattempo ha inglobato Compaq, e quindi – suprema ironia del capitalismo avanzato – compra un oggetto che era stato già suo.</p>
<p>Complesse anche le implicazioni sociali: Steve Levy, senior editor tecnologico di Newseek, nel suo <em>Semplicemente Perfetto</em> (Sperling &amp; Kupfer, pp. 305, euro 18) segnala ad esempio come la sfera di musica in cui si chiudono i portatori di cuffiette bianche sia un modo di isolarsi e allo stesso tempo di comunicare, segnalando l’appartenenza ad una comunità. Che è in continua espansione, ma rimane sempre vagamente elitaria, a differenza di quanto accadde negli anni Settanta e Ottanta con il Walkman: l’iPod è trendy, ipertecnologico, semplice da usare e permette di portare con sé tutta una vita di canzoni. Ma vi si possono immagazzinare fotografie, video, contatti, appuntamenti, note; molto più della musica, che già basterebbe da sola a delineare un ritratto psicologico e caratteriale del possessore; non per niente viene introdotta una combinazione segreta per vietare l’accesso agli estranei.</p>
<p>Ma l’invenzione di Jobs è anche una rivoluzione culturale, che ha scardinato modelli di business immobili da decenni, stravolto le abitudini degli appassionati di musica, ridisegnato le classifiche di vendita e le strategie dei discografici. Il suo successo è dovuto all’integrazione tra hardware, software e servizi in un sistema chiuso, dove le canzoni si acquistano online su iTunes Music Store, si ascoltano tramite il programma iTunes, si copiano sugli iPod. Le case discografiche, inizialmente scettiche, accettano la scommessa, e oggi iTunes Store ha venduto oltre 16 miliardi di canzoni: poco, rispetto alla pirateria, ma abbastanza per farne il più grande negozio di musica al mondo. Con gli anni, <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=67&amp;ID_sezione=39">Apple ha allentato il controllo del Drm sui brani acquistati</a>, che adesso si possono ascoltare su tutti i riproduttori di file Aac, ma ha riproposto l’idea del sistema chiuso prima con l’<a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=177&amp;ID_sezione=39">App Store per iPhone, iPod Touch e iPad</a>, poi con <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=304&amp;ID_sezione=39">quello per Mac</a>, puntualmente copiati da Android e Windows.</p>
<p>Il declino del piccolo gioiello bianco e argento (nel frattempo diventato pure nero e rosso, in una versione speciale per gli U2) comincia con l’introduzione dell’iPhone: Steve Jobs, nel 2007, lo presenta come il miglior iPod di sempre. Ma l’<a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=102&amp;ID_sezione=39">iPod Touch</a> non ha più niente del vecchio iPod, che ora si fregia dell’aggettivo “classic”. La famosa ghiera cliccabile scompare, sia nel modello base, lo <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=174&amp;ID_sezione=39">Shuffle</a>, sia in quello top: rimane nel Nano, che è il vero erede dell’iPod. Fino all’anno scorso, quando anche <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=291&amp;ID_sezione=39">il piccolo lettore Apple si converte al touch</a> e adotta un’interfaccia simile a iOS.</p>
<p>Oggi per Apple l’iPod non è più una fonte primaria di guadagni, anche se la supremazia di Cupertino sul mercato dei riproduttori di file digitali continua incontrastata, con oltre il 75 per cento negli Usa. Ma Tim Cook, nel suo primo Keynote da Ceo, pur accennando all’importanza dell’iPod, non ha annunciato nessuna novità. Così l’icona dell’iPod rimaneva in un angolo dell’iPhone, per avviare il riproduttore musicale del supertelefonino con la Mela. Con iOS è scomparsa: al suo posto c’è un’anonima nota musicale. Scelta coerente, ma triste, perché quel piccolo scrigno di emozioni digitali riassume in una sintesi estrema la missione di Steve Jobs: <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=358&amp;ID_sezione=39">far convivere tecnologia e arte</a>.</p>
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		<title>iPhone 4S, da oggi si parla al telefonino</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 10:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/10/SFO27_APPLE-_1004_11.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-921" title="Philip Schiller, Apple's senior vice president of Worldwide Product Marketing, speaks about the iPhone 4S at Apple headquarters in Cupertino" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/10/SFO27_APPLE-_1004_11-1024x714.jpg" alt="" width="614" height="428" /></a></p>
<p style="text-align: left;">C’era una sedia vuota  ieri nell’auditorium dove Tim Cook presentava il nuovo iPhone 4S. Steve Jobs, il fondatore di Apple, il guru, il profeta dell’informatica per tutti, non si è visto. Alcuni ci speravano, e forse quel posto era davvero riservato per lui. Ma Jobs non si è visto e il nuovo Ceo ha condotto la presentazione alternandosi con gli altri vicepresidenti, percorrendo l’unica via possibile per inaugurare la nuova stagione di Apple: ridisegnare l’azienda come un’entità collettiva. Cook non si è risparmiato qualche battuta per i pochi e selezionati giornalisti presenti, che non erano allo Yerba Buena Center di San Francisco, ma al campus di Cupertino (e a Londra, nell’Apple Store di Covent Garden). Per il resto, tutto era come sempre alle presentazioni Apple, solo un po&#8217; diverso: la musica, ad esempio, pesscava nel repertorio attuale più del solito, le slide con i dati di vendita avevano una grafica più moderna, lo stesso Cook indossava sì dei Levi’s 501, ma con una camicia grigio scuro, anzichè una t-shirt nera.</p>
