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A New York, il giorno dell’iPad

Sono le nove del mattino, c’è il sole, il cielo è azzurro. Ma la Fifth Avenue risuona di un conto alla rovescia, neanche fosse Times Square l’ultima notte dell’anno. Three, two, one, go! E parte la corsa all’iPad, con centinaia di persone che si accalcano nel negozio Apple. Qualcuno era in coda da giorni, come Greg Packer, pensionato con parecchio tempo da perdere, che risponde alle domande dei giornalisti solo se garantiscono adeguata visibilità: “Perché lo compro? Perché è un portatile senza tastiera e un iPhone senza telefono, sono certo che cambierà la storia dei computer”.
Non è il solo a pensarla così e se le code non sono chilometriche, è solo perché molti hanno preferito prenotare sul web il gadget dell’anno e riceverlo a domicilio. In alternativa, è possibile ritirarlo presso il negozio più vicino: così le file sono in realtà due, e il primo ad agitare trionfante l’iPad davanti al cubo di vetro con la Mela è Richard Gutjahr, blogger tedesco con stampato sulla maglietta l’indirizzo web del suo sito.  Pubblicità a buon mercato o interesse reale? “Penso sia un prodotto geniale, ma saranno le applicazioni a fare la differenza”.

Il mercato è già vastissimo: alle oltre 150 mila sviluppate finora per iPhone e iPod Touch, su App Store c’è una sezione con un migliaio di programmi che permettono di sfruttare al meglio la potenza di calcolo e lo schermo da 9,7 pollici dell’ultima creatura di Steve Jobs. E’ perfetto per foto, film e programmi tv, ma pure per leggere libri, giocare, navigare in internet, gestire le mail. Si comanda sfiorandolo con le dita, ha una memoria da 16 a 64 Gb; a internet accede attraverso il wi-fi o la rete cellulare.“E’ a metà strada tra un cellulare e un portatile”, aveva detto Jobs alla presentazione a San Francisco il 27 gennaio scorso. Tutto in alluminio, assomiglia a un iPod touch gigante, così da Tekserve, uno dei pochi negozi non Apple che lo vendono, un commesso scherza: “Non lo compro, ho già la versione mini”, e tira fuori il suo iPod. David Lerner, cinquantasei anni, venticinque passati a vendere computer Mac, non ha dubbi: sarà un successo. E le ultime stime degli analisti di mercato prevedono sette milioni di esemplari venduti nel 2010.

In Europa il tablet Apple arriverà più in là (le date più probabili sono il 24 o il 30 aprile), così i turisti in cerca del souvenir più originale sono molti, ma alla fine diversi italiani optano per il vicino negozio di Abercrombie & Fitch: “Costa troppo – spiegano Laura e Michela – e noi abbiamo un sacco di regali da fare”. I prezzi vanno da 499 a 699 dollari, ma Apple vende al massimo due iPad per persona, e chi è riuscito ad accaparrarsene anche solo uno lo tiene ben stretto:  “Non so ancora come lo userò, ma so che volevo averlo subito”, spiega un ragazzo. Perché? “Comprerei tutto quello che produce Apple”.  Poco in là, una ragazza racconta di aver aspettato due giorni per regalarlo al fidanzato. Assomiglia ad Ugly Betty, ma interpreta il ruolo che in tv è della moglie di Phil, nella seguitissima serie “Modern Family”. Nell’ultimo episodio, trasmesso qualche giorno fa, lei decide di comprare un iPad per il compleanno del marito, ma viene coinvolta in una rissa mentre aspetta in coda.  Alla fine riesce ad averlo e la puntata si chiude con Phil che sussurra un “ti amo” e la moglie che risponde “Anch’io”. Solo che lui sta parlando all’iPad.

La copertura mediatica riservata al gadget di Apple è impressionante: Steve Jobs campeggia sulla copertina di Time Magazine e di Newsweek, mentre il Wall Street Journal, il New York Times e altri quotidiani, riviste e siti web hanno pubblicato recensioni entusiastiche e in tv David Letterman ne ha già scoperto un uso inedito, come tagliaverdure. Questo non impedisce che ci sia chi è deluso e decide di rinviare l’acquisto: “Troppo pesante”; “Non ha la porta Usb”; “Bello ma non è compatibile con i siti che usano Flash”; “Mi aspettavo una webcam, attenderò il modello successivo”, sono alcuni commenti di chi prova gli esemplari esposti. “I libri si leggono meglio sul Kindle”, obbietta perplesso un signore di mezza età, confrontando lo schermo dell’iPad con quello in bianco e nero del lettore Amazon che ha portato da casa. Per i critici più agguerriti, però, il vero problema sarebbe un altro. Con iTunes prima, App store poi, e ora iBooks, Steve Jobs avrebbe creato un sistema chiuso, dov’è l’unico a decidere quali contenuti possono arrivare sugli apparecchi Apple: giornali, libri, musica, film, show televisivi, videogame, software. Un controllo pressoché totale, che metterebbe nelle sue mani un potere enorme.

Intanto, almeno un’obiezione si può lasciar cadere: la tastiera virtuale non sarà comodissima, ma si può usare anche per testi piuttosto lunghi. Questo articolo è stato scritto in parte su un iPad.

(foto: iFabio)

Per Steve Jobs un compleanno con dieci miliardi di canzoni

25 febbraio 2010 Nessun commento

Dieci miliardi di canzoni: più di una e mezza per ogni abitante della Terra, compresi neonati e ultracentenari, da New York alla Siberia. Il record è stato raggiunto alle 22:45 di ieri (ora italiana), e certo oggi Steve Jobs si produrrà in qualche dichiarazione trionfante sul successo del suo iTunes Store. Con buona ragione: inaugurato nell’aprile 2003, è diventato in meno di sette anni il più grande negozio di musica del mondo e ha cambiato per sempre il modo di ascoltare canzoni e album. È nata una generazione che non conosce il disco in vinile e ha poca dimestichezza col compact disc, perché ascolta musica «liquida», dati digitali senza copertina né libretto da tenere in mano. E spesso senza scontrino: per chi ha meno di vent’anni, il download illegale di file Mp3 è la più importante fonte di approvvigionamento di canzoni, quando non l’unica.

Le origini
I primi strumenti professionali di registrazione digitale risalgono all’inizio dei Settanta, e tuttavia è solo con il compact disc (1982) che la tecnologia diventa popolare. Digitale, ovvero tradotta in bit, è anche la musica in Mp3, che nasce ufficialmente come standard nel 1997 dopo dieci anni di studi e ricerche all’università di Hannover. In pochi ne percepiscono la portata rivoluzionaria, finché non arriva Napster, che permette di scambiare file musicali con un pc e una connessione internet. Il sito chiude nel 2001, sotto la pressione delle case discografiche, ma in due anni sulle reti Peer To Peer sono transitati illegalmente centinaia di milioni di brani. Per contrastare il declino dei cd, le major lanciano siti di download a pagamento, che falliscono tutti. L’unico ad avere successo è iTunes Store, pensato soprattutto come servizio per l’iPod, il lettore digitale di Apple. Probabilmente Jobs non si aspettava di arrivare al traguardo di oggi, ma certo è stato scaltro ad adottare lo stesso modello con altri prodotti della Mela, innanzitutto l’iPhone, per cui ha ideato l’App Store: tre miliardi di download in nemmeno un anno e mezzo.

Più singoli, meno dischi
Oggi non si vendono tanto album, quanto singoli, proprio come negli anni Sessanta i dischi più diffusi erano i 45 giri; è la fine dei concept album e il segno di una frantumazione sempre maggiore della musica, liberata dal supporto fisico e utilizzata ovunque: impianti stereo per la casa e l’auto, computer, telefonini, console per videogiochi, lettori digitali portatili. C’è chi si oppone, come gli Ac/Dc, tra le ultime band di rilievo a tenersi fuori da iTunes proprio in nome dell’integrità artistica, e chi ne è entusiasta: ad esempio i Radiohead, che da qualche tempo pubblicano solo canzoni sparse. Thom Yorke e compagni le mettono in vendita direttamente sul proprio sito web, bypassando le case discografiche e pure iTunes. Brian Eno, produttore tra l’altro di U2 e Coldplay, ne ha tratto conseguenze radicali: «Penso che i dischi siano stati solo una piccola parentesi nello scorrere del tempo e quelli che hanno potuto guadagnarci da vivere sono stati fortunati. Non c’è ragione per cui qualcuno avrebbe dovuto accumulare tanto denaro vendendo musica, a parte il fatto che quella era la cosa giusta in un certo periodo storico. E ora è finito».

Per celebrare quello iniziato da poco e arrivato ieri ad un traguardo importante (“una pietra miliare”, per dirla con Apple), c’è un premio: un buono iTunes da diecimila dollari per il fortunato che ha scaricato la decimiliardesima canzone. Il suo nome  è al momento ancora ignoto, mentre si conosce quello del vero vincitore: si chiama Steve Jobs e ieri ha festeggiato alla grande il suo cinquantacinquesimo compleanno.

“Lo abbiamo chiamato …iPad”

28 gennaio 2010 2 commenti

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Steve Jobs parla per dieci minuti. Racconta dei 250 milioni di iPod venduti, dei 50 milioni di visitatori nei negozi Apple. Poi passa all’annuncio che tutti aspettano: “Lo abbiamo chiamato  (pausa) …iPad”, dice, e il pubblico esplode. Giornalisti da tutto il mondo (ma c’è pure Al Gore, da tempo amico di Jobs) sono a San Francisco per la presentazione del tablet di Cupertino, che sui quotidiani americani oggi occupa lo stesso spazio del discorso di Obama alla nazione. Jobs scherza e lo alza neanche fosse la tavoletta delle leggi di Mosé: come previsto da blogger e analisti, è una specie di iPhone gigante, con schermo da 9,7 pollici, che si comanda sfiorandolo con le dita, memoria da 16 a 64 Gb; a internet accede attraverso il wi-fi o la rete cellulare. In vendita a marzo, costerà tra 499 e 829 dollari a seconda della dotazione di memoria e della connettività (il 3G è opzionale).

E’ un vero computer, ma non si usa come un computer: “E’ a metà strada tra un cellulare e un portatile, però funziona meglio di entrambi, e anche dei netbook”, spiega Jobs. A toccarlo con mano, l’iPad è leggero, sottile e robusto: tutto in alluminio, riprende le linee dei portatili con la Mela, ma per il resto il design di Jonathan Ive è ancora una volta assolutamente originale. Molto veloce nel funzionamento, grazie al chip realizzato in casa da Apple (anche questa una novità assoluta), ha un display perfetto per le foto, film e programmi tv, ma pure per leggere libri, navigare in internet, giocare, e chissà che altro; come l’iPhone e l’iPod Touch, è un apparecchio senza tasti fissi, quindi può trasformarsi in mille gadget diversi, perché è il programma stesso a disegnare di volta in volta una nuova interfaccia.

Jobs ha saputo intuire prima degli altri i possibili sviluppi dell’industria digitale: con l’iPod ha inventato non tanto un apparecchio – il lettore Mp3 esisteva già – quanto un ecosistema, iTunes Store, dove acquistare le canzoni con un click. Ha applicato lo stesso schema all’iPhone, con l’App Store, che oggi conta oltre tre miliardi di applicazioni scaricate in meno di diciotto mesi. E sarà così anche per i testi, con iBooks, che permette di comprare un libro sfiorandone la copertina su uno scaffale virtuale; per i 125 milioni di utilizzatori di iTunes non c’è nemmeno bisogno di inserire i dati della carta di credito. Per il Kindle è un colpo duro, pur se nascosto sotto un complimento (“Alla Amazon hanno fatto un grande lavoro, sono stati dei pionieri”). La mazzata arriva quando sul palco sale Martin Niesenholtz del New York Times e mostra l’edizione del quotidiano per iPad: la grafica del testo è simile a quella del giornale, ma basta un tocco perché la foto si animi, trasformandosi in un filmato con audio e video in alta definizione.

Riuscirà l’iPad a salvare il mercato dell’editoria e fare di Jobs il Gutenberg dell’era digitale? Sono in molti a sperarlo, e intanto lui si cautela immaginando che la tavoletta magica finirà sui banchi di scuola e sui tavolini dei salotti di tutto il mondo, ma pure negli uffici. Per questo Phil Schiller introduce una versione speciale di iWork, il pacchetto office di Apple, e mostra come impaginare testi e preparare presentazioni senza mouse né tastiera (ma l’accessorio più venduto sarà il dock con la tastiera integrata, c’è da scommetterci). “Non è fantastico?”, chiede Jobs, e sorride. Ha lavorato intensamente all’iPad dopo il trapianto di fegato della scorsa primavera, e anche ora appare molto magro nella solita divisa: jeans Levi’s, T-shirt nera, scarpe da jogging. Ha cinquantacinque anni e nel 2004 è stato operato per un tumore al pancreas, così questa potrebbe essere l’ultima rivoluzione di Apple guidata da lui personalmente, dopo il Mac, l’iPod e l’iPhone. E infatti la presentazione si chiude con una considerazione che riassume tutta la sua avventura a Cupertino: “Cerchiamo sempre di essere al punto d’incrocio tra tecnologia e arte, di sviluppare prodotti avanzatissimi, ma facili da usare, che siano naturali, semplici, belli. Per questo l’iPad è una creazione, non un prodotto”.

iPod Nano 5G, pregi e difetti

25 settembre 2009 Nessun commento

Gli iPod Nano venduti in tutto il mondo sono 110 milioni, quasi la metà di tutti i riproduttori digitali firmati Apple. Tanto che oggi il vero erede del primo iPod lanciato nell’ottobre del 2001 è il piccolo lettore a stato solido, che a Cupertino è aggiornato e ridisegnato con una cura che non viene riservata al Classic, rimasto in produzione senza grandi cambiamenti da quasi tre anni. Certo, nell’ultima versione il prezzo è sceso e la capienza dell’hard disk è aumentata, ma la vera novità dell’evento Apple di due settimane fa è stata il lancio del nuovo Nano con videocamera integrata, in vendita a 139 euro per la versione da 8 Gb e 169 per quella da 16.

Hardware
Esteriormente le differenze col modello precedente sono minime: i nove colori disponibili sono più brillanti, lo schermo appena più grande, la click wheel di qualche millimetro più piccola. Sul lato posteriore, il nuovo Nano ha una piccola placca metallica dove sono sistemati la videocamera e il microfono. Anche la confezione è la stessa, ma all’interno è cambiata la cuffia, che ora è uguale a quella dell’iPhone 3GS. Alla prima accensione si nota subito che il display è più ampio e più luminoso, e se usato in orizzontale (l’orientamento è automatico grazie all’accelerometro incorporato) diventa grande quasi quanto quello dell’iPod Classic. Tuttavia il display non è in 16:9, quindi i film sono riprodotti con due piccole bande nere sopra e sotto oppure a tutto schermo, ma leggermente tagliati ai lati; in compenso permette di controllare meglio il menù, che ora è più ricco di voci e davvero ben disegnato, frutto di anni e anni di continui affinamenti. Per film e videoclip, comunque, c’è poco di nuovo, a parte la presenza di un altoparlante interno che permette di ascoltare l’audio senza far ricorso alle cuffiette: nella nostra prova, il volume è risultato accettabile, la chiarezza discreta, ma ovviamente non è possibile pretendere alta fedeltà.

Musica
Per la musica va segnalata la presenza di Genius Mix, una delle funzioni introdotte con iTunes 9: il computer crea automaticamente delle playlist di brani dello stesso genere e poi le trasferisce sull’iPod. Funziona perfettamente e le canzoni scelte sono effettivamente ben assortite, ma non si possono creare nuovi mix sull’iPod, come invece avviene con Genius (che però spazia fra generi diversi). Come nel precedente Nano (e nell’iPhone e nel Touch), e possibile attivare la funzione Shake to Shuