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Samsung Chromebook, gioie e dolori del computer sulla nuvola

Questo che leggete è il primo articolo che arriva direttamente da una nuvola. Cominciato in un albergo, proseguito in treno, sviluppato a casa a Torino, terminato in redazione. Tutto senza mai premere il pulsante salva, senza star li a cercare una chiavetta Usb o inviarsi da una mail all’altra il lavoro appena fatto, senza caricare mai la batteria. Per questo articolo non ho usato Word e ho rinunciato al solito Mac; pure l’iPad è parcheggiato nella ventiquattrore.

Samsung ha presentato a Londra il Chromebook, un computer pensato apposta per il cloud computing e il sistema operativo Chrome di Google; i primi esemplari saranno consegnati in Italia il prossimo martedì, ma già da qualche giorno è possibile ordinarlo su Pixmania.it. Il lancio avviene in contemporanea con Regno unito, Francia, Spagna, Olanda,Germania; altri Paesi seguiranno nei prossimi mesi, mentre negli Usa l’apparecchio è nei negozi da una decina di giorni. Coerentemente con la filosofia del prodotto, i notebook Series 5 si vendono solo online: non sarà dunque possibile darci un’occhiata nelle grandi catene di elettronica o nei negozi specializzati in informatica.

Peccato, perché a vederlo e toccarlo, il piccolo portatile Samsung è un buon passo avanti rispetto al prototipo di Cr48 che avevamo provato qualche tempo fa: perde la bella rifinitura in gomma morbida, ma guadagna una tastiera ancora migliore e un’ampia trackpad (che però non è ancora perfetta nel funzionamento). Per il resto, l’apparecchio è molto simile, con uno schermo nitido e privo di riflessi, un elegante mix di plastiche opache e lucide, una sensazione generale di discreta robustezza. Perfette le dimensioni (è grande come un foglio A4 e spesso poco meno di 2 cm), forse migliorabile il peso (1,48 kg).

Per avere il Chromebook bisognerà ordinarlo alla cieca, e certamente questo avrà sulle vendite un impatto negativo: ma d’altra parte, quanti tra i pur volenterosi commessi di un megastore avrebbero avuto tempo e modo di spiegarne le caratteristiche peculiari?

“I sistemi operativi per computer sono stati progettati trent’anni fa, quando il web ancora non esisteva”, osserva infatti Sundar Pichai, vicepresidente Chrome di Google. “Hanno lunghi tempi di avvio, sono soggetti a virus e devono essere aggiornati uno per uno, il che diventa un problema per le aziende con molti pc”. Niente di tutto questo succede col Chromebook: parte da spento in 8 secondi, non teme virus, si aggiorna automaticamente all’ultima versione disponibile del sistema operativo. Che, per chi lo usa, si riduce ad un browser, Chrome, appunto, dentro cui si naviga sul web, ma si fa anche tutto il resto: ad esempio, come in questo caso, si scrive, mentre in un’altra tab gira un software per riprodurre musica. Non ci sono programmi da installare, ma solo applicazioni ed estensioni autorizzate da Google, proprio come accade con le app sullo Store di Apple. Quindi, nessun rischio di virus, nessuna possibilità di avere una versione obsoleta o incompatibile.

Alla fine, i 16 GB del disco rigido SSD  non sono pochi come sembrano, visto che tutti i file vengono conservati online, da quelli di testo alle immagini, dalla musica ai video. Con un prossimo aggiornamento disponibile a fine luglio (promessa di Google), le app dovrebbero anche essere utilizzabili offline, utilizzando le caratteristiche di Html5: sarà ad esempio possibile continuare a usare Google Docs e scrivere anche se non si è connessi a internet. Attualmente, l’assenza di connessione comporta di fatto l’impossibilità di lavorare: per questo vale la pena di spendere un po’ di più e acquistare per 449 euro la versione dotata di connessione 3G (in Italia con la rete di Tre; sarà in vendita fra un mese). Anche così, però, la connessione a internet  – specie in movimento – non è assicurata. E il Chromebook e tutta la sua avanzata tecnologia diventano inutili. Né pensate di poter vedere un film, magari inserendo una chiavetta usb in una delle due porte di cui l’apparecchio è dotato: non apre i file .avi, che sono tra i più diffusi. Lavorare, magari su un documento word, non è più semplice: i file .doc su una memoria Usb non si aprono, pur essendo Google Doc compatibile con la suite Office di Microsoft. Va meglio con le immagini: quelle .jpg si vedono tutte, sia su chiavetta usb che su scheda di memoria SD (il Series 5 ha uno slot apposta). Le porte Usb possono essere usate anche per mouse e tastiera esterni, ma non per una stampante: Chrome supporta al momento solo il cloud printing, quindi anche per stampare bisogna essere connessi a internet o avere una periferica compatibile (come quelle di Hp, ad esempio).

Abbiamo provato a connettere via Usb uno smartphone Sony Ericsson con Android, per trasferire le immagini: nessun risultato, la scheda interna viene vista, ma appare desolatamente vuota. Un disastro insomma? No, ma senza un robusto supporto offline per ora è veramente difficile che il Chromebook riesca a sostituire un computer tradizionale.

Perché comprare un Series 5 anziché un pc qualsiasi allora, visto che la differenza di prezzo con un modello base non è tanta (si parte da 399 euro per  quello con solo wi-fi)? Dinesh Chand, capo della divisione computer portatili Samsung, risponde così: “Quanto tempo passa sul web? Quante informazioni ha sul cloud? Noi abbiamo pensato a gente che lavora in collaborazione, che non ha paura delle nuove tecnologie, che vuole il miglior browser web esistente. Lo comprerà chi vuole sperimentare il futuro oggi”. Ma il futuro non era il tablet? “Il nostro target non è quello di chi usa un tablet: il Chromebook ha una struttura tradizionale, ma per il resto è un prodotto completamente nuovo”.

Troppo nuovo, verrebbe da dire, visti i difetti i giovinezza dell’apparecchio. Molti, se non tutti, potranno essere risolti con i successivi aggiornamenti. D’altra parte, i cambiamenti hanno spesso bisogno di tempo per essere assimilati dal grande pubblico; nel 1998, ad esempio, molti criticarono Apple per non aver incluso un lettore floppy disc nell’iMac, ma sono anni che nessuno ne lamenta più la mancanza, tra email e chiavette di memoria.

Con il cloud computing, però, la svolta è ancora più netta: dopo trentacinque anni sparisce la scrivania, non c’è il cestino, addirittura si mette in discussione il principio stesso della proprietà dei file, nel senso fisico almeno, dal momento che testi, foto, immagini risiedono sul web prima ancora che sul computer, dove al massimo c’è una copia. Questo, è bene ricordarlo, porta senz’altro qualche vantaggio: per i produttori di software, che in un colpo solo azzerano il problema della pirateria, per le imprese che non hanno più bisogno di personale specializzato per gestire i computer. Per gli utenti, che possono rinunciare a chiavette e dischi esterni e avere la certezza di non perdere nessun dato, nemmeno in caso di furto o danneggiamento della macchina: basta inserire login e password in un qualsiasi altro Chromebook (ma ad oggi sono annunciati solo quelli di Acer, oltre a Samsung) e subito tutti i file saranno di nuovo disponibili. Così, per com’è semplice da usare e per i limiti che ha, alla fine il computer di Google e Samsung è indicato per utenti poco smanettoni, che non si troveranno mai di fronte un virus, che non avranno problemi di spazio per registrare i file, che non perderanno i loro file per una distrazione. Perfetto per i più anziani, insomma.

Probabilmente il Chromebook Series 5 non è il pc del futuro, ma di sicuro fra qualche anno tutti i computer ne erediteranno alcune caratteristiche, come la capacità di sincronizzarsi automaticamente con altri dispositivi tramite il cloud e di salvare i documenti in background, l’accensione e lo spegnimento velocissimi, l’ottima durata della batteria, la portabilità. Samsung, ovviamente, non smetterà di produrre desktop e portatili che funzionano con Windows, ma intanto ha fatto una scelta coraggiosa, sposando la radicale innovazione che Google ha introdotto con il sistema operativo Chrome. Chi usa un computer, per lavoro o per divertimento, farà altrettanto?