<p>Il debutto ufficiale in veste di Ceo è risultato un po’ sottotono, soprattutto perché non c’è stato un iPhone 5, che  alla vigilia dell’evento era dato come possibile da siti di rumors devoti al culto della Mela. Il Nasdaq ha fatto segnare per Apple  un calo di circa il 3 per cento, ma la delusione più grande è stata per i fan devoti al culto della Mela. Dovranno accontentarsi dell’iPhone 4S, identico al modello attuale, ma con il processore dual core A5 dell&#8217;iPad. Arriverà negli Usa (e Giappone, Germania, Francia, Regno Unito) il 14 ottobre con una fotocamera migliorata, la batteria potenziata, una nuova antenna per garantire una navigazione sul web più veloce, com’è lecito aspettarsi da un apparecchio che utilizza le ultimissime tecnologie. Ma la vera novità è un’altra: il nuovo smartphone Apple si comanda interamente con la voce.  Google con Android offre già da qualche mese funzioni di ricerca vocale sugli smartphone (anche in italiano), e tuttavia la soluzione di Apple è più matura ed elaborata, e raccoglie il frutto di lunghe ricerche condotte dal governo statunitense sull’intelligenza artificiale.</p>
<p>A ben vedere, qualche indizio c’era. L’invito all’evento di Apple consisteva in una sola riga di testo: “Let’s talk iPhone”, traducibile con “parliamo di iPhone” oppure “parliamo, iPhone”.  Che al centro dell’appuntamento di ieri ci dovesse essere la nuova versione dello smartphone di Cupertino era evidente, visto che l’iPhone 4 è in commercio da 16 mesi e finora i nuovi modelli sono stati presentati con cadenza annuale, sempre a giugno. Le anticipazioni puntavano a un nuovo design, più sottile e con schermo più grande, ma solo in pochi avevano saputo cogliere nell’invito un doppio senso nascosto, relativo appunto all’assistente vocale. Così in realtà la traduzione giusta era la seconda: “Parliamo, iPhone”, in un curioso dialogo tra uomo e macchina che sembra preso pari pari da un film di fantascienza.</p>
<p>“Per decenni – osserva  Phil Schiller, vicepresidente marketing di Apple &#8211; la tecnologia ci ha illuso con la possibilità di parlare ai computer, un sogno che non si è mai realizzato”. Adesso diventa realtà con Siri, e a provarla dal vivo per qualche minuto la tecnologia che arriva da Cupertino è davvero inquietante. Basta chiedere: “Mi servirà un ombrello oggi?” E l’iPhone risponde con una dolce voce femminile: “Sembra proprio che pioverà tra qualche ora”. Con l’assistente personale si possono fissare appuntamenti, scrivere mail, prendere appunti e note che si attiveranno in determinati luoghi (passando accanto al fioraio, ad esempio, il diabolico apparecchio segnalerà è il caso di comprare le orchidee per la suocera). Non c’è bisogno di imparare una lista di comandi, Siri comprende il linguaggio naturale e risponde come farebbe la migliore delle segretarie: ottimo, ad esempio, quando si guida.</p>
<p>Dopo oltre 130 milioni di iPhone venduti, Apple ha scelto la strada dell’evoluzione, così molte delle funzioni del nuovo sistema operativo iOS5 per dispositivi mobili saranno disponibili anche sul vecchio iPhone 4 e sull’iPad. Non ci sarà Siri, ma ci sarà ad esempio iCloud, il sistema di cloud computing made in Cupertino. E’ una nuvola dove sono immagazzinati canzoni, film, ebook, programmi, documenti: tutto è sincronizzato istantaneamente, senza nemmeno premere un tasto. Così, per la musica, se vogliamo ascoltare proprio quel brano che non abbiamo copiato sull’iPhone, è la nuvola a scaricarla con iTunes Match. Se abbiamo già acquistato un’app sull’iPad, subito sarà disponibile anche sull’iPod Touch. Si può addirittura cominciare a scrivere un file di testo su un apparecchio e continuare sull’altro. E anche le foto, appena scattate si possono vedere sul pc di casa.</p>
<p>Il servizio iCloud parte il 12 ottobre, insieme con l’aggiornamento (gratuito) del sistema operativo. Nel catalogo Apple rimane il vecchio iPhone 3GS, e compare anche una versione da 8GB dell’iPhone 4, per coprire una fascia di prezzo più bassa rispetto al modello top. L’iPhone 4S sarà in vendita in Italia il 28 ottobre e potrebbe aprire una nuova era per i gadget elettronici, dopo quella del touchscreen: in futuro parleremo sempre più al telefonino, ma sempre meno per comunicare con altri esseri umani. Sempre che un giorno Siri sia disponibile anche nella nostra lingua.</p>
