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Jim Kerr: i Simple Minds, Bono, Battiato e il dialetto siciliano

Buon giorno, come va?

“Bene, lei?”

Bene anche qui. Ora è a Londra. Non va più nel suo hotel a Taormina?

“Negli ultimi due anni non ci sono stato molto, sono troppo occupato con i concerti e i dischi”.

Quelli dei Simple Minds o da solo?

“Quando i Simple Minds sono in tour vado con loro, altrimenti suono da solo come Lostboy, faccio entrambe le cose in parallelo”.

Nel 2010 cosa deve aspettarsi il pubblico dai Simple Minds, che sono nati trent’anni fa?

“Una band incredibile?”

Certo, ma avrebbe potuto dire lo stesso anche nel 1980.

“Siamo in grande forma, suoniamo cose nuove e vecchie, ogni concerto è un lungo viaggio nella nostra storia”.

C’è una tappa preferita?

“Il suono dei Simple Minds è cambiato spesso, passando dal pop all’ambient, dal folk di Belfast Child al rock, dalla dance, alla new wave. Ridurlo a una sola canzone sarebbe impossibile.”.

Eppure la vostra più famosa non è stata scritta da voi…

“E’ andata così: Don’t You (Forget about me) era nella colonna sonora di Breakfast Club ed è diventata l’inno di una generazione, soprattutto dopo il Live Aid. È una delle ironie della vita. Ma quando la sento per radio penso ancora che sia una grande canzone”.

E la politica? Negli anni Ottanta passavate per impegnati, ora la vostra musica sembra concentrarsi più sulle questioni personali.

“In realtà Street fighting years è il nostro solo album davvero politico, su sedici o diciassette. La geografia è cambiata, qualcosa di nuovo è successo in Sudafrica e a Belfast, ma purtroppo violenza e razzismo sono ancora problemi attuali, così Mandela Day continua ad aver senso anche se Mandela è libero. Per questo la suoniamo ancora, non abbiamo bisogno di scrivere altro”.

Una volta ha detto che Bono non parla mai della Palestina. Può spiegare meglio?

“Non sono affascinato da quello che dice Bono, mi piace la sua musica, ma non passo le giornate a pensare alle sue parole”.

Gli U2 sono arrivati ieri a Torino e ci rimarranno per un po’: vi incontrerete?

“Per me gli U2 sono un fenomeno musicale come Michael Jackson o Madonna. Non sono qui per parlare di Bono: non che non sia mio amico, ma non ha niente da fare con i miei concerti in Italia”.

Eppure negli anni Ottanta tra U2 e i Simple Minds, c’era come una chiara contrapposizione: intellettuali e raffinati i primi, muscolari ed energici gli altri. Anche voi la vivevate cosi?

“Succedeva lo stesso con i Cure, i Magazines e tanti altri E’ una cosa che oggi mi annoia”.

Bene, parliamo d’altro. Sul vostro sito permettete di scaricare brani gratis: avete un modello di business per la musica sul web?

“Internet può essere una grande risorsa, specie se una band ha fan in tutto il mondo come noi: con il web possiamo rimanere in contatto, e ci sembra giusto fare un regalo a chi ci segue da tanto tempo. Non è una strategia, diamo degli assaggi di quello che facciamo. Ma non so se Bono sarebbe d’accordo.”

Ha vissuto a lungo in Italia, cosa conosce della nostra musica?

“Non ascolto molta radio né televisione, ma mi sembra che ci siano sempre le stesse persone in giro: Lucio Dalla, Zucchero, Claudio Baglioni, gente che conosco da quando ero bambino”.

Lei ha anche collaborato con Battiato: che ricordo ne ha?

“E’ una grande personalità, un tesoro nazionale, il rappresentante della migliore cultura siciliana e italiana. Sono un suo ammiratore”.

Perché, secondo lei, la musica italiana non sfonda all’estero?

“Indubbiamente in America e Regno unito sono chiusi verso tutto quello che non è cantato in inglese, però penso che gli italiani sappiano scrivere straordinarie melodie. Mi rendo conto che è un luogo comune, come quando i giornalisti vengono a sapere che sono scozzese e mi chiedono del mostro di Loch Ness.”

L’ha visto?

“Certo”.

Lei pensa che l’industria musicale italiana sia paragonabile a quella inglese?

“L’industria da noi è una macchina più grande e complessa. Ma in Italia la gente è fantastica e ci sono professionisti capaci. Forse non sono la persona più adatta per questa domanda, io sono completamente innamorato dell’Italia: dieci anni fa per me era un periodo nero e se ora sto bene, scrivo e sono felice lo devo al mio incontro con la Sicilia. E’ stata come una rinascita, e per questo sarò sempre grato al vostro Paese”.

In Sicilia ha avuto anche a che fare con la mafia?

“In Sicilia no, ma è successo a Glasgow. La mafia è ovunque”.

Parla italiano?

“Ci proviamo, se vuoi”.

Cosa sa dire?

“In bocca al lupo sempre”.

Non è un’espressione siciliana.

“In siciliano so solo dire minchia”.

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