CARATTERISTICHE TECNICHE
Sistema operativo: Chrome Os
Processore Intel ATOMTM N570 (1.66GHz, 667MHz, 2 x 512KB)
Main Chipset Intel NM10
Memoria RAM 2GB (DDR3)/ON BD
Display 12.1” WXGA (1280 x 800), 300nit, Non-Gloss
Processore Intel Internal Graphics
Disco fisso SSD (Solid State Drive) 16 GB
Audio HD (High Definition)
Altoparlanti 3 W Stereo (1.5 W x 2)
Webcam integrata 1.0M HD Web Camera
WiFi: LAN 802.11abg/n 2X2
Wireless HSPA / HSPA+EV-DO
VGA, Cuffia/ microfono
Porte Usb: 2 x USB 2.0
4-in-1 (SD, SDHC, SDXC, MMC)
Batteria 6 Celle (dura fino a 10 ore)
Dimensioni (L x P x A) 294.2 x 219.5 x 19.9 mm
Peso 1.48 Kg

Tv, arriva il 3D ma non c’è niente da vedere

Gli scorsi Mondiali di Calcio, nel 2006, sono passati alla storia per la vittoria dell’Italia, per il popopopopoo dei White Stripes e per la tv in Full Hd. Di quelli che inizieranno l’11 giugno, invece, si può ancora dire poco o nulla, eccetto che saranno il banco di prova per la televisione in 3D. Cinque stadi mondiali sudafricani saranno infatti attrezzati con speciali telecamere e cabine di regia capaci di trasmettere immagini in tre dimensioni, anche se non per tutti gli incontri.
«Venticinque partite saranno trasmesse su canali 3D e i consumatori potranno seguirle su un sistema tv compatibile con la tecnologia 3D, comodamente seduti sul divano di casa, come se si trovassero sulle tribune dello stadio», spiega Niclas Ericson, direttore di «Fifa Tv». Le trattative con le principali reti televisive sono ancora in corso: confermati, al momento, solo Espn per gli Stati Uniti e Sogecable per la Spagna. Per gli italiani, però, sarà difficile vedere il pallone che esce fuori dal campo e piomba sulla console Stile Impero: al momento Sky trasmette il calcio tridimensionale solo nel Regno unito, mentre Rai e Mediaset non sono andate molto oltre le prove tecniche.

Dalle sale al salotto
Alcune partite saranno trasmesse in diretta 3D nei cinema, e per vederle si dovranno indossare gli occhiali polarizzati di Avatar, Alice nel Paese delle Meraviglie, Scontro tra Titani. Tre film di successo, con quello di Cameron che ha segnato nuovi record di pubblico e incassi: oggi, dopo anni di sperimentazioni, il 3D è maturo per il mercato di massa. La prossima mossa, quindi, è l’assalto al salotto di casa, con i primi televisori capaci di riprodurre filmati tridimensionali già in vendita da qualche settimana in Italia. Prima è arrivata Samsung, seguiranno Sony, Lg, Panasonic: i modelli sono esteticamente identici a quelli attuali, ma incorporano una tecnologia capace di trasmettere l’immagine destra e quella sinistra in rapidissima successione, mentre gli occhiali in dotazione, oscurandosi in sincronia, permettono che ad ogni occhio arrivi solo quella giusta. Dalla differenza tra le due immagini il cervello ricostruisce la dimensione della profondità. Il meccanismo di base è analogo per tutti, tuttavia non è detto che gli occhiali di una marca funzionino anche con la tv di un’altra. E non vanno bene quelli del cinema, se mai qualcuno pensasse di farne una scorta, quando invita gli amici a provare il suo nuovo gioiello hi-tech.

I contenuti
Così, a meno di annunci a sorpresa, il calcio che gli italiani vedranno davvero in 3D sarà quello dei videogiochi, fra qualche mese. Intanto da giugno potranno sfrecciare sulle astronavi di Wipeout o sparare agli alieni di Super Stardust, due dei quattro videogiochi in uscita sulla Playstation 3, che sarà aggiornata gratuitamente online per supportare il nuovo formato. Sulla console Sony arriverà il cinema, in autunno: ora per godersi Up in tre dimensioni o il prossimo live di Lady Gaga è necessario un lettore Blu-ray compatibile, che costa il 30-35% in più del modello corrispondente senza 3D (e lo stesso vale per la tv). Ma potrebbe essere necessario aggiornare anche l’impianto home theater: non tutti gli ingressi Hdmi sono predisposti per la nuova tecnologia.
I prezzi scenderanno, la tecnologia si evolverà ancora (Samsung, ad esempio, permette di trasformare immagini standard in 3D, ma l’effetto è un po’ da diorama ottocentesco) e l’offerta si amplierà, includendo concerti, spettacoli, remake di vecchi film e titoli nuovi: Spielberg e Wenders sono già al lavoro. Quello che cambierà davvero sarà il modo di guardare la tv: basta sguardi distratti mentre si cucina o si spolvera, bisognerà sedere e indossare gli occhiali, come al cinema. E non è detto che tutti abbiano il tempo e la voglia di farlo.

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