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	<title>BrunoBlog &#187; Steve Jobs</title>
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	<description>Musica, tecnologia e altre aberrazioni</description>
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		<title>Dieci anni di iPod</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 13:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’età in cui l’infanzia finisce, l’iPod entra nella storia. Oggi compie dieci anni di vita e non è più un gadget, ma la prima icona culturale del Terzo Millennio. Dopo trecento milioni di esemplari venduti, è il simbolo di una rivoluzione nella musica e nell’informatica che ancora non è finita. In origine l’iPod doveva essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/kN0SVBCJqLs" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p>All’età in cui l’infanzia finisce, l’iPod entra nella storia. Oggi compie dieci anni di vita e non è più un gadget, ma la prima icona culturale del Terzo Millennio. Dopo trecento milioni di esemplari venduti, è il simbolo di una rivoluzione nella musica e nell’informatica che ancora non è finita.</p>
<p>In origine l’iPod doveva essere una sorta di chiosco per connettersi a internet (da qui la i iniziale), il cui design ricordava un baccello (pod), per proteggere computer e utente dalle intemperie. Ma il 23 ottobre 2001, quando Steve Jobs lo presenta al pubblico, il nome iPod indica un oggetto grande all’incirca come un pacchetto di sigarette, che non ha nulla a che fare con internet.</p>
<p>Esistono già lettori di file musicali portatili, ma quello di Apple è diverso perché può immagazzinare nel suo hard disk fino a mille canzoni, da scegliere navigando in un menù semplice e intuitivo. Come il Walkman, permette di avere sempre con sé la musica preferita, ma senza cassette; un computer converte i compact disc in file Mp3 e li trasferisce grazie ad una veloce connessione Firewire.</p>
<p>Il formato Mp3 è diventato famoso con Napster, ma quando l’iPod nasce, il più diffuso software di Peer To Peer è scomparso, costretto alla chiusura dalle case discografiche, e poi c’è la tragedia delle Twin Towers ancora fumanti a gettare un’ombra sul mercato dei gadget. Ma nonostante i 399 dollari del listino, Apple chiude il 2001 con 125 mila iPod venduti.</p>
<p>“Sono stato molto fortunato a crescere in un momento storico in cui la musica era davvero importante” – spiega Steve Jobs. “Per un certo periodo, però, non è stato più così, e l’iPod ci ha aiutato a riportarla al centro della vita di decine di milioni di persone. Questo mi rende felice, perché penso che la musica sia un bene per l’anima”. Di certo lo è per le casse dell’azienda di Cupertino, che a metà dei Novanta attraversa la più profonda crisi della sua storia, e ne esce prima grazie alle curve colorate dell’iMac, poi all’iPod, che apre la strada alla rivoluzione touch dell’iPhone e dell’iPad. Apple apre così al mondo dei gadget post-pc, che sono computer ma del computer non hanno nulla: l’iPod ha un processore, un hard disk, un display (e con un vezzo che solo i veri fan possono apprezzare, i primi modelli recuperano per l’interfaccia il font storico del primo Mac). Ma è quello che manca a farne una novità assoluta: non c’è più la scrivania, finisce la solita metafora delle cartelle e dei documenti, per trovare la canzone preferita si usa un dito. Prima dell’iPhone, che rivoluziona il mondo  della telefonia, è l’iPod a rivoluzionare l’informatica (a cominciare proprio da Apple, che perda la parola “computer” nella ragione sociale).</p>
<p>Nel 1999 il brevetto di un riproduttore di file musicali viene depositato da Compaq, ma l’azienda non ritiene vantaggioso mettere in commercio un riproduttore di file musicali. Schemi e progetti arrivano a Cupertino e sono radicalmente rielaborati, per dar vita ad un apparecchietto di plastica bianca e acciaio che diviene in breve tempo il più diffuso lettore Mp3, aprendo le porte ad un mercato ampissimo e in costante crescita. Quando, nel 2004, Hp decide di lanciarsi nel business, stringe un accordo con Apple e mette il proprio marchio sull’iPod; nel frattempo ha inglobato Compaq, e quindi – suprema ironia del capitalismo avanzato – compra un oggetto che era stato già suo.</p>
<p>Complesse anche le implicazioni sociali: Steve Levy, senior editor tecnologico di Newseek, nel suo <em>Semplicemente Perfetto</em> (Sperling &amp; Kupfer, pp. 305, euro 18) segnala ad esempio come la sfera di musica in cui si chiudono i portatori di cuffiette bianche sia un modo di isolarsi e allo stesso tempo di comunicare, segnalando l’appartenenza ad una comunità. Che è in continua espansione, ma rimane sempre vagamente elitaria, a differenza di quanto accadde negli anni Settanta e Ottanta con il Walkman: l’iPod è trendy, ipertecnologico, semplice da usare e permette di portare con sé tutta una vita di canzoni. Ma vi si possono immagazzinare fotografie, video, contatti, appuntamenti, note; molto più della musica, che già basterebbe da sola a delineare un ritratto psicologico e caratteriale del possessore; non per niente viene introdotta una combinazione segreta per vietare l’accesso agli estranei.</p>
<p>Ma l’invenzione di Jobs è anche una rivoluzione culturale, che ha scardinato modelli di business immobili da decenni, stravolto le abitudini degli appassionati di musica, ridisegnato le classifiche di vendita e le strategie dei discografici. Il suo successo è dovuto all’integrazione tra hardware, software e servizi in un sistema chiuso, dove le canzoni si acquistano online su iTunes Music Store, si ascoltano tramite il programma iTunes, si copiano sugli iPod. Le case discografiche, inizialmente scettiche, accettano la scommessa, e oggi iTunes Store ha venduto oltre 16 miliardi di canzoni: poco, rispetto alla pirateria, ma abbastanza per farne il più grande negozio di musica al mondo. Con gli anni, <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=67&amp;ID_sezione=39">Apple ha allentato il controllo del Drm sui brani acquistati</a>, che adesso si possono ascoltare su tutti i riproduttori di file Aac, ma ha riproposto l’idea del sistema chiuso prima con l’<a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=177&amp;ID_sezione=39">App Store per iPhone, iPod Touch e iPad</a>, poi con <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=304&amp;ID_sezione=39">quello per Mac</a>, puntualmente copiati da Android e Windows.</p>
<p>Il declino del piccolo gioiello bianco e argento (nel frattempo diventato pure nero e rosso, in una versione speciale per gli U2) comincia con l’introduzione dell’iPhone: Steve Jobs, nel 2007, lo presenta come il miglior iPod di sempre. Ma l’<a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=102&amp;ID_sezione=39">iPod Touch</a> non ha più niente del vecchio iPod, che ora si fregia dell’aggettivo “classic”. La famosa ghiera cliccabile scompare, sia nel modello base, lo <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=174&amp;ID_sezione=39">Shuffle</a>, sia in quello top: rimane nel Nano, che è il vero erede dell’iPod. Fino all’anno scorso, quando anche <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=291&amp;ID_sezione=39">il piccolo lettore Apple si converte al touch</a> e adotta un’interfaccia simile a iOS.</p>
<p>Oggi per Apple l’iPod non è più una fonte primaria di guadagni, anche se la supremazia di Cupertino sul mercato dei riproduttori di file digitali continua incontrastata, con oltre il 75 per cento negli Usa. Ma Tim Cook, nel suo primo Keynote da Ceo, pur accennando all’importanza dell’iPod, non ha annunciato nessuna novità. Così l’icona dell’iPod rimaneva in un angolo dell’iPhone, per avviare il riproduttore musicale del supertelefonino con la Mela. Con iOS è scomparsa: al suo posto c’è un’anonima nota musicale. Scelta coerente, ma triste, perché quel piccolo scrigno di emozioni digitali riassume in una sintesi estrema la missione di Steve Jobs: <a href="http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=358&amp;ID_sezione=39">far convivere tecnologia e arte</a>.</p>
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		<title>La lezione di Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 09:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi il mondo ha perso un grande innovatore, un genio visionario, un affabulatore straordinario. Uno stratega del marketing, un instancabile appassionato di musica, un padre attento e generoso. Steve Jobs è morto. Era davvero per lui la poltrona riservata in prima fila, due giorni fa alla presentazione dl nuovo iPhone 4S. Inquadrato dalle telecamere all’inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-925" title="steve-jobs" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs.jpg" alt="" width="625" height="356" /></a></p>
<p>Oggi il mondo ha perso un grande innovatore, un genio visionario, un affabulatore straordinario. Uno stratega del marketing, un instancabile appassionato di musica, un padre attento e generoso. Steve Jobs è morto.</p>
<p>Era davvero per lui la poltrona riservata in prima fila, due giorni fa alla presentazione dl nuovo iPhone 4S. Inquadrato dalle telecamere all’inizio e alla fine, quel posto vuoto serviva probabilmente a lasciare qualche speranza che all’ultimo momento davvero il fondatore di Apple comparisse, come qualcuno aveva immaginato alla vigilia. Non è successo, Jobs non si è presentato: stava lottando con la morte, o addirittura aveva già lasciato questo mondo, a sentire i più maligni, e l’annuncio non era stato dato immediatamente per non rovinare il primo keynote di Tim Cook in veste di Ceo.</p>
<p>Forse non sapremo mai davvero com’è andata, e in fondo poco importa, sarebbe solo un altro segno della maniacale attenzione di Apple per la segretezza che tutti conosciamo. Ma di Apple conosciamo altre cose, prima fra tutto la capacità di innovare, di sorprendere, di ribaltare le regole. Nel famoso spot “Think Different”, a un certo punto si parla di quelli che “non hanno rispetto per lo status quo”.</p>
<p>Rispetto, tradizione, visione. Con Jobs la tecnologia è diventata cultura. Non tanto perché i computer sono strumenti utilizzabili da tutti, col mouse prima, con il touchscreen poi e domani con la voce: elogiare Apple per aver adottato interfacce sempre più semplici e naturali è giusto, ma svela solo una parte del percorso di Jobs. L’altra parte, più importante, è nelle mani dei 300 milioni di possessori di iPod in tutto il mondo. Aver trasformato un lettore di Mp3 in un simbolo di passione per la musica è stato un colpo di genio: non importa sapere cos’è un file, dove lo si trova, come si copia, basta collegare l’iPod al computer e funziona tutto automaticamente. E si entra a far parte di un’elite, in cui tutti sono uguali ma tutti sono diversi da chi quelle cuffiette bianche non le ha.</p>
<p>La tecnologia era diventata già moda con i colori vivaci dell’iMac, tuttavia per trasformarsi in cultura serviva un passo ulteriore, un oggetto che avesse un forte legame emotivo con chi lo usava.  E la musica, come l’appassionato Jobs sapeva bene, genera emozioni. Così per la prima volta l’iPod univa tecnologia e sentimento, un hard disk, una batteria e un processore nella visione di Jobs diventavano la piccola cassaforte dove conservare emozioni in forma digitale. Musica prima, poi anche foto, video, indirizzi e numeri di telefono.</p>
<p>Sempre qui, a cavallo tra arte e tecnologia, sono nati gli altri prodotti di successo degli ultimi anni, dall’iPhone all’iPad, che  a loro volta hanno aperto la strada alle innovazioni di Lion, l’ultimo sistema operativo di Cupertino, e al MacBook Air, il portatile con la Mela più venduto. Apple in questo Terzo Millennio ha cambiato pelle, eliminando la parola computer dalla ragione sociale,  aprendo ai servizi con iTunes (e ora iCloud), dilagando in settori nuovi come quello degli smartphone, inventandone altri, come quello dei tablet. Questa è la storia, vista dall’esterno. Ma non saranno i brevetti, le invenzioni, a rimanere. L’iPod sparirà: ha già dieci anni di vita e la rivoluzione che ha avviato deve ancora completarsi, ma la rotellina non serve più. L’iPhone, col nuovo 4S, sta già andando oltre il multitouch, che pure era la sua caratteristica più interessante. E chissà quale futuro si prospetta per l’iPad.</p>
<p>Rimarrà, di Jobs, la lezione più importante: i gadget passano, le funzioni si evolvono, tutto cambia. Nell’informatica, come nella vita, non contano gli oggetti, ma le persone. E non basta aver dato vita a un’invenzione geniale, bisogna imparare a ricominciare da capo ogni volta, perchè la vita è un continuo movimento, come ben sa il Faust di Goethe, che muore proprio nel momento in cui per la prima volta si guarda indietro. Steve Jobs è morto, ma ha sempre guardato avanti.</p>
<p>P.S. Questo post è stato scritto su un computer Apple, mentre la musica suona sullo stereo attraverso iTunes; sulla scrivania c&#8217;è un&#8217;iPhone che non smette di suonare e l&#8217;iPad continua a notificare messaggi su Twitter. Come quasi tutti gli altri di MondoMac, insomma, ma con gli occhi umidi e un gran buco nel cuore.</p>
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		<title>Steve Jobs: &#8220;L&#8217;era del computer è finita, è tempo di iCloud&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 08:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La più grande amnistia della storia è a portata di mano. Anzi, di click: per 25 dollari l’anno la nuova versione di iTunes analizzerà il nostro hard disk e sostituirà tutti i brani con file di buona qualità audio, e soprattutto legali. Si chiama iTunes Match ed è forse la più importante delle novità presentate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/06/WWDC-title.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-879" title="WWDC-title" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/06/WWDC-title.jpg" alt="" width="499" height="326" /></a></p>