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		<title>Steve Jobs: &#8220;L&#8217;era del computer è finita, è tempo di iCloud&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 08:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La più grande amnistia della storia è a portata di mano. Anzi, di click: per 25 dollari l’anno la nuova versione di iTunes analizzerà il nostro hard disk e sostituirà tutti i brani con file di buona qualità audio, e soprattutto legali. Si chiama iTunes Match ed è forse la più importante delle novità presentate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/06/WWDC-title.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-879" title="WWDC-title" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/06/WWDC-title.jpg" alt="" width="499" height="326" /></a></p>
<p>La  più grande amnistia della storia è a portata di mano. Anzi, di click:  per 25 dollari l’anno la nuova versione di iTunes analizzerà il nostro  hard disk e sostituirà tutti i brani con file di buona qualità audio, e  soprattutto legali. Si chiama iTunes Match ed è forse la più importante  delle novità presentate ieri da Steve Jobs, quella che ha svelato  all’ultimo sul palco del Moscone Center di San Francisco in uno dei suoi  consueti colpi di scena. Così, dopo lunghe trattative con le case  discografiche (cui pare abbia versato 150 milioni di dollari), grazie ad  Apple si avvia al tramonto l’era degli Mp3 pirata. Enzo Mazza,  presidente della federazione Italiana Industria Musicale, frena un po’:  «È una risposta intelligente alla pirateria; non un’amnistia, ma certo  la terza rivoluzione del mercato della musica dopo Napster e iTunes  Store».</p>
<p><strong>Sempre connessi</strong><br />
iTunes Match, che  arriverà in autunno, è una delle funzioni della nuova piattaforma di  Cupertino basata su iCloud, il servizio di cloud computing targato  Apple. La nuova frontiera del digitale ha i contorni sfumati di una  nuvola dove sono immagazzinati i dati, che siano canzoni, film, ebook,  programmi, documenti: tutto è sincronizzato istantaneamente, senza  nemmeno premere un tasto. Così, per la musica, se vogliamo ascoltare  proprio quella canzone che non abbiamo copiato sull’iPhone, è la nuvola a  scaricarla per noi. Se abbiamo già acquistato un’app sull’iPad, subito  sarà disponibile anche sull’iPod Touch. Si può addirittura cominciare a  scrivere un file di testo su un apparecchio e continuare sull’altro. E  anche le foto, appena scattate si possono vedere sul pc. Con iCloud  finisce ufficialmente il servizio MobileMe, che fino ad oggi ha offerto  la possibilità di sincronizzare calendari, contatti, mail, segnalibri  tra più computer o tra computer e dispositivi iOS. Per gli abbonati (a  99 dollari l&#8217;anno), MobileMe funzionerà ancora fino alla fine di giugno  dell&#8217;anno prossimo. Lapidario il commento di Jobs: «Abbiamo imparato dai  nostri errori».</p>
<p>Se dieci anni fa il centro dell’intrattenimento  domestico era il computer, nella nuova visione di Apple oggi è la  nuvola: vi si connettono tutti i dispositivi Apple, che trasmettono una  quantità enorme di dati ai tre centri di elaborazione americani. Quello  nel North Carolina è costato 500 milioni di dollari, ma per chi usa un  gadget della Mela i servizi base sono gratuiti e comprendono anche 5 GB  di spazio per i dati (ci si può chiedere, semmai, quanto costeranno in  termini di privacy). E proprio ieri in rete circolava un vecchio filmato  in cui Jobs racconta le meraviglie del cloud (che ancora non si  chiamava così): risale al 1997, quando era appena tornato ad Apple dopo  la parentesi di Next.</p>
<p><strong>Un leone nel computer</strong><br />
Per sfruttare al meglio le funzioni di iCloud, computer e dispositivi  mobili dovranno essere aggiornati ai nuovi sistemi operativi, presentati  ieri in anteprima: Lion per i computer e iOS 5 per iPhone, iPod Touch e  iPad. L’edizione 2011 della Worldwide Developers’ Conference è dedicata  al software, un argomento non forse particolarmente interessante per il  grande pubblico, in assenza di nuovi gadget. Ma, come spiega Jobs,  «l’hardware è il corpo, il software l’anima dei nostri prodotti».  E  l’anima cambierà parecchio: Lion, la nuova versione di Os X, perde il  nome storico Mac ma in compenso guadagna oltre 250 nuove funzioni, molte  delle quali prese a prestito proprio dall’iPhone, come il controllo  tramite touchpad, il salvataggio automatico dei documenti, la  possibilità di visualizzare le applicazioni a tutto schermo. Sarà  disponibile a luglio, ovviamente via cloud: niente disco, ma un semplice  (e lungo, si teme) download da Internet.</p>
<p><strong>L’iPhone sposa Twitter</strong><br />
Per i gadget mobili, la prima novità è quella più attesa: nell’era  degli apparecchi post-pc, come li definisce Jobs, era davvero ridicolo  che per funzionare dovessero essere collegati a un computer. Per i 200  milioni di possessori di iPhone, iPod Touch e iPad dal prossimo autunno  non sarà più così: il post-pc taglia il cordone ombelicale con il pc e  si connette alla nuvola senza fili, anche per la prima attivazione e per  gli aggiornamenti del sistema operativo.<br />
Tra le molte migliorie di  iOS5 c’è poi una navigazione web più semplice grazie alle tab, la  possibilità di scaricare le pagine per leggerle offline, una chat  integrata, e soprattutto una profonda integrazione con Twitter. In più,  forte dei 130 milioni di libri scaricati dal suo iBookstore, Apple ha  pensato bene di sviluppare un’app analoga per i giornali, che ovviamente  si chiama Newsstand (Edicola).</p>
