Sul sostantivo sono quasi tutti d’accordo, è sull’aggettivo che le polemiche si sprecano. L’equo compenso è una remunerazione dovuta per legge alla Siae per rimediare al mancato guadagno di autori ed editori, i cui introiti vengono erosi dalla copia privata. Esiste da tempo, e torna ora d’attualità perché il governo ha deciso di estenderlo a tutti i supporti su cui è possibile registrare contenuti multimediali: la norma è stata approvata il 30 dicembre scorso e resa nota solo due giorni fa; sarà in vigore a breve, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Cosa cambia
Oggi chi compra un disco rigido o una memory stick paga solo l’apparecchio, in futuro parte del prezzo d’acquisto andrà anche alla Siae, per il solo presupposto che prima o poi quel supporto sarà usato per registrare o conservare materiale protetto da copyright. Non ha importanza che sull’hard disk ci siano le copie dei vecchi filmini in Super8, né che la chiavetta usb sia usata per copiare le foto delle vacanze: il governo, che da anni lotta contro la pirateria senza riuscire a sconfiggerla, decide che siamo tutti un po’ colpevoli, anzi, che più memoria usiamo e più lo siamo. Così l’equo compenso è applicato in misura proporzionale alla capacità dei vari supporti: per un hard disk da 1 Terabyte, sarà pari a 10 euro, ma se l’apparecchio è anche in grado di registrare e riprodurre musica e video, allora salirà a 30 euro. Gli hard disk multimediali costano tra 80 e 150 euro, in percentuale si tratta quindi di un aumento che può superare il 30 per cento: chi lo pagherà? Nelle intenzioni del legislatore, il prezzo finale non dovrebbe salire e la differenza dovrebbe essere coperta dal produttore. Il presidente della Siae Giorgio Assumma, raccogliendo l’allarme lanciato dalla parlamentare pd Giovanna Melandri, ha sottolineato che la Società degli autori e degli editori «vigilerà con attenzione» perché l’aumento delle quote non si ripercuota sui consumatori».
Le reazioni
Nessun commento da Apple, che con l’iPod ha inventato il più famoso dei riproduttori multimediali (ora il modello da 160 Gb costerebbe 16 euro in più), mentre da Nokia si registra una presa di posizione molto netta: «L’imposizione di questa tassa sulla copia privata è iniqua e ingiustificata». Già, perché adesso arriva pure sui telefonini, per quanto in misura ridotta; così chi acquista legalmente una canzone da Ovi Store o iTunes e ha già versato alla Siae i diritti d’autore, pagherà una seconda volta. Ma se ha un computer pagherà una terza volta (perché l’equo compenso si applicherà anche ai pc), e se decide di copiarla su cd, pagherà anche per il dischetto vergine. Nel corso di un anno – secondo Altroconsumo – una famiglia media italiana spenderà cento euro in più per gli apparecchi tecnologici indicati nel decreto Bondi.
Lo scenario è raccapricciante, incoerente (per un iPhone da 32 Gb si pagano 90 centesimi, ma per un iPod Touch con la stessa memoria 6,44 euro), ma a quanto pare comune a mezza Europa. Per la Siae, anzi, in Francia, i compensi dal 2008 sono il 50 per cento più alti di quelli che saranno introdotti in Italia, e tuttavia hard disk e chiavette usb costano meno che da noi. Anzi: la società, pur affermando che viene «restituita dignità a chi crea e a chi lavora e investe nel settore dei contenuti culturali», spiega in una nota di «non essere pienamente soddisfatta dei livelli di compenso che il decreto oggi fissa».
E se il presidente di Assinform (associazione delle imprese di informatica) Paolo Angelucci sottolinea che il decreto penalizza l’industria italiana dell’It e il sistema imprenditoriale, «sereno e orgoglioso» del suo provvedimento si dice invece il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi. Ne ha ben donde: nelle tredici pagine del decreto è stato capace anche di fissare il compenso per un supporto che non ufficialmente non esiste: l’Hd-dvd, è stato abbandonato perfino da Toshiba, che lo aveva inventato.
Gli iPod Nano venduti in tutto il mondo sono 110 milioni, quasi la metà di tutti i riproduttori digitali firmati Apple. Tanto che oggi il vero erede del primo iPod lanciato nell’ottobre del 2001 è il piccolo lettore a stato solido, che a Cupertino è aggiornato e ridisegnato con una cura che non viene riservata al Classic, rimasto in produzione senza grandi cambiamenti da quasi tre anni. Certo, nell’ultima versione il prezzo è sceso e la capienza dell’hard disk è aumentata, ma la vera novità dell’evento Apple di due settimane fa è stata il lancio del nuovo Nano con videocamera integrata, in vendita a 139 euro per la versione da 8 Gb e 169 per quella da 16.
Hardware
Esteriormente le differenze col modello precedente sono minime: i nove colori disponibili sono più brillanti, lo schermo appena più grande, la click wheel di qualche millimetro più piccola. Sul lato posteriore, il nuovo Nano ha una piccola placca metallica dove sono sistemati la videocamera e il microfono. Anche la confezione è la stessa, ma all’interno è cambiata la cuffia, che ora è uguale a quella dell’iPhone 3GS. Alla prima accensione si nota subito che il display è più ampio e più luminoso, e se usato in orizzontale (l’orientamento è automatico grazie all’accelerometro incorporato) diventa grande quasi quanto quello dell’iPod Classic. Tuttavia il display non è in 16:9, quindi i film sono riprodotti con due piccole bande nere sopra e sotto oppure a tutto schermo, ma leggermente tagliati ai lati; in compenso permette di controllare meglio il menù, che ora è più ricco di voci e davvero ben disegnato, frutto di anni e anni di continui affinamenti. Per film e videoclip, comunque, c’è poco di nuovo, a parte la presenza di un altoparlante interno che permette di ascoltare l’audio senza far ricorso alle cuffiette: nella nostra prova, il volume è risultato accettabile, la chiarezza discreta, ma ovviamente non è possibile pretendere alta fedeltà.
Musica
Per la musica va segnalata la presenza di Genius Mix, una delle funzioni introdotte con iTunes 9: il computer crea automaticamente delle playlist di brani dello stesso genere e poi le trasferisce sull’iPod. Funziona perfettamente e le canzoni scelte sono effettivamente ben assortite, ma non si possono creare nuovi mix sull’iPod, come invece avviene con Genius (che però spazia fra generi diversi). Come nel precedente Nano (e nell’iPhone e nel Touch), e possibile attivare la funzione Shake to Shuffle: basta scuotere l’iPod per passare al brano successivo. Anche sul Nano è ora disponibile VoiceOver: un click prolungato sul pulsante centrale del telecomando e l’apparecchio pronuncerà nome dell’artista e titolo del brano. La qualità dell’audio, come sempre, è eccellente, senza traccia di distorsioni o fruscii; peccato solo per le cuffiette in dotazione, che offrono scarso isolamento dai rumori esterni e una riproduzione di livello appena accettabile.
Radio
Abbiamo sentito con le nostre orecchie Steve Jobs dichiarare che gli utenti di iPod non volevano una radio o un registratore. Ma è passato qualche anno, e ora Apple ha cambiato idea: un registratore vocale era già presente nell’ultimo Nano e sul nuovo è stato ancora migliorato, sia nell’interfaccia che nelle funzionalità, (è possibile marcare i vari capitoli di una registrazione), mentre per la prima volta un lettore di Cupertino integra un sintonizzatore Fm stereo con Rds. E lo fa con tutta la sofisticatezza e semplicità d’uso per cui Apple è famosa: molto elegante nell’interfaccia, con un grande numero centrale a indicare la frequenza, si regola tramite la click wheel e garantisce un’ottima qualità audio anche in zone molto affollate di stazioni. Ma ha una caratteristica che lo rende unico: registra in tempo reale le trasmissioni, così si può mettere in pausa e riprendere l’ascolto più tardi, o saltare le pubblicità, o tornare indietro fino a quindici minuti per riascoltare un brano. E’ un sistema finora applicato solo nel video e certamente unico tra i riproduttori portatili; è semplicissimo da usare, anzi non c’è assolutamente niente da cliccare, settare, controllare: parte automaticamente appena si sintonizza una stazione. Comodo pure iTunes Tagging, che permette di annotare automaticamente autore e titolo di una canzone trasmessa alla radio per acquistarla in seguito dal computer di casa, ma le emittenti che supportano questa funzione sono pochissime (e in Italia nessuna).
Tutti registi
La novità più significativa introdotta con la quinta generazione è però la videocamera. Sulla carta le specifiche non sono granché (Apple dichiara solo che la risoluzione è Vga, ossia 640 per 480 pixel), ma alla prova dei fatti il Nano non se la cava male. I filmati sono fluidi (30 frame al secondo) e discretamente definiti, certo non come quelli ottenibili con l’iPhone, ma all’altezza di concorrenti come la Flip. Non ancora distribuita in Italia, negli Usa è un piccolo successo, diffusa soprattutto tra chi non ha grande dimestichezza con la tecnologia e vuole una videocamera compatta che permetta di registrare filmati e caricarli velocemente su YouTube. Il Nano ha dimensioni ancora più contenute e sul mercato americano ha lo stesso prezzo della Flip: per questo, quando Steve Jobs lo ha presentato, ha detto di aver inventato una telecamera a costo zero. Funziona così: si va nel menù Video e si clicca sul tasto centrale, poi si comincia a registrare; bisogna solo fare attenzione a non coprire l’obiettivo con le dita, ma si impara presto. Un’ora di video occupa poco più di 1 GB di memoria e l’autonomia massima è di circa due ore di registrazione. Sedici tipi di effetti speciali, tra cui il bianconero o il seppia, sono attivabili in tempo reale, ma non è possibile alcun intervento di editing sul file registrato, come invece avviene con l’iPhone e il Touch. Qualità buona, tutto sommato, peccato però che non sia possibile scattare anche foto.
Il resto
Il Nano 2009 ha un contapassi che funziona con le scarpe Nike Plus anche senza installare il trasmettitore; nessuna novità invece per i videogiochi inclusi (solo tre), e per quelli acquistabili da iTunes Store (una quarantina di titoli), ma è chiaro che Apple punta sull’iPhone e sul Touch per sfondare nel mercato delle console mobili. La durata della batteria è in linea col modello precedente, e nell’uso con l’altoparlante esterno supera di poco le quattro ore per il video (con le cuffie e la musica siamo arrivati a circa 25 ore).
In conclusione, la quinta generazione del Nano è la migliore di sempre, conservando tutte le caratteristiche più importanti del modello precedente (compresa la possibilità di collegarsi al computer come memoria esterna) e introducendone molte altre. E’ facile da usare, la qualità audio e video è molto buona, le dimensioni ridottissime; peccato solo che Apple abbia scelto di non aumentare la memoria, che da un paio d’anni è ferma su i tagli da 8 e 16 GB. Per molti la radio potrebbe rivelarsi un’aggiunta perfino più invitante della videocamera, ormai presente su tutti i telefonini, che peraltro permettono anche di scattare di fotografie. Però, se il Nano batte i lettori multimediali di altre marche senza troppi problemi, è insidiato in casa dall’iPod Touch, che a parità di memoria costa solo 50 euro in più, ha uno schermo più grande ed è espandibile all’infinito.
E’ tornato. Dopo sei mesi di assenza per malattia, dopo un intervento complesso, dopo le voci sulla sua morte, Steve Jobs è entrato in scena accolto con una lunga standing ovation. “Come sapete, adesso ho il fegato di una persona di vent’anni che è morta in un incidente e senza di lui non sarei vivo”, esordisce. E prosegue: “Spero che la sua generosità sia di esempio per tutti, e che ciascuno di noi diventi un donatore di organi”, poi passa a ringraziare la comunità Apple e “specialmente Tim Cook, e gli altri che hanno portato avanti il mio lavoro in maniera eccellente”. Vestito come sempre di jeans e t-shirt nera, è ancora molto magro, la voce un po’ fioca, ma più in forma rispetto all’ultima apparizione in pubblico, nell’ottobre dello scorso anno.