<p>La  più grande amnistia della storia è a portata di mano. Anzi, di click:  per 25 dollari l’anno la nuova versione di iTunes analizzerà il nostro  hard disk e sostituirà tutti i brani con file di buona qualità audio, e  soprattutto legali. Si chiama iTunes Match ed è forse la più importante  delle novità presentate ieri da Steve Jobs, quella che ha svelato  all’ultimo sul palco del Moscone Center di San Francisco in uno dei suoi  consueti colpi di scena. Così, dopo lunghe trattative con le case  discografiche (cui pare abbia versato 150 milioni di dollari), grazie ad  Apple si avvia al tramonto l’era degli Mp3 pirata. Enzo Mazza,  presidente della federazione Italiana Industria Musicale, frena un po’:  «È una risposta intelligente alla pirateria; non un’amnistia, ma certo  la terza rivoluzione del mercato della musica dopo Napster e iTunes  Store».</p>
<p><strong>Sempre connessi</strong><br />
iTunes Match, che  arriverà in autunno, è una delle funzioni della nuova piattaforma di  Cupertino basata su iCloud, il servizio di cloud computing targato  Apple. La nuova frontiera del digitale ha i contorni sfumati di una  nuvola dove sono immagazzinati i dati, che siano canzoni, film, ebook,  programmi, documenti: tutto è sincronizzato istantaneamente, senza  nemmeno premere un tasto. Così, per la musica, se vogliamo ascoltare  proprio quella canzone che non abbiamo copiato sull’iPhone, è la nuvola a  scaricarla per noi. Se abbiamo già acquistato un’app sull’iPad, subito  sarà disponibile anche sull’iPod Touch. Si può addirittura cominciare a  scrivere un file di testo su un apparecchio e continuare sull’altro. E  anche le foto, appena scattate si possono vedere sul pc. Con iCloud  finisce ufficialmente il servizio MobileMe, che fino ad oggi ha offerto  la possibilità di sincronizzare calendari, contatti, mail, segnalibri  tra più computer o tra computer e dispositivi iOS. Per gli abbonati (a  99 dollari l&#8217;anno), MobileMe funzionerà ancora fino alla fine di giugno  dell&#8217;anno prossimo. Lapidario il commento di Jobs: «Abbiamo imparato dai  nostri errori».</p>
<p>Se dieci anni fa il centro dell’intrattenimento  domestico era il computer, nella nuova visione di Apple oggi è la  nuvola: vi si connettono tutti i dispositivi Apple, che trasmettono una  quantità enorme di dati ai tre centri di elaborazione americani. Quello  nel North Carolina è costato 500 milioni di dollari, ma per chi usa un  gadget della Mela i servizi base sono gratuiti e comprendono anche 5 GB  di spazio per i dati (ci si può chiedere, semmai, quanto costeranno in  termini di privacy). E proprio ieri in rete circolava un vecchio filmato  in cui Jobs racconta le meraviglie del cloud (che ancora non si  chiamava così): risale al 1997, quando era appena tornato ad Apple dopo  la parentesi di Next.</p>
<p><strong>Un leone nel computer</strong><br />
Per sfruttare al meglio le funzioni di iCloud, computer e dispositivi  mobili dovranno essere aggiornati ai nuovi sistemi operativi, presentati  ieri in anteprima: Lion per i computer e iOS 5 per iPhone, iPod Touch e  iPad. L’edizione 2011 della Worldwide Developers’ Conference è dedicata  al software, un argomento non forse particolarmente interessante per il  grande pubblico, in assenza di nuovi gadget. Ma, come spiega Jobs,  «l’hardware è il corpo, il software l’anima dei nostri prodotti».  E  l’anima cambierà parecchio: Lion, la nuova versione di Os X, perde il  nome storico Mac ma in compenso guadagna oltre 250 nuove funzioni, molte  delle quali prese a prestito proprio dall’iPhone, come il controllo  tramite touchpad, il salvataggio automatico dei documenti, la  possibilità di visualizzare le applicazioni a tutto schermo. Sarà  disponibile a luglio, ovviamente via cloud: niente disco, ma un semplice  (e lungo, si teme) download da Internet.</p>
<p><strong>L’iPhone sposa Twitter</strong><br />
Per i gadget mobili, la prima novità è quella più attesa: nell’era  degli apparecchi post-pc, come li definisce Jobs, era davvero ridicolo  che per funzionare dovessero essere collegati a un computer. Per i 200  milioni di possessori di iPhone, iPod Touch e iPad dal prossimo autunno  non sarà più così: il post-pc taglia il cordone ombelicale con il pc e  si connette alla nuvola senza fili, anche per la prima attivazione e per  gli aggiornamenti del sistema operativo.<br />
Tra le molte migliorie di  iOS5 c’è poi una navigazione web più semplice grazie alle tab, la  possibilità di scaricare le pagine per leggerle offline, una chat  integrata, e soprattutto una profonda integrazione con Twitter. In più,  forte dei 130 milioni di libri scaricati dal suo iBookstore, Apple ha  pensato bene di sviluppare un’app analoga per i giornali, che ovviamente  si chiama Newsstand (Edicola).</p>
<p>A differenza degli altri anni,  stavolta a San Francisco non c’è il nuovo iPhone: l’appuntamento, però, è  solo rinviato, forse a settembre. E si spera di nuovo con Steve Jobs,  che ieri è apparso magro e molto provato, parlando per nemmeno trenta  minuti in un Keynote di due ore. &#8220;Ti amo&#8221;, gli ha urlato qualcuno dal  pubblico. E lui: &#8220;Bene,anche questo aiuta. Lo apprezzo molto&#8221;.</p>
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		<title>A sorpresa, Steve Jobs presenta l&#8217;iPad 2</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 19:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Abbiamo lavorato tanto su questo prodotto e non volevo perdermi il suo lancio». Steve Jobs è sul palco dello Yerba Buena Center di San Francisco per presentare la sua ultima creatura, l&#8217;iPad 2. Alla vigilia del lancio, sul web si era diffusa la voce che il presidente di Apple avrebbe approfittato dell&#8217;occasione per apparire in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/03/ipad-2-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-808" title="ipad-2-3" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/03/ipad-2-3.jpg" alt="" width="500" height="340" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2011/03/ipad-2-3.jpg"></a>«Abbiamo lavorato tanto su questo prodotto e non volevo perdermi  il suo lancio». Steve Jobs è sul palco dello Yerba Buena Center di San Francisco  per presentare la sua ultima creatura, l&#8217;iPad 2. Alla vigilia del lancio, sul  web si era diffusa la voce che il presidente di Apple avrebbe approfittato  dell&#8217;occasione per apparire in pubblico, interrompendo un periodo di malattia  che dura dal 17 gennaio, e che lo ha costretto a passare il timone dell&#8217;azienda  al direttore operativo Tim Cook. E lo ha fatto davvero. Magro, ma non più del  solito, un&#8217;inedita cintura a sostenere i soliti Levi&#8217;s 501, annuncia numeri da  successo mondiale: il 2010 è stato l&#8217;anno dell&#8217;iPad, racconta, con 15 milioni di  esemplari in nove mesi, «più di tutti gli altri tablet messi insieme». Per  Cupertino questa cifra si traduce in 9,5 miliardi di dollari di fatturato, oltre  il 17 per cento del totale.</p>
<p><strong>Per le videochiamate</strong><br />
«Ma non ci siamo  riposati sugli allori», dice Jobs, e la sua voce un po&#8217; stanca echeggia nella  sala della Bbc di Londra, dove sono riuniti i giornalisti europei. Il nuovo  tablet Apple è più sottile e più potente, disponibile in bianco e nero («da  subito», commenta, ironizzando sulla débâcle dell&#8217;iPhone bianco, mai arrivato  sul mercato) e ha finalmente una fotocamera per le videochiamate e una per  riprendere video e foto. Mancano ancora la porta Usb e la compatibilità con  Flash.<br />
A un primo contatto ricorda un grande iPod touch, e fa sembrare già  obsoleto il modello precedente, grazie anche ad un accessorio come la smart  cover, che lo protegge ma non ne svilisce il design. L&#8217;iPad 2 sarà in vendita  allo stesso prezzo della prima versione dall&#8217;11 marzo negli Usa e dal 25 in  Italia. Giusto in tempo per fronteggiare l&#8217;invasione della concorrenza: se  finora il tablet Apple è stato praticamente senza rivali, entro la fine  dell&#8217;anno dovrebbero infatti essere un centinaio i modelli in commercio,  perlopiù basati sul sistema operativo Android 3 di Google. Jobs, come sempre, è  molto diretto: li chiama «copioni».<br />
A Cupertino hanno scelto la strada  dell&#8217;evoluzione e non della rivoluzione, certi che il vantaggio acquisito  basterà a garantire la supremazia dell&#8217;iPad ancora per molto tempo. Jobs  sottolinea come la diffusione del tablet abbia trasformato per sempre il mercato  dell’informatica, introducendo l&#8217;idea di un computer davvero personale, semplice  da usare, perfetto per il lavoro e i giochi, ma anche per libri, film e tv.<br />
<strong>Il post computer</strong><br />
Il computer dopo il computer, il «post pc»: un mercato  che nel 2011 dovrebbe arrivare a 45 milioni di pezzi. «Non ha senso parlare di  velocità e specifiche tecniche &#8211; prosegue &#8211; come se questi apparecchi fossero  pc». Invece hardware e software sono progettati insieme (e qui Apple offre sul  suo Store 65 mila app apposta per l&#8217;iPad), sempre tenendo in mente l&#8217;esperienza  d&#8217;uso: così Garage Band, ad esempio, permette di riprodurre infiniti strumenti  musicali e suonarli con un dito. E l&#8217;accelerometro smette di essere un  componente elettronico per trasformarsi in una piccola magia: le note del  pianoforte suonano più meno forti a seconda del tocco.<br />
In un&#8217;ora la  rivincita di Jobs è completa. Sugli altri tablet, «che i produttori dovranno  riprogettare dopo il nostro iPad 2», sui tabloid scandalistici, per i quali gli  rimanevano solo poche settimane di vita. E sulla malattia, che per alcuni minuti  sembra apparire meno grave. La presentazione della nuova tavoletta si conclude  proprio come il lancio della prima versione, il 27 gennaio dello scorso anno:  «La tecnologia da sola non ci fa battere il cuore. Per farlo, deve essere unita  alle arti liberali e all&#8217;umanesimo». Dopo i ringraziamenti a tutto il team  dell&#8217;iPad, il sipario cala con la musica dei Beatles.</p>
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		<title>Apple, la fabbrica che produce desideri</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 07:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A chi e a cosa serve un computer-tavoletta privo di tasti, senza porte usb né videocamera? L’iPad arriva oggi nei negozi europei senza aver risposto alla domanda, ma con un milione di esemplari venduti negli Usa in appena quattro settimane. Di centomila prenotazioni in Italia e di un clamore mediatico senza precedenti. O meglio, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/05/appletabletb601-copy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-718" title="appletabletb601 copy" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/05/appletabletb601-copy.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a>A chi e a cosa serve un computer-tavoletta privo di tasti, senza porte usb né videocamera? L’iPad arriva oggi nei negozi europei senza aver risposto alla domanda, ma con un milione di esemplari venduti negli Usa in appena quattro settimane. Di centomila prenotazioni in Italia e di un clamore mediatico senza precedenti. O meglio, i precedenti esistono, e sono ancora Apple: l’iPod prima, l’iPhone poi. Nemmeno loro hanno risposto alle domande che hanno sollevato: perché passare l’intera giornata con le cuffiette bianche nelle orecchie e 40 mila canzoni nel taschino? Perché acquistare un cellulare costoso, che non è un granché per telefonare però sfiorandolo con un dito fa mille cose inutili e divertenti?</p>
<p>L’ultima crociata di Steve Jobs è contro i bottoni. Ma da quando è a capo di Apple (dal ‘76 a oggi, a parte un esilio di dodici anni), Steve Jobs crea bisogni, inventa necessità, stimola pulsioni di possesso insieme perfettamente logiche e profondamente irrazionali. Sa quello che i consumatori vogliono anche se loro stessi ancora lo ignorano. A un certo punto, ad esempio, decise che i computer non avevano più bisogno dei floppy disk. Era il 1998 e le chiavette Usb non si vendevano ancora, internet non era così diffusa (e molto lenta), ma l’iMac poteva scambiare file solo in allegato a una mail. Per entrare nell’élite che usava il computer colorato come il mare di una città australiana serviva un lettore di floppy esterno: un disagio sopportato stoicamente dagli adepti. Progettato con maniacale cura da Jonathan Ive &#8211; che poi firmerà tutti i prodotti Apple &#8211; l’iMac cambiò l’aspetto dei computer; era tondeggiante, amichevole, facile da usare. Univa praticità e sentimento, informatica e design. Jobs lo ha ripetuto, lo scorso gennaio, presentando l’iPad: Apple è da sempre al crocevia tra scienza e arti liberali.</p>
<p>La musica, per dirne una: 250 milioni di iPod fa c’era solo il walkman, oggi l’azienda di Cupertino (che nel frattempo non si chiama Apple Computer, ma Apple e basta) è il primo negozio nel mondo di rock, pop, classica. Oltre dieci miliardi di canzoni vendute, una superiorità così schiacciante che gli Usa hanno avviato un’indagine per sospette pratiche monopoliste. Roba da Microsoft. Eppure anche con iTunes Store, Jobs ha saputo creare un bisogno: dopo Napster erano pochissimi quelli che sentivano la necessità di acquistare canzoni sul web, pieno di file Mp3 da scaricare gratis. Sette anni dopo, non sono abbastanza da sconfiggere la pirateria, ma sufficienti per prospettare alle case discografiche una via d’uscita dalla crisi che le ha devastate negli ultimi anni. Jobs li ha convinti con la buona qualità dell&#8217;audio, la velocità del download, la facilità d’uso. Ha condotto una battaglia personale contro le odiose limitazioni imposte dalle major: all’inizio i brani acquistati potevano essere ascoltati solo sull’iPod, oggi sono leggibili da tutti i lettori. E infine ha pensato anche ad abbinare agli anonimi file musicali i testi e le copertine, come nei dischi. Che si sfogliano, quasi fossero le vecchie collezioni di ellepì. Nostalgia e tecnologia.</p>