<p>A differenza degli altri anni,  stavolta a San Francisco non c’è il nuovo iPhone: l’appuntamento, però, è  solo rinviato, forse a settembre. E si spera di nuovo con Steve Jobs,  che ieri è apparso magro e molto provato, parlando per nemmeno trenta  minuti in un Keynote di due ore. &#8220;Ti amo&#8221;, gli ha urlato qualcuno dal  pubblico. E lui: &#8220;Bene,anche questo aiuta. Lo apprezzo molto&#8221;.</p>
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		<title>Una spia nell&#8217;iPhone</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 14:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/04/europa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-865" title="europa" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/04/europa.jpg" alt="" width="510" height="357" /></a></p>
<p>Per chi nasconde qualche segreto al partner o al capufficio, da ieri Pete Warden e Alasdair Allan sono pericolosi nemici. I due ricercatori hanno infatti scoperto che l’iPhone e l’iPad 3G di Apple tengono traccia dei movimenti di chi li usa e realizzato un programma per visualizzare su una mappa i dati registrati: il risultato è inquietante anche se la precisione non è eccelsa.</p>
<p>Agli spioni elettronici non sfugge nulla, eppure forse così non è stato per gli acquirenti di iPhone (oltre 108 milioni) e di iPad (19 milioni). Se avessero scorso fino alla fine le 16 mila parole della licenza d’uso, prima di cliccare su “accetto” , avrebbero letto: “Apple e i nostri partner e licenziatari possono raccogliere, utilizzare e condividere dati precisi sul luogo, inclusa la posizione geografica in tempo reale del Suo computer o dispositivo Apple”. A ogni buon conto, il senatore repubblicano Al Franken ha scritto a Steve Jobs chiedendo di far luce sulla questione; delle nove domande che pone, la prima è la più importante: perché Apple raccoglie queste informazioni? Il motivo non è chiaro, tanto più che i dati raccolti non verrebbero inviati a Cupertino, ma copiati sul computer ad ogni backup del dispositivo. E inoltre, le app per iPhone e iPad che fanno uso della geolocalizzazione richiedono sempre un permesso esplicito, mentre il file incriminato viene aggiornato costantemente, senza che l’utente ne sia informato.</p>
<p>Normalmente i dati relativi alla presenza di un telefonino in una certa zona sono raccolti dagli operatori, che su richiesta possono fornirli agli inquirenti per le indagini (è così, ad esempio, che la Procura di Milano conosce gli spostamenti dei protagonisti del Rubygate). Di recente, il parlamentare verde tedesco Malte Spitz ha chiesto alla Deutsche Telekom di pubblicare il file che lo riguarda: in sei mesi, le coordinate del suo cellulare erano state registrate 35 mila volte.  E oggi, tra chi pretende chiarimenti ad Apple c’è naturalmente il Ministero tedesco per la tutela dei consumatori, ma anche l’Adoc italiana, che invoca l&#8217;intervento del Garante per la privacy.</p>
<p>Un anno fa Steve Jobs aveva spiegato come Apple tenesse alla riservatezza dei propri clienti più di tante altre aziende tecnologiche, riferendosi evidentemente a Facebook, Google, Foursquare, che raccolgono dati personali, a volte in maniera non del tutto trasparente. Così qualcuno ipotizza un bug: in iOS4, il sistema operativo lanciato a giugno 2010, il file incriminato non si cancellerebbe da solo, ma continuerebbe a registrare i dati. Con un aggiornamento software il problema sarebbe risolto, ma nel frattempo è consigliabile attivare l’opzione per criptare il backup sul computer, in modo che le informazioni non siano accessibili. E chi non ha niente da nascondere, con iPhone Tracker può farsi una bella mappa dei suoi viaggi da mostrare agli amici su Facebook, che tanto avranno già visto foto, video, commenti: altro che privacy.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>iPhone 4, la prova su strada</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 09:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva nei negozi italiani l&#8217;iPhone 4, forse il prodotto Apple di cui più si è parlato negli ultimi tempi. E non sempre bene: un paio di settimane fa, Steve Jobs ha convocato una conferenza stampa per cercare di smontare l&#8217;«Antennagate», una tempesta mediatica che ha trasformato un successo (tre milioni di esemplari venduti in tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/08/iph4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-765" title="iph4" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/08/iph4.jpg" alt="" width="597" height="298" /></a></p>
