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Record Store Day, la rivincita dei negozi di dischi


Ci hanno ambientato romanzi e film, nei negozi di musica. E stilato classifiche ed elenchi, prima di Saviano e Nick Hornby. C’è chi ci ha passato una vita e chi c’è stato una sola volta, chi ci ha formato una band e chi ne ha fatto un’impresa commerciale. Così il Record Store Day, di cui oggi ricorre la quarta edizione, celebra luoghi dove non solo si vendono dischi, ma si crea e diffonde cultura.

In crescita

Decimati dall’avvento degli Mp3 su internet, i rivenditori hanno dovuto combattere anche con le scelte delle case discografiche, con i gusti del pubblico, con un mercato sempre più frammentato, con costi di gestione in continua crescita. Ma non tutti si sono arresti, anzi: se nella prima metà degli anni Zero molti hanno chiuso, da qualche tempo sembrano  moltiplicarsi le nuove aperture. “Non si diventa ricchi – racconta Michele Acampora di Camarillo Brillo, inaugurato nel 2009 ad Avellino – ma con una gestione accorta e una buona base di clienti si può riuscire ad arrivare al pareggio”.  E con trentacinque anni di esperienza e un po’ di fantasia, internet da nemica può trasformarsi in alleata: un sito web, una pagina su Facebook sono strategie semplici ed economiche per vendere in tutto il mondo. Piccoli numeri, certo, ma grandi passioni, come quelle dei collezionisti, che non hanno mai tradito ellepì e 45 giri per gli scintillanti compact disc (e men che meno per i file da scaricare, ovviamente).

Per i collezionisti

Tirature limitate, edizioni rarissime, anteprime, ristampe: il sito del Record Store Day elenca centinaia di uscite per questo fine settimana. Dalla colonna sonora di Tron dei Daft Punk in vinile trasparente a un vecchio brano dei Rolling Stones, dai Doors all’ultimo dei Gorillaz, registrato su iPad ma pubblicato su 33 giri. E poi: Syd Barrett dei Pink Floyd, i Grinderman di Nick Cave, i Velvet Underground, i Green Day, i Duran Duran, i Beach Boys (su 78 giri, addirittura), Adele, Interpol, Anthony and The Johnsons, i White Stripes e tanti altri. Hanno dato il loro supporto anche Radiohead, Arctic Monkeys, Beastie Boys, tutti con 45 giri in poche migliaia di copie che certamente diventeranno rarità da collezione. Non ci sono solo le etichette indipendenti: la Warner Brothers, ad esempio, ha preparato alcune edizioni speciali, dai R.E.M. ai My Chemical Romance, passando per Tom Petty. Non tutte le uscite sono disponibili in ogni negozio, anche se una selezione piuttosto ampia si può trovare nei punti vendita e sul sito web di Fnac. Accanto a 7 e 10 pollici, a ellepì colorati e no, non mancano i compact disc: il Record Store Day non è la festa del vinile, ma di tutta la musica.

Le iniziative

“A me pare che questa iniziativa sia più utile per le case discografiche che per noi”, commenta perplesso Franco Bertaccini di Rock & Folk, storico negozio torinese. Oggi offre uno sconto su tutti i dischi in esposizione, ma per il futuro non nutre grandi speranze: “Si è persa la curiosità di scoprire cose nuove, sopraffatti da un’offerta costante ed eccessiva. Per noi internet è stata una mazzata, ma è anche vero che la creatività musicale è scarsa: l’ultimo fenomeno di massa è stato il grunge, vent’anni fa”. Così oggi si ristampa un raro Ep dei Nirvana, e tuttavia sono le vecchie glorie del rock a spingere il Record Store Day; padrino dell’iniziativa è Ozzy Osbourne, Paul McCartney si è detto entusiasta dell’idea, mentre Bruce Springsteen ha dichiarato: “Entrerò in un negozio di dischi e ne acquisterò per cinquecento dollari. Sostengo da solo ciò che resta del music business”. In Italia si segnalano numerosi concerti nei negozi che aderiscono all’iniziativa (oltre un centinaio), sconti un po’ dappertutto, una serata di beneficenza con i Nomadi a Faenza e una compilation di esordienti da scaricare gratis sul sito del Meeting delle Etichette Indipendenti. “E’ anche un modo per promuovere l’acquisto di dischi nei negozi”, spiega Giordano Sangiorgi, presidente del Mei. “Ci aspettiamo che l’Mp3 stimoli la curiosità verso artisti e band poco conosciuti”.

La sfida

Gli store sul web si sono inventati di tutto per assomigliare a un vero negozio di dischi: l’anteprima di trenta secondi, le copertine che si sfogliano col mouse, i testi stampati su libretti digitali. Ultimo è arrivato il bottone “social”, per far sapere agli amici che abbiamo ascoltato (o acquistato) un certo album. Niente. La musica su internet cresce ancora (anche se lo scorso anno il fatturato è salito solo del 6 per cento), però non fa nascere simpatie, amori, amicizie, come succede tra le mura dei negozi che resistono. Dove oggi si celebra quello che i file digitali non hanno: l’anima.