<p>Sconfitto il cancro, rinato grazie ad un trapianto di fegato (e diventato sostenitore della donazione di organi), per Jobs questo 2010 sarà un anno da ricordare. E anche per Apple: le novità in programma sono parecchie, a cominciare dalla Worldwide Developers&#8217; Conference che si apre il 7 giugno a San Francisco, dove con ogni probabilità sarà presentato il nuovo iPhone. Perché il segreto è sì pensare diversamente, ma anche saper riconoscere il valore degli avversari: l’ultimo si chiama Google.</p>
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		<title>A New York, il giorno dell&#8217;iPad</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 21:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/04/IMG_5991.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-669" title="IMG_5991" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/04/IMG_5991.jpg" alt="" width="560" height="374" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Sono le nove del mattino, c’è il sole, il cielo è azzurro. Ma la Fifth Avenue risuona di un conto alla rovescia, neanche fosse Times Square l’ultima notte dell’anno. Three, two, one, go! E parte la corsa all’iPad, con centinaia di persone che si accalcano nel negozio Apple. Qualcuno era in coda da giorni, come Greg Packer, pensionato con parecchio tempo da perdere, che risponde alle domande dei giornalisti solo se garantiscono adeguata visibilità: “Perché lo compro? Perché è un portatile senza tastiera e un iPhone senza telefono, sono certo che cambierà la storia dei computer”.<br />
Non è il solo a pensarla così e se le code non sono chilometriche, è solo perché molti hanno preferito prenotare sul web il gadget dell’anno e riceverlo a domicilio. In alternativa, è possibile ritirarlo presso il negozio più vicino: così le file sono in realtà due, e il primo ad agitare trionfante l’iPad davanti al cubo di vetro con la Mela è Richard Gutjahr, blogger tedesco con stampato sulla maglietta l’indirizzo web del suo sito.  Pubblicità a buon mercato o interesse reale? “Penso sia un prodotto geniale, ma saranno le applicazioni a fare la differenza”.</p>
<p style="text-align: left;">Il mercato è già vastissimo: alle oltre 150 mila sviluppate finora per iPhone e iPod Touch, su App Store c’è una sezione con un migliaio di programmi che permettono di sfruttare al meglio la potenza di calcolo e lo schermo da 9,7 pollici dell’ultima creatura di Steve Jobs. E’ perfetto per foto, film e programmi tv, ma pure per leggere libri, giocare, navigare in internet, gestire le mail. Si comanda sfiorandolo con le dita, ha una memoria da 16 a 64 Gb; a internet accede attraverso il wi-fi o la rete cellulare.“E’ a metà strada tra un cellulare e un portatile”, aveva detto Jobs alla presentazione a San Francisco il 27 gennaio scorso. Tutto in alluminio, assomiglia a un iPod touch gigante, così da Tekserve, uno dei pochi negozi non Apple che lo vendono, un commesso scherza: “Non lo compro, ho già la versione mini”, e tira fuori il suo iPod. David Lerner, cinquantasei anni, venticinque passati a vendere computer Mac, non ha dubbi: sarà un successo. E le ultime stime degli analisti di mercato prevedono sette milioni di esemplari venduti nel 2010.</p>
<p style="text-align: left;">In Europa il tablet Apple arriverà più in là (le date più probabili sono il 24 o il 30 aprile), così i turisti in cerca del souvenir più originale sono molti, ma alla fine diversi italiani optano per il vicino negozio di Abercrombie &amp; Fitch: “Costa troppo &#8211; spiegano Laura e Michela – e noi abbiamo un sacco di regali da fare”. I prezzi vanno da 499 a 699 dollari, ma Apple vende al massimo due iPad per persona, e chi è riuscito ad accaparrarsene anche solo uno lo tiene ben stretto:  “Non so ancora come lo userò, ma so che volevo averlo subito”, spiega un ragazzo. Perché? “Comprerei tutto quello che produce Apple”.  Poco in là, una ragazza racconta di aver aspettato due giorni per regalarlo al fidanzato. Assomiglia ad Ugly Betty, ma interpreta il ruolo che in tv è della moglie di Phil, nella seguitissima serie “Modern Family”. Nell’ultimo episodio, trasmesso qualche giorno fa, lei decide di comprare un iPad per il compleanno del marito, ma viene coinvolta in una rissa mentre aspetta in coda.  Alla fine riesce ad averlo e la puntata si chiude con Phil che sussurra un “ti amo” e la moglie che risponde “Anch’io”. Solo che lui sta parlando all’iPad.</p>
<p style="text-align: left;">La copertura mediatica riservata al gadget di Apple è impressionante: Steve Jobs campeggia sulla copertina di Time Magazine e di Newsweek, mentre il Wall Street Journal, il New York Times e altri quotidiani, riviste e siti web hanno pubblicato recensioni entusiastiche e in tv David Letterman ne ha già scoperto un uso inedito, come tagliaverdure. Questo non impedisce che ci sia chi è deluso e decide di rinviare l’acquisto: “Troppo pesante”; “Non ha la porta Usb”; “Bello ma non è compatibile con i siti che usano Flash”; “Mi aspettavo una webcam, attenderò il modello successivo”, sono alcuni commenti di chi prova gli esemplari esposti. “I libri si leggono meglio sul Kindle”, obbietta perplesso un signore di mezza età, confrontando lo schermo dell’iPad con quello in bianco e nero del lettore Amazon che ha portato da casa. Per i critici più agguerriti, però, il vero problema sarebbe un altro. Con iTunes prima, App store poi, e ora iBooks, Steve Jobs avrebbe creato un sistema chiuso, dov’è l’unico a decidere quali contenuti possono arrivare sugli apparecchi Apple: giornali, libri, musica, film, show televisivi, videogame, software. Un controllo pressoché totale, che metterebbe nelle sue mani un potere enorme.</p>
<p style="text-align: left;">Intanto, almeno un’obiezione si può lasciar cadere: la tastiera virtuale non sarà comodissima, ma si può usare anche per testi piuttosto lunghi. Questo articolo è stato scritto in parte su un iPad.</p>
<p style="text-align: left;">(foto: <a href="http://www.ifabio.com" target="_blank">iFabio</a>)</p>
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		<title>Per Steve Jobs un compleanno con dieci miliardi di canzoni</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 07:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/02/attachment.ashx_.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-638" title="attachment.ashx" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/02/attachment.ashx_.png" alt="" width="575" height="136" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Dieci miliardi di canzoni: più di una e mezza per ogni abitante della Terra, compresi neonati e ultracentenari, da New York alla Siberia. Il record è stato raggiunto alle 22:45 di ieri (ora italiana), e certo oggi Steve Jobs si produrrà in qualche dichiarazione trionfante sul successo del suo iTunes Store. Con buona ragione: inaugurato nell’aprile 2003, è diventato in meno di sette anni il più grande negozio di musica del mondo e ha cambiato per sempre il modo di ascoltare canzoni e album. È nata una generazione che non conosce il disco in vinile e ha poca dimestichezza col compact disc, perché ascolta musica «liquida», dati digitali senza copertina né libretto da tenere in mano. E spesso senza scontrino: per chi ha meno di vent’anni, il download illegale di file Mp3 è la più importante fonte di approvvigionamento di canzoni, quando non l’unica.</p>