<p>Arriva nei negozi italiani l&#8217;iPhone 4, forse il prodotto  Apple di cui più si è parlato negli ultimi tempi. E non sempre bene: un  paio di settimane fa, Steve Jobs ha convocato una conferenza stampa per  cercare di smontare l&#8217;«Antennagate», una tempesta mediatica che ha  trasformato un successo (tre milioni di esemplari venduti in tre  settimane) in un disastro. Il nuovo supertelefonino Apple, infatti, più  che per le sue raffinatezze tecnologiche, è diventato famoso per un  difetto: impugnandolo in un certo modo la ricezione peggiorerebbe fino a  scomparire. Jobs ha ammesso in parte il problema –comune però a molti  altri telefonini &#8211; e ha deciso di regalare (anche in Italia) una  custodia in silicone che protegge il corpo in vetro e acciaio  dell&#8217;apparecchio e riduce le interferenze.</p>
<p><strong>L&#8217;antenna</strong><br />
Abbiamo testato l&#8217;iPhone 4 per alcuni giorni, tra Milano, Torino e  Napoli. All&#8217;aperto e al chiuso, nella metropolitana, sul treno, in auto.  A meno di non essere mancini, non è facile coprire con la mano il punto  debole dello smartphone Apple, che è l&#8217;angolo in basso a sinistra. Ma  anche così, e anche se l&#8217;indicatore di campo segna qualche tacca in  meno, normalmente la linea non cade e la connessione internet continua a  funzionare. Il fenomeno, insomma, esiste, ma in aree dove la copertura  della rete cellulare è buona non impedisce di usare al meglio l&#8217;iPhone  4. Che, anzi, è più sensibile del modello precedente e permette di fare e  ricevere telefonate anche in garage e ascensori, dove il 3GS rimaneva  muto. In questi casi, tuttavia, le voci possono risultare metalliche;  qualche volta è anche successo che la comunicazione si interrompesse.  L&#8217;«Antennagate», alla fine sembrerebbe inspiegabile, non fosse per la  scarsa qualità del segnale di AT&amp;T, che negli Usa è il solo  operatore autorizzato a distribuire lo smartphone Apple. E infatti non  si registrano le stesse lamentele in Germania, Francia, Regno unito e  Giappone, dove l&#8217;iPhone 4 è in vendita da oltre un mese e la rete  cellulare è più capillare e più efficiente di quella americana.</p>
<p><strong>Il resto</strong><br />
L&#8217;iPhone 4 adopera lo stesso processore dell&#8217;iPad, la fortunata  tavoletta-computer di Apple: è molto veloce nell&#8217;uso e parco nei  consumi, tanto che la batteria arriva a una giornata intera, tra  telefonate, navigazione su internet, notifiche push, wi-fi (pure questo  migliorato), foto e video. La qualità delle immagini è cresciuta, grazie  alla fotocamera che passa da 3 a 5 Megapixel; finalmente è stato  aggiunto un flash per le riprese al buio. A breve arriverà anche la  versione per iPhone di iMovie, il software Apple per montaggi di video e  immagini in HD, da condividere poi via internet o da vedere in tv  tramite un cavetto: negli Usa qualcuno ci ha già fatto un film. Il punto  forte dell&#8217;apparecchio è però il display, che dei modelli precedenti  riprende le dimensioni (3,5 pollici), quadruplicandone la risoluzione: i  testi, anche microscopici, si leggono ora senza fatica, le immagini  hanno un dettaglio e una profondità mai viste, i video sono chiarissimi  (specie i cartoons). Ci guadagnano pure i libri, e infatti sul nuovo  iPhone c&#8217;è l&#8217;applicazione per eBook dell&#8217;iPad: si può iniziare a leggere  un testo su un apparecchio, mettere un segnalibro, e sull&#8217;altro sarà  sincronizzato automaticamente.</p>
<p><strong>L&#8217;evoluzione</strong><br />
A tre anni e sessanta milioni di esemplari dal debutto, la versione  attuale ha coperto quasi tutte le lacune rimproverate al primo iPhone:  al&#8217;inizio sono arrivati gli Mms, poi il video, la fotocamera è stata  rivista, le connessioni a reti telefoniche e wifi rese più veloci, la  memoria maggiorata e sono state aggiunte numerose altre funzioni. Il  nuovo sistema operativo (installabile anche sul 3GS) offre finalmente il  multitasking: ora, ad esempio, si può continuare ad usare Skype per  parlare e allo stesso tempo navigare sul web con Safari. Ma solo con  l&#8217;iPhone 4, che ha una fotocamera frontale, è possibile utilizzare  FaceTime e parlare guardandosi negli occhi (l&#8217;interlocutore deve avere  lo stesso apparecchio ed essere connesso tramite rete wifi). La qualità è  ottima, ma la videochiamata esiste da anni e chissà se davvero Jobs  riuscirà a renderla popolare. Intanto è riuscito a fare dell&#8217;iPhone 4  l&#8217;ennesimo feticcio tecnologico di Apple: non è compatibile con i siti  web in Flash, monta batterie non sostituibili e funziona solo con le  applicazioni approvate a Cupertino, però è bellissimo.</p>
<p><strong>Istruzioni per l&#8217;uso</strong><br />
L&#8217;iPhone 4 è uno dei pochissimi telefonini con scheda micro Sim. Se si  vuole conservare il numero bisogna farsi cambiare la vecchia Sim o  provare a tagliarla artigianalmente, col rischio di renderla  inutilizzabile.<br />
Al momento l&#8217;iPhone 4 si può acquistare esclusivamente nella versione  nera; per quella bianca si dovrà aspettare ancora, nonostante la  promessa di Jobs, che due settimane fa aveva confermato la disponibilità  per fine mese. Pare che problemi di lavorazione ne rallentino la  produzione e che gli esemplari finora realizzati non soddisfino ancora  lo standard qualitativo di Apple.<br />
Orientarsi nella giungla delle offerte è difficilissimo. Con contratto,  l&#8217;iPhone 4 ha prezzi variabili da zero euro (Tre Italia) fino a oltre  1500, a seconda dei servizi inclusi, del numero di rate mensili e della  durata dell&#8217;abbonamento. La versione sbloccata da 16 GB è in vendita da  Tim, Vodafone, negli Apple store e online a 659 euro, quella da 32 GB a  779, ma Tre Italia le propone rispettivamente a 599 e 699 euro.<br />
Come in Usa, anche da noi chi non fosse soddisfatto può restituire  l&#8217;iPhone 4 entro 30 giorni e ottenere un rimborso totale. Interpellati  direttamente sulla questione, in via informale Tim, Vodafone e Tre  Italia confermano la clausola soddisfatti o rimborsati di Apple,  tuttavia le modalità potrebbero variare a seconda dell&#8217;operatore.<br />
I &#8220;bumper&#8221; di Apple sono gratis anche da noi fino alla fine di  settembre. Non saranno distribuiti insieme all&#8217;iPhone: sembra  incredibile, ma esiste un&#8217;app con cui prenotarli per averli direttamente  a casa.</p>
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		<title>Apple, la fabbrica che produce desideri</title>
		<link>http://ruffilli.net/2010/05/28/apple-come-si-fabbricano-i-desideri/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 07:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A chi e a cosa serve un computer-tavoletta privo di tasti, senza porte usb né videocamera? L’iPad arriva oggi nei negozi europei senza aver risposto alla domanda, ma con un milione di esemplari venduti negli Usa in appena quattro settimane. Di centomila prenotazioni in Italia e di un clamore mediatico senza precedenti. O meglio, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/05/appletabletb601-copy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-718" title="appletabletb601 copy" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/05/appletabletb601-copy.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a>A chi e a cosa serve un computer-tavoletta privo di tasti, senza porte usb né videocamera? L’iPad arriva oggi nei negozi europei senza aver risposto alla domanda, ma con un milione di esemplari venduti negli Usa in appena quattro settimane. Di centomila prenotazioni in Italia e di un clamore mediatico senza precedenti. O meglio, i precedenti esistono, e sono ancora Apple: l’iPod prima, l’iPhone poi. Nemmeno loro hanno risposto alle domande che hanno sollevato: perché passare l’intera giornata con le cuffiette bianche nelle orecchie e 40 mila canzoni nel taschino? Perché acquistare un cellulare costoso, che non è un granché per telefonare però sfiorandolo con un dito fa mille cose inutili e divertenti?</p>
<p>L’ultima crociata di Steve Jobs è contro i bottoni. Ma da quando è a capo di Apple (dal ‘76 a oggi, a parte un esilio di dodici anni), Steve Jobs crea bisogni, inventa necessità, stimola pulsioni di possesso insieme perfettamente logiche e profondamente irrazionali. Sa quello che i consumatori vogliono anche se loro stessi ancora lo ignorano. A un certo punto, ad esempio, decise che i computer non avevano più bisogno dei floppy disk. Era il 1998 e le chiavette Usb non si vendevano ancora, internet non era così diffusa (e molto lenta), ma l’iMac poteva scambiare file solo in allegato a una mail. Per entrare nell’élite che usava il computer colorato come il mare di una città australiana serviva un lettore di floppy esterno: un disagio sopportato stoicamente dagli adepti. Progettato con maniacale cura da Jonathan Ive &#8211; che poi firmerà tutti i prodotti Apple &#8211; l’iMac cambiò l’aspetto dei computer; era tondeggiante, amichevole, facile da usare. Univa praticità e sentimento, informatica e design. Jobs lo ha ripetuto, lo scorso gennaio, presentando l’iPad: Apple è da sempre al crocevia tra scienza e arti liberali.</p>
<p>La musica, per dirne una: 250 milioni di iPod fa c’era solo il walkman, oggi l’azienda di Cupertino (che nel frattempo non si chiama Apple Computer, ma Apple e basta) è il primo negozio nel mondo di rock, pop, classica. Oltre dieci miliardi di canzoni vendute, una superiorità così schiacciante che gli Usa hanno avviato un’indagine per sospette pratiche monopoliste. Roba da Microsoft. Eppure anche con iTunes Store, Jobs ha saputo creare un bisogno: dopo Napster erano pochissimi quelli che sentivano la necessità di acquistare canzoni sul web, pieno di file Mp3 da scaricare gratis. Sette anni dopo, non sono abbastanza da sconfiggere la pirateria, ma sufficienti per prospettare alle case discografiche una via d’uscita dalla crisi che le ha devastate negli ultimi anni. Jobs li ha convinti con la buona qualità dell&#8217;audio, la velocità del download, la facilità d’uso. Ha condotto una battaglia personale contro le odiose limitazioni imposte dalle major: all’inizio i brani acquistati potevano essere ascoltati solo sull’iPod, oggi sono leggibili da tutti i lettori. E infine ha pensato anche ad abbinare agli anonimi file musicali i testi e le copertine, come nei dischi. Che si sfogliano, quasi fossero le vecchie collezioni di ellepì. Nostalgia e tecnologia.</p>
<p>Sconfitto il cancro, rinato grazie ad un trapianto di fegato (e diventato sostenitore della donazione di organi), per Jobs questo 2010 sarà un anno da ricordare. E anche per Apple: le novità in programma sono parecchie, a cominciare dalla Worldwide Developers&#8217; Conference che si apre il 7 giugno a San Francisco, dove con ogni probabilità sarà presentato il nuovo iPhone. Perché il segreto è sì pensare diversamente, ma anche saper riconoscere il valore degli avversari: l’ultimo si chiama Google.</p>
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		<title>Dopo iPod e hard disk, per Bondi l&#8217;equo compenso si paga anche su hd-dvd</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 08:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-603 aligncenter" title="hd4" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/01/hd4.jpg" alt="hd4" width="634" height="249" /></p>
<p>Sul sostantivo sono quasi tutti d’accordo, è sull’aggettivo che le polemiche si sprecano. L’equo compenso è una remunerazione dovuta per legge alla Siae per rimediare al mancato guadagno di autori ed editori, i cui introiti vengono erosi dalla copia privata. Esiste da tempo, e torna ora d&#8217;attualità perché il governo ha deciso di estenderlo a tutti i supporti su cui è possibile registrare contenuti multimediali: la norma è stata approvata il 30 dicembre scorso e resa nota solo due giorni fa; sarà in vigore a breve, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.</p>
<p><strong>Cosa cambia</strong><br />
Oggi chi compra un disco rigido o una memory stick paga solo l’apparecchio, in futuro parte del prezzo d’acquisto andrà anche alla Siae, per il solo presupposto che prima o poi quel supporto sarà usato per registrare o conservare materiale protetto da copyright. Non ha importanza che sull&#8217;hard disk ci siano le copie dei vecchi filmini in Super8, né che la chiavetta usb sia usata per copiare le foto delle vacanze: il governo, che da anni lotta contro la pirateria senza riuscire a sconfiggerla, decide che siamo tutti un po’ colpevoli, anzi, che più memoria usiamo e più lo siamo. Così l’equo compenso è applicato in misura proporzionale alla capacità dei vari supporti: per un hard disk da 1 Terabyte, sarà pari a 10 euro, ma se l&#8217;apparecchio è anche in grado di registrare e riprodurre musica e video, allora salirà a 30 euro. Gli hard disk multimediali costano tra 80 e 150 euro, in percentuale si tratta quindi di un aumento che può superare il 30 per cento: chi lo pagherà? Nelle intenzioni del legislatore, il prezzo finale non dovrebbe salire e la differenza dovrebbe essere coperta dal produttore. Il presidente della Siae Giorgio Assumma, raccogliendo l&#8217;allarme lanciato dalla parlamentare pd Giovanna Melandri, ha sottolineato che la Società degli autori e degli editori «vigilerà con attenzione» perché l’aumento delle quote non si ripercuota sui consumatori».</p>
<p><strong>Le reazioni</strong><br />
Nessun commento da Apple, che con l’iPod ha inventato il più famoso dei riproduttori multimediali (ora il modello da 160 Gb costerebbe 16 euro in più), mentre da Nokia si registra una presa di posizione molto netta: «L’imposizione di questa tassa sulla copia privata è iniqua e ingiustificata». Già, perché adesso arriva pure sui telefonini, per quanto in misura ridotta; così chi acquista legalmente una canzone da Ovi Store o iTunes e ha già versato alla Siae i diritti d&#8217;autore, pagherà una seconda volta. Ma se ha un computer pagherà una terza volta (perché l’equo compenso si applicherà anche ai pc), e se decide di copiarla su cd, pagherà anche per il dischetto vergine. Nel corso di un anno &#8211; secondo Altroconsumo &#8211; una famiglia media italiana spenderà cento euro in più per gli apparecchi tecnologici indicati nel decreto Bondi.<br />
Lo scenario è raccapricciante, incoerente (per un iPhone da 32 Gb si pagano 90 centesimi, ma per un iPod Touch con la stessa memoria 6,44 euro), ma a quanto pare comune a mezza Europa. Per la Siae, anzi, in Francia, i compensi dal 2008 sono il 50 per cento più alti di quelli che saranno introdotti in Italia, e tuttavia hard disk e chiavette usb costano meno che da noi. Anzi: la società, pur affermando che viene «restituita dignità a chi crea e a chi lavora e investe nel settore dei contenuti culturali», spiega in una nota di «non essere pienamente soddisfatta dei livelli di compenso che il decreto oggi fissa».<br />
E se il presidente di Assinform (associazione delle imprese di informatica) Paolo Angelucci sottolinea che il decreto penalizza l&#8217;industria italiana dell&#8217;It e il sistema imprenditoriale, «sereno e orgoglioso» del suo provvedimento si dice invece il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi. Ne ha ben donde: nelle tredici pagine del decreto è stato capace anche di fissare il compenso per un supporto che non ufficialmente non esiste: l’Hd-dvd, è stato abbandonato perfino da Toshiba, che lo aveva inventato.</p>
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		<title>Nick Cave, Bunny Munro e l&#8217;iPhone</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 00:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<category><![CDATA[Bunny Munro]]></category>
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		<description><![CDATA[Echi, ticchettii, vento che soffia. E poi l&#8217;eco lontana di un violino, l&#8217;ombra di un pianoforte. Questa è tutta la musica che si trova nell&#8217;ultimo lavoro di Nick Cave, The Death Of Bunny Munro, uscito in diversi formati, tra cui un cofanetto di sette compact disc. Sette ore in cui il rocker australiano recita il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-512 alignnone" title="730x362_Nick_Cave" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2009/10/730x362_Nick_Cave.jpg" alt="730x362_Nick_Cave" width="657" height="326" /></p>
<p>Echi, ticchettii, vento che soffia. E poi l&#8217;eco lontana di un violino, l&#8217;ombra di un pianoforte. Questa è tutta la musica che si trova nell&#8217;ultimo lavoro di Nick Cave, <em>The Death Of Bunny Munro</em>, uscito in diversi formati, tra cui un cofanetto di sette compact disc. Sette ore in cui il rocker australiano recita il suo romanzo con discreti &#8211; e azzeccatissimi &#8211; interventi sonori scritti insieme al fido Warren Ellis. Già, perché stavolta non si tratta di un disco, ma di un libro: il secondo per Nick Cave, dopo <em>And The Ass Saw The Angel</em> del 1989. Quello era un bizzarro esercizio di stile, non privo di momenti folgoranti, ma spesso pretenzioso e immaturo, questo è uno degli eventi letterari dell&#8217;anno, un piccolo capolavoro di letteratura alternativa. Anzi, di letteratura e basta.</p>
<p><strong>La storia</strong><br />
Bunny Munro è un rappresentante di creme di bellezza, e per lavoro incontra numerose donne che finisce regolarmente per sedurre. Ossessionato dal sesso femminile, tradisce appena può la moglie Libby e si ritrova a fantasticare su Avril Lavigne, Madonna, Beyoncé. Con questo si esaurisce l&#8217;aspetto musicale del libro, c’è appena lo spazio per un omaggio ai famosi hot pants dorati di Kylie Minogue (che di Nick Cave è amica da tempo e gli deve pure un delizioso duetto, <em>Where The Wild Roses Grow</em>). Al quarto capitolo, Bunny si ritrova già vedovo, e dopo aver detto addio con cocaina e whisky alla moglie suicida, cerca di riprendere la sua vita accanto al figlio di nove anni, Bunny Jr. In una reinterpretazione grottesca e tenera di <em>On The Road,</em> padre e figlio girano il sud del Regno unito in una Punto gialla, incontrano personaggi improbabili, vivono avventure incredibili. Fino alla fine, annunciata dal titolo.</p>
<p><strong>Il libro</strong><br />
Tradotto in italiano (da Silvia Rota Sperti per Feltrinelli, pp.261, euro 16,50), <em>La morte di Bunny Munro</em> inevitabilmente perde in giochi di parole e doppi sensi. Diventa anche un po&#8217; meno evidente il legame con quelli che lo stesso Cave ha indicato come i due testi fondamentali per la nascita del romanzo, il <em>Vangelo di San Marco</em> e il<em> Manifesto Scum</em> di Valerie Solanas, femminista militante americana nota più che altro per aver tentato di uccidere Andy Warhol nel 1968. E comunque il libro conserva l&#8217;esuberante inventiva linguistica dell&#8217;originale; la stessa delle canzoni, che hanno portato a Cave un Premio Tenco, &#8220;per aver esplorato i lati più oscuri dell&#8217;animo umano senza accontentarsi mai di facili risposte&#8221;. Risposte che non si trovavano nemmeno in <em>The Proposition</em>, il cupo western di cui nel 2005 ha scritto la sceneggiatura, e neanche in questo romanzo, che pure era stato originariamente concepito per essere portato sul grande schermo.</p>
<p><strong>La tecnologia</strong><br />
Cave racconta di aver scritto l&#8217;intero primo capitolo del libro su un iPhone, prendendo appunti nel tempo libero, per paura di sedersi ad una scrivania e trovarsi di fronte ad una pagina bianca. Poi, in perfetta coerenza con la sua immagine di cantante maledetto, ha proseguito con la stilografica nel suo studio di Brighton, una vecchia casa vittoriana buia e scricchiolante. E ora il libro è tornato dov&#8217;era nato, con un&#8217;applicazione per iPhone (e iPod Touch). Per 20 euro sull&#8217;App Store si può scaricare il Bunny Munro digitale, che comprende il testo originale, alcuni filmati, la colonna sonora, notizie aggiornate in tempo reale sull&#8217;autore. Non è un vero eBook, anche se ne ha tutte le caratteristiche: è possibile ingrandire o rimpicciolire il carattere, sfogliare le pagine, inserire segnalibri. Ma a renderlo unico è proprio Nick Cave, che legge il romanzo caratterizzando sobriamente i personaggi con la sua voce cavernosa, in perfetto sincrono con lo scorrere del testo. I suoni sono stati trattati con procedimento 3D che li colloca nello spazio in maniera perfetta, anche se ascoltati con cuffie di modesta qualità. Così, pur non essendo un fanatico della tecnologia &#8211; per indole e per scelte musicali -, stavolta Cave è all&#8217;avanguardia rispetto a tanti altri cantanti e romanzieri professionisti che ancora faticano a capire come vendere canzoni in Mp3 ed eBook.</p>
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