Jobs ha presentato i nuovi iPod: hanno una telecamera per registrare foto e video, più memoria per canzoni e filmati, e sono (un po’) meno costosi, perché la crisi non è ancora finita, anche se per Cupertino in realtà non è mai cominciata. Con oltre 220 milioni di apparecchi venduti, l’iPod ha aperto un nuovo business per Apple, passata da piccolo ma innovativo produttore di computer a gigante mondiale dell’elettronica da intrattenimento. Ha rivoluzionato l’industria della musica e preparato la strada al clamoroso successo dell’iPhone, che oggi è uno dei suoi concorrenti più temibili (Jobs, presentandolo nel 2007 lo definì “il miglior iPod di sempre”)
Dopo otto anni di vita, il lettore multimediale più famoso del mondo vende ancora bene in Europa e negli Usa, ma per la prima volta in Giappone viene sorpassato da un Walkman digitale Sony. Così Apple lo trasforma in un apparecchio concettualmente assai diverso, che non si limita a riprodurre dati trasferiti dal computer, o al massimo registrare lezioni e conferenze, ma diventa una periferica capace di immagazzinare dati e metterli online direttamente o attraverso un pc. Filmati e fotografie che finiranno su Youtube e Flickr, dove già Apple regna incontrastata grazie all’iPhone. Reinventato è il piccolo Nano, leggermente ritoccato nella linea per poter accogliere lo schermo da 2,2 pollici e la radio Fm, ma arriva pure un nuovo Classic, con hard disk da 160 GB, e gli Shuffle a colori.
Dal palco dello Yerba Buena Center di San Francisco, Jobs annuncia un’altra novità: la versione 9 di iTunes, il programma per gestire video e musica sul computer e trasferirli su iPod, che ora permette di condividere in tempo reale brani e playlist attraverso social network come Facebook e Twitter. Col nuovo aggiornamento si possono anche acquistare suonerie. E, dopo il 45 giri digitale (due brani a prezzo speciale), a Cupertino provano a rilanciare il vecchio 33: ora si chiama iTunes LP, e comprende, oltre alle canzoni, il libretto, le note di copertina, immagini e filmati inediti. Funzionerà? Non è detto: gran parte degli 8,5 miliardi di brani acquistati finora su iTunes Store fanno parte di un album, ma sono stati venduti come singoli. E poi ci sono i dubbi dei musicisti: i Radiohead, ad esempio, ultimamente pubblicano solo canzoni sparse e hanno dichiarato di non voler registrare un intero disco almeno per un po’.
Buona parte della presentazione è dedicata ai videogiochi, che sono sempre in cima nelle classifiche dell’App Store con iPhone e iPod Touch ormai diventati concorrenti diretti della Psp di Sony e del Nintendo Ds: oltre 20 mila quelli disponibili, quasi un quarto del totale. Uno dei produttori presenti al Keynote, Gameloft, annuncia di aver venduto oltre sei milioni di titoli: per questo Apple ha introdotto ieri una versione aggiornata del sistema operativo dell’iPod Touch (e dell’iPhone), la 3.1, che presenta diverse migliorie e qualche funzione nuova, come Genius Mix, con cui creare selezioni musicali personalizzate.
Per il resto, sono mancati parecchi annunci dati per certi alla vigilia: primo fra tutti il Tablet di Apple, un computer ultraportatile cui Jobs sta lavorando alacremente e che forse uscirà nel 2010, poi l’iPod Touch con la webcam, e soprattutto l’arrivo dei Beatles su iTunes Store. I Fab Four sono tra le poche band ancora assenti dal più grande negozio virtuale di musica, e molti ipotizzavano un lancio in grande stile per il 9 settembre, in coincidenza con la pubblicazione dei loro album rimasterizzati. Invece niente: a Londra, dove il Keynote di Jobs viene trasmesso in diretta per i media europei, le strade sono tappezzate di manifesti con John, Paul George e Ringo, ma è la pubblicità del videogioco Rock Band. Stavolta hanno vinto i Rolling Stones: “It’s only Rock and roll, but we like it”, come recita il titolo dell’evento di ieri, ripreso da una canzone di Jagger e Richards pubblicata giusto 35 anni fa.
Il primo iPod Shuffle fu presentato nel gennaio del 2005, e già dal nome rivelava la sua caratteristica principale: i brani non si potevano scegliere per artista o titolo, ma andavano ascoltati in ordine casuale. Una metafora della vita trasformata in prodotto tecnologico, un difetto (l’assenza del display) che diventa punto di forza (la musica è bella perché varia e imprevedibile). Oggi, dopo cinque anni, una seconda versione introdotta alla fine del 2006 e diversi milioni di apparecchi venduti, il primo lettore Mp3 di Apple basato su memoria flash sembra appartenere alla preistoria della musica digitale. Soprattutto se confrontato con il nuovissimo Shuffle, presentato due settimane fa, prendendo di sorpresa analisti e professionisti dei rumors, che per una volta non sono stati in grado di prevedere le mosse di Cupertino.
Se il primo e il secondo Shuffle ancora erano riconoscibili come iPod, grazie ai comandi disposti in maniera simile alla classica ghiera cliccabile dei fratelli maggiori, questa terza generazione non ha nessun segno distintivo che la riporti alla famiglia dei più diffusi lettori musicali del mondo. Anzi, proprio nessun segno: sul microscopico corpo in alluminio c’è solo uno switch a tre posizioni, addirittura, la parola iPod non compare da nessuna parte, ed è la prima volta che accade. “Ma ci vorrà pochissimo perché la gente associ la forma del nuovo Shuffle alla famiglia degli iPod; chi lo ha vorrà mostrarlo ad amici e conoscenti e così tutti sapranno che è il nuovo Shuffle, anche se non c’è scritto sopra”, commenta Erik Stannow, capo del marketing Apple per l’Europa. E forse ha ragione, basteranno la Mela sulla clip e le solite cuffiette bianche a far capire di cosa si tratta.
In realtà, poi, le cuffie non sono le solite: la differenza all’occhio non appare immediatamente, ma c’è un piccolo telecomando sul cavo, un po’ come negli iPhone e nei nuovi iPod presentati lo scorso ottobre. In quello dello Shuffle, ovviamente, manca il microfono, visto che il più piccolo dei lettori digitali Apple non è in grado di registrare. Però parla, ed è questa la novità più importante: in assenza di un’interfaccia visiva, a Cupertino hanno pensato bene di inventarsene una vocale. Così oggi lo Shuffle non è più limitato a riprodurre le canzoni in sequenza ordinata o casuale, ma permette anche di navigare tra le playlist e scegliere un particolare brano tra i circa 1000 che può contenere nei sui 4 GB di memoria.
Tutto grazie ad una tecnologia presente da qualche anno sui computer con la Mela ma mai veramente sfruttata a fondo: si chiama VoiceOver ed è nata per aiutare chi ha problemi di vista, leggendo testi e comandi con una voce sintetizzata. Sul nuovo Shuffle riproduce i titoli, gli autori, le playlist, e fornisce anche alcune indicazioni d’uso, come la durata della batteria; per abilitarla, però, è indispensabile scaricare un pacchetto software la prima volta che ci si connette ad iTunes e selezionare una lingua base. Nel caso dell’italiano, lo Shuffle avrà una voce di donna, ma col tedesco o l’inglese a parlare sarà una voce maschile. Ma attenzione: l’apparecchio riconosce la lingua dei titoli, quindi li pronuncia correttamente, alternando le varie voci a seconda che si tratti ad esempio di francese, spagnolo, olandese e così via. Il miracolo avviene sul computer, nel senso che iTunes costruisce per ogni file musicale un piccolo file vocale da associare, più o meno come succede con le copertine. Vengono poi entrambi trasferiti sullo Shuffle, che di per sé non avrebbe la potenza di calcolo necessaria per la sintesi vocale. Per conoscere il titolo e l’autore del brano in ascolto, poi, basta premere il pulsante centrale del telecomando per qualche secondo: la musica sfuma, arriva l’annuncio, poi il volume si alza di nuovo. Tutto ok, ma chiaramente con gli islandesi Sigur Ròs la pronuncia è bizzarra, e c’è anche qualche problema con gli Afterhours (il titolo “Dove si va da qui”, ad esempio, è letto corretto correttamente, ma il nome della band è pronunciato in italiano, quindi “afterhours” e non “afterauars”).
Per passare al brano successivo si deve premere il pulsante centrale due volte, velocemente; per quello precedente tre volte. Un solo click mette lo Shuffle in pausa, mente i tasti contrassegnati con “+” e “-“ servono per regolare il volume. Ma anche per muoversi tra le playlist, che sono accessibili tenendo premuto più lungo il pulsante centrale dopo l’annuncio del titolo della canzone. E’ possibile scegliere tra più playlist e, all’interno di queste, decidere quale brano ascoltare, più o meno come accade con gli altri iPod. E però la mancanza dello schermo rende la navigazione più complessa, decisamente meno intuitiva: nell’uso quotidiano, cercare una canzone può diventare un’impresa non semplice, tanto che – c’è da scommetterci – parecchi continueranno ad usare lo Shuffle in modalità casuale. In compenso, se si è alla guida o non si può distogliere lo sguardo da ciò che si sta facendo, la funzione VoiceOver può effettivamente tornare utile.
La qualità audio dello Shuffle 3G è molto buona, superiore certamente al 2G e a livello del primo modello, riconosciuto dagli esperti come uno dei lettori Mp3 che suonano meglio. Il volume di uscita è molto alto, e il suono è equilibrato, con bassi tutto sommato accettabili e alte frequenze mai davvero invadenti. Il punto, però, è un altro: al momento le uniche cuffie compatibili con il nuovo gioiello Apple sono quelle fornite in dotazione: non è possibile collegare nessun altro auricolare, perché semplicemente non sarà possibile far partire il lettore, visto che i comandi sono sul cavo delle cuffie. Abbiamo provato ad avviarlo con le cuffie in dotazione, poi toglierle e inserirne della altre, ma niente da fare: lo Shuffle non riproduce alcun suono. Funziona, invece, con le nuove In-Ear di Apple, che garantiscono anche una buona riproduzione sonora, ed è parzialmente compatibile con le cuffie dell’iPhone (si riesce a farlo suonare, ma non si può cambiare brano né regolare il volume).
La scelta radicale di Apple taglia così fuori tutti i produttori di cuffie che non abbiano lo speciale jack a quattro contatti e i comandi sul cavo; al momento Klipsch, V-Moda, Etymotic Research e Scosche hanno annunciato auricolari compatibili, e certo altri produttori seguiranno. Su alcuni blog, la scoperta di un chip all’interno del comando remoto aveva fatto pensare che Cupertino stesse progettando qualche tipo di lucchetto Drm per permettere solo ai produttori autorizzati di commercializzare auricolari compatibili, ma Apple ha smentito: il chip serve solo per trasmettere i segnali del telecomando. Intanto, però, chi compra uno Shuffle non potrà nemmeno collegarlo allo stereo dell’auto e per farlo dovrà aspettare che sia in commercio un cavo adattatore con telecomando. Nella lillipuziana confezione, infatti, c’è solo un cavetto adattatore da 3,5 mm a Usb, che serve per sincronizzare i brani e usare lo Shuffle come chiave di memoria. Sostituisce il dock della versione precedente, ma è cortissimo (10 cm), non proprio comodo da usare se si ha un computer desktop e facilissimo da perdere: a quel punto lo Shuffle sarà del tutto inutilizzabile, perché si può caricare la batteria solo con quel cavo (e perciò Apple lo vende anche separatamente).
Stavolta l’impressione è che a Cupertino siano stati vittime della loro stessa tendenza a semplificare, eliminare il superfluo, ridurre ogni cosa al minimo indispensabile: certo non sarà grazie alla licenza delle cuffie per lo Shuffle che Apple sopravviverà alla crisi economia globale. Piuttosto, c’è da chiedersi dove porteranno le innovazioni sviluppate per il più piccolo dei lettori, che senz’altro saranno implementate anche su altri prodotti: non è difficile immaginare che in futuro la funzione VoiceOver sarà disponibile anche sul Nano, il Touch e il Classic, oltre che sull’iPhone, e pure il sistema di comando sulle cuffie arriverà sull’iPhone prossimo venturo. Purché Apple non perda di vista una caratteristica che ha sempre differenziato i suoi prodotti dagli altri: la semplicità d’uso. Questo Shuffle di terza generazione è bello, funziona bene, ha un prezzo ragionevole e una buona autonomia (nella prova la batteria è durata fino a 11 ore), ma per usarlo al meglio delle sue possibilità ci vuole tempo e attenzione, almeno all’inizio.