<p><strong>Le origini</strong><br />
I primi strumenti professionali di registrazione digitale risalgono all’inizio dei Settanta, e tuttavia è solo con il compact disc (1982) che la tecnologia diventa popolare. Digitale, ovvero tradotta in bit, è anche la musica in Mp3, che nasce ufficialmente come standard nel 1997 dopo dieci anni di studi e ricerche all’università di Hannover. In pochi ne percepiscono la portata rivoluzionaria, finché non arriva Napster, che permette di scambiare file musicali con un pc e una connessione internet. Il sito chiude nel 2001, sotto la pressione delle case discografiche, ma in due anni sulle reti Peer To Peer sono transitati illegalmente centinaia di milioni di brani. Per contrastare il declino dei cd, le major lanciano siti di download a pagamento, che falliscono tutti. L’unico ad avere successo è iTunes Store, pensato soprattutto come servizio per l’iPod, il lettore digitale di Apple. Probabilmente Jobs non si aspettava di arrivare al traguardo di oggi, ma certo è stato scaltro ad adottare lo stesso modello con altri prodotti della Mela, innanzitutto l’iPhone, per cui ha ideato l’App Store: tre miliardi di download in nemmeno un anno e mezzo.</p>
<p><strong>Più singoli, meno dischi</strong><br />
Oggi non si vendono tanto album, quanto singoli, proprio come negli anni Sessanta i dischi più diffusi erano i 45 giri; è la fine dei concept album e il segno di una frantumazione sempre maggiore della musica, liberata dal supporto fisico e utilizzata ovunque: impianti stereo per la casa e l’auto, computer, telefonini, console per videogiochi, lettori digitali portatili. C’è chi si oppone, come gli Ac/Dc, tra le ultime band di rilievo a tenersi fuori da iTunes proprio in nome dell’integrità artistica, e chi ne è entusiasta: ad esempio i Radiohead, che da qualche tempo pubblicano solo canzoni sparse. Thom Yorke e compagni le mettono in vendita direttamente sul proprio sito web, bypassando le case discografiche e pure iTunes. Brian Eno, produttore tra l’altro di U2 e Coldplay, ne ha tratto conseguenze radicali: «Penso che i dischi siano stati solo una piccola parentesi nello scorrere del tempo e quelli che hanno potuto guadagnarci da vivere sono stati fortunati. Non c’è ragione per cui qualcuno avrebbe dovuto accumulare tanto denaro vendendo musica, a parte il fatto che quella era la cosa giusta in un certo periodo storico. E ora è finito».</p>
<p>Per celebrare quello iniziato da poco e arrivato ieri ad un traguardo importante (&#8220;una pietra miliare&#8221;, per dirla con Apple), c’è un premio: un buono iTunes da diecimila dollari per il fortunato che ha scaricato la decimiliardesima canzone. Il suo nome  è al momento ancora ignoto, mentre si conosce quello del vero vincitore: si chiama Steve Jobs e ieri ha festeggiato alla grande il suo cinquantacinquesimo compleanno.</p>
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		<title>&#8220;Lo abbiamo chiamato &#8230;iPad&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 23:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-608" title="apple222" src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2010/01/apple222.jpg" alt="apple222" width="526" height="396" /></p>
<p>Steve Jobs parla per dieci minuti. Racconta dei 250 milioni di iPod venduti, dei 50 milioni di visitatori nei negozi Apple. Poi passa all&#8217;annuncio che tutti aspettano: “Lo abbiamo chiamato  (pausa) &#8230;iPad&#8221;, dice, e il pubblico esplode. Giornalisti da tutto il mondo (ma c&#8217;è pure Al Gore, da tempo amico di Jobs) sono a San Francisco per la presentazione del tablet di Cupertino, che sui quotidiani americani oggi occupa lo stesso spazio del discorso di Obama alla nazione. Jobs scherza e lo alza neanche fosse la tavoletta delle leggi di Mosé: come previsto da blogger e analisti, è una specie di iPhone gigante, con schermo da 9,7 pollici, che si comanda sfiorandolo con le dita, memoria da 16 a 64 Gb; a internet accede attraverso il wi-fi o la rete cellulare. In vendita a marzo, costerà tra 499 e 829 dollari a seconda della dotazione di memoria e della connettività (il 3G è opzionale).
</p>
<p>E&#8217; un vero computer, ma non si usa come un computer: “E&#8217; a metà strada tra un cellulare e un portatile, però funziona meglio di entrambi, e anche dei netbook”, spiega Jobs. A toccarlo con mano, l&#8217;iPad è leggero, sottile e robusto: tutto in alluminio, riprende le linee dei portatili con la Mela, ma per il resto il design di Jonathan Ive è ancora una volta assolutamente originale. Molto veloce nel funzionamento, grazie al chip realizzato in casa da Apple (anche questa una novità assoluta), ha un display perfetto per le foto, film e programmi tv, ma pure per leggere libri, navigare in internet, giocare, e chissà che altro; come l&#8217;iPhone e l&#8217;iPod Touch, è un apparecchio senza tasti fissi, quindi può trasformarsi in mille gadget diversi, perché è il programma stesso a disegnare di volta in volta una nuova interfaccia.</p>
</p>
<p>Jobs ha saputo intuire prima degli altri i possibili sviluppi dell&#8217;industria digitale: con l&#8217;iPod ha inventato  non tanto un apparecchio – il lettore Mp3 esisteva già &#8211; quanto un ecosistema, iTunes Store, dove acquistare le canzoni con un click. Ha applicato lo stesso schema all&#8217;iPhone, con l&#8217;App Store, che oggi conta oltre tre miliardi di applicazioni scaricate in meno di diciotto mesi. E sarà così anche per i testi, con iBooks, che permette di comprare un libro sfiorandone la copertina su uno scaffale virtuale; per i 125 milioni di utilizzatori di iTunes non c&#8217;è nemmeno bisogno di inserire i dati della carta di credito. Per il Kindle è un colpo duro, pur se nascosto sotto un complimento (“Alla Amazon hanno fatto un grande lavoro, sono stati dei pionieri”). La mazzata arriva quando sul palco sale Martin Niesenholtz del New York Times e mostra l&#8217;edizione del quotidiano per iPad: la grafica del testo è simile a quella del giornale, ma basta un tocco perché la foto si animi, trasformandosi in un filmato con audio e video in alta definizione.</p>
</p>
<p>Riuscirà l&#8217;iPad a salvare il mercato dell&#8217;editoria e fare di Jobs il Gutenberg dell&#8217;era digitale? Sono in molti a sperarlo, e intanto lui si cautela immaginando che la tavoletta magica finirà sui banchi di scuola e sui tavolini dei salotti di tutto il mondo, ma pure negli uffici. Per questo Phil Schiller introduce una versione speciale di iWork, il pacchetto office di Apple, e mostra come impaginare testi e preparare presentazioni senza mouse né  tastiera (ma l&#8217;accessorio più venduto sarà il dock con la tastiera integrata, c&#8217;è da scommetterci). “Non è fantastico?”, chiede Jobs, e sorride. Ha lavorato intensamente all&#8217;iPad dopo il trapianto di fegato della scorsa primavera, e anche ora appare molto magro nella solita divisa: jeans Levi&#8217;s, T-shirt  nera, scarpe da jogging. Ha cinquantacinque anni e nel 2004 è stato operato per un tumore al pancreas, così questa potrebbe essere l&#8217;ultima rivoluzione di Apple guidata da lui personalmente, dopo il Mac, l&#8217;iPod e l&#8217;iPhone. E infatti la presentazione si chiude con una considerazione che riassume tutta la sua avventura a Cupertino: “Cerchiamo sempre di essere al punto d&#8217;incrocio tra tecnologia e arte, di sviluppare prodotti avanzatissimi, ma facili da usare, che siano naturali, semplici, belli. Per questo l&#8217;iPad è una creazione, non un prodotto”.</p>
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		<title>iPod Nano 5G, pregi e difetti</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 09:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli iPod Nano venduti in tutto il mondo sono 110 milioni, quasi la metà di tutti i riproduttori digitali firmati Apple. Tanto che oggi il vero erede del primo iPod lanciato nell’ottobre del 2001 è il piccolo lettore a stato solido, che a Cupertino è aggiornato e ridisegnato con una cura che non viene riservata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2009/09/ipod_nano_fotocamera.jpg"><img src="http://ruffilli.net/wp-content/uploads/2009/09/ipod_nano_fotocamera-300x199.jpg" alt="" title="ipod_nano_fotocamera" width="300" height="199" class="alignnone size-medium wp-image-420" /></a></p>
<p>Gli iPod Nano venduti in tutto il mondo sono 110 milioni, quasi la metà di tutti i riproduttori digitali firmati Apple. Tanto che oggi il vero erede del primo iPod lanciato nell’ottobre del 2001 è il piccolo lettore a stato solido, che a Cupertino è aggiornato e ridisegnato con una cura che non viene riservata al Classic, rimasto in produzione senza grandi cambiamenti da quasi tre anni. Certo, nell’ultima versione il prezzo è sceso e la capienza dell’hard disk è aumentata, ma la vera novità dell’evento Apple di due settimane fa è stata il lancio del nuovo Nano con videocamera integrata, in vendita a 139 euro per la versione da 8 Gb e 169 per quella da 16. </p>
<p><strong>Hardware</strong><br />
Esteriormente le differenze col modello precedente sono minime: i nove colori disponibili sono più brillanti, lo schermo appena più grande, la click wheel di qualche millimetro più piccola. Sul lato posteriore, il nuovo Nano ha una piccola placca metallica dove sono sistemati la videocamera e il microfono. Anche la confezione è la stessa, ma all’interno è cambiata la cuffia, che ora è uguale a quella dell’iPhone 3GS. Alla prima accensione si nota subito che il display è più ampio e più luminoso, e se usato in orizzontale (l&#8217;orientamento è automatico grazie all&#8217;accelerometro incorporato) diventa grande quasi quanto quello dell’iPod Classic. Tuttavia il display non è in 16:9, quindi i film sono riprodotti con due piccole bande nere sopra e sotto oppure a tutto schermo, ma leggermente tagliati ai lati; in compenso permette di controllare meglio il menù, che ora è più ricco di voci e davvero ben disegnato, frutto di anni e anni di continui affinamenti. Per film e videoclip, comunque, c’è poco di nuovo, a parte la presenza di un altoparlante interno che permette di ascoltare l’audio senza far ricorso alle cuffiette: nella nostra prova, il volume è risultato accettabile, la chiarezza discreta, ma ovviamente non è possibile pretendere alta fedeltà.</p>
<p><strong>Musica</strong><br />
Per la musica va segnalata la presenza di Genius Mix, una delle funzioni introdotte con iTunes 9: il computer crea automaticamente delle playlist di brani dello stesso genere e poi le trasferisce sull’iPod. Funziona perfettamente e le canzoni scelte sono effettivamente ben assortite, ma non si possono creare nuovi mix sull’iPod, come invece avviene con Genius (che però spazia fra generi diversi). Come nel precedente Nano (e nell’iPhone e nel Touch), e possibile attivare la funzione Shake to Shuffle: basta scuotere l’iPod per passare al brano successivo. Anche sul Nano è ora disponibile VoiceOver: un click prolungato sul pulsante centrale del telecomando e l’apparecchio pronuncerà nome dell’artista e titolo del brano. La qualità dell’audio, come sempre, è eccellente, senza traccia di distorsioni o fruscii; peccato solo per le cuffiette in dotazione, che offrono scarso isolamento dai rumori esterni e una riproduzione di livello appena accettabile. </p>
<p><strong>Radio</strong><br />
Abbiamo sentito con le nostre orecchie Steve Jobs dichiarare che gli utenti di iPod non volevano una radio o un registratore. Ma è passato qualche anno, e ora Apple ha cambiato idea: un registratore vocale era già presente nell’ultimo Nano e sul nuovo è stato ancora migliorato, sia nell’interfaccia che nelle funzionalità, (è possibile  marcare i vari capitoli di una registrazione), mentre per la prima volta un lettore di Cupertino integra un sintonizzatore Fm stereo con Rds. E lo fa con tutta la sofisticatezza e semplicità d’uso per cui Apple è famosa: molto elegante nell’interfaccia, con un grande numero centrale a indicare la frequenza, si regola tramite la click wheel e garantisce un’ottima qualità audio anche in zone molto affollate di stazioni. Ma ha una caratteristica che lo rende unico: registra in tempo reale le trasmissioni, così si può mettere in pausa e riprendere l’ascolto più tardi, o saltare le pubblicità, o tornare indietro fino a quindici minuti per riascoltare un brano. E’ un sistema finora applicato solo nel video e certamente unico tra i riproduttori portatili; è semplicissimo da usare, anzi non c’è assolutamente niente da cliccare, settare, controllare: parte automaticamente appena si sintonizza una stazione. Comodo pure iTunes Tagging, che permette di annotare automaticamente autore e titolo di una canzone trasmessa alla radio per acquistarla in seguito dal computer di casa, ma le emittenti che supportano questa funzione sono pochissime (e in Italia nessuna). </p>
<p><strong>Tutti registi</strong><br />
La novità più significativa introdotta con la quinta generazione è però la videocamera. Sulla carta le specifiche non sono granché (Apple dichiara solo che la risoluzione è Vga, ossia 640 per 480 pixel), ma alla prova dei fatti il Nano non se la cava male. I filmati sono fluidi (30 frame al secondo) e discretamente definiti, certo non come quelli ottenibili con l’iPhone, ma all’altezza di concorrenti come la Flip. Non ancora distribuita in Italia, negli Usa è un piccolo successo, diffusa soprattutto tra chi non ha grande dimestichezza con la tecnologia e vuole una videocamera compatta che permetta di registrare filmati e caricarli velocemente su YouTube. Il Nano ha dimensioni ancora più contenute e sul mercato americano ha lo stesso prezzo della Flip: per questo, quando Steve Jobs lo ha presentato, ha detto di aver inventato una telecamera a costo zero. Funziona così: si va nel menù Video e si clicca sul tasto centrale, poi si comincia a registrare; bisogna solo fare attenzione a non coprire l’obiettivo con le dita, ma si impara presto. Un’ora di video occupa poco più di 1 GB di memoria e l’autonomia massima è di circa due ore di registrazione. Sedici tipi di effetti speciali, tra cui il bianconero o il seppia, sono attivabili in tempo reale, ma non è possibile alcun intervento di editing sul file registrato, come invece avviene con l’iPhone e il Touch. Qualità buona, tutto sommato, peccato però che non sia possibile scattare anche foto.</p>
<p><strong>Il resto </strong><br />
Il Nano 2009 ha un contapassi che funziona con le scarpe Nike Plus anche senza installare il trasmettitore; nessuna novità invece per i videogiochi inclusi (solo tre), e per quelli acquistabili da iTunes Store (una quarantina di titoli), ma è chiaro che Apple punta sull&#8217;iPhone e sul Touch per sfondare nel mercato delle console mobili. La durata della batteria è in linea col modello precedente, e nell&#8217;uso con l&#8217;altoparlante esterno supera di poco le quattro ore per il video (con le cuffie e la musica siamo arrivati a circa 25 ore).<br />
In conclusione, la quinta generazione del Nano è la migliore di sempre, conservando tutte le caratteristiche più importanti del modello precedente (compresa la possibilità di collegarsi al computer come memoria esterna) e introducendone molte altre. E’ facile da usare, la qualità audio e video è molto buona, le dimensioni ridottissime; peccato solo che Apple abbia scelto di non aumentare la memoria, che da un paio d&#8217;anni è ferma su i tagli da 8 e 16 GB. Per molti la radio potrebbe rivelarsi un&#8217;aggiunta perfino più invitante della videocamera, ormai presente su tutti i telefonini, che peraltro permettono anche di scattare di fotografie. Però, se il Nano batte i lettori multimediali di altre marche senza troppi problemi, è insidiato  in casa dall&#8217;iPod Touch, che a parità di memoria costa solo 50 euro in più, ha uno schermo più grande ed è espandibile all’infinito.</p>
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		<title>Steve Jobs ritorna e presenta i nuovi iPod</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 07:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Ruffilli</dc:creator>
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E&#8217; tornato. Dopo sei mesi di assenza per malattia, dopo un intervento complesso, dopo le voci sulla sua morte, Steve Jobs è entrato in scena accolto con una lunga standing ovation. “Come sapete, adesso ho il fegato di una persona di vent&#8217;anni che è morta in un incidente e senza di lui non sarei vivo”, esordisce. E prosegue: “Spero che la sua generosità sia di esempio per tutti, e che ciascuno di noi diventi un donatore di organi”, poi passa a ringraziare la comunità Apple e “specialmente Tim Cook, e gli altri che hanno portato avanti il mio lavoro in maniera eccellente”. Vestito come sempre di jeans e t-shirt nera, è ancora molto magro, la voce un po&#8217; fioca, ma più in forma rispetto all&#8217;ultima apparizione in pubblico, nell&#8217;ottobre dello scorso anno.</p>
<p>Jobs ha presentato i nuovi iPod: hanno una telecamera per registrare foto e video,  più memoria per canzoni e filmati, e sono (un po&#8217;) meno costosi, perché la crisi non è ancora finita, anche se per Cupertino in realtà non è mai cominciata. Con oltre 220 milioni di apparecchi venduti, l&#8217;iPod ha aperto un nuovo business per Apple, passata da piccolo ma innovativo produttore di computer a gigante mondiale dell&#8217;elettronica da intrattenimento. Ha rivoluzionato l&#8217;industria della musica e preparato la strada al clamoroso successo dell&#8217;iPhone, che oggi è uno dei suoi concorrenti più temibili (Jobs, presentandolo nel 2007 lo definì “il miglior iPod di sempre”)</p>
<p>Dopo otto anni di vita, il lettore multimediale più famoso del mondo vende ancora bene  in Europa e negli Usa, ma per la prima volta in Giappone viene sorpassato  da un Walkman digitale Sony. Così Apple lo trasforma in un apparecchio concettualmente assai diverso, che non si limita a riprodurre dati trasferiti dal computer, o al massimo registrare lezioni e conferenze, ma diventa una periferica capace di immagazzinare dati e metterli online direttamente o attraverso un pc. Filmati e fotografie che finiranno su Youtube e Flickr, dove già Apple regna incontrastata grazie all&#8217;iPhone. Reinventato è il piccolo Nano, leggermente ritoccato nella linea per poter accogliere lo schermo da 2,2 pollici e la radio Fm, ma arriva pure un nuovo Classic, con hard disk da 160 GB, e gli Shuffle a colori.</p>
<p>Dal palco dello Yerba Buena Center di San Francisco, Jobs annuncia un&#8217;altra novità: la versione 9 di iTunes, il programma per gestire video e musica sul computer e trasferirli su iPod, che ora permette di condividere in tempo reale brani e playlist attraverso social network come Facebook e Twitter. Col nuovo aggiornamento si possono anche acquistare suonerie. E, dopo il 45 giri digitale (due brani a prezzo speciale), a Cupertino provano a rilanciare il vecchio 33: ora si chiama  iTunes LP, e comprende, oltre alle canzoni,  il libretto, le note di copertina, immagini e filmati inediti. Funzionerà? Non è detto: gran parte degli 8,5 miliardi di  brani acquistati finora su iTunes Store fanno parte di un album, ma sono stati venduti come singoli. E poi ci sono i dubbi dei musicisti: i Radiohead, ad esempio,  ultimamente pubblicano solo canzoni sparse e hanno dichiarato di non voler registrare un intero disco almeno per un po&#8217;.</p>
<p>Buona parte della presentazione è dedicata ai videogiochi, che sono sempre in cima nelle classifiche dell&#8217;App Store con iPhone e iPod Touch ormai diventati concorrenti diretti della Psp di Sony e del Nintendo Ds: oltre 20 mila quelli disponibili,  quasi un quarto del totale. Uno dei produttori presenti al Keynote, Gameloft, annuncia di aver venduto oltre sei milioni di titoli: per questo Apple ha introdotto ieri una versione aggiornata del sistema operativo dell&#8217;iPod Touch (e dell&#8217;iPhone), la 3.1, che presenta diverse migliorie e qualche funzione nuova, come Genius Mix, con cui creare selezioni musicali personalizzate.</p>
<p>Per il resto, sono mancati parecchi annunci dati per certi alla vigilia: primo fra tutti il Tablet di Apple, un computer ultraportatile cui Jobs sta lavorando alacremente e che forse uscirà nel 2010, poi l&#8217;iPod Touch con la webcam, e soprattutto l&#8217;arrivo dei Beatles su iTunes Store. I Fab Four sono tra le poche band ancora assenti dal più grande negozio virtuale di musica, e molti ipotizzavano un lancio in grande stile per il 9 settembre, in coincidenza con la pubblicazione dei loro album rimasterizzati. Invece niente: a Londra, dove il Keynote di Jobs viene trasmesso in diretta per i media europei, le strade sono tappezzate di manifesti con John, Paul George e Ringo, ma è la pubblicità del videogioco Rock Band. Stavolta hanno vinto i Rolling Stones: “It&#8217;s only Rock and roll, but we like it”, come recita il titolo dell&#8217;evento di ieri, ripreso da una canzone di  Jagger e Richards pubblicata giusto 35 anni fa.  </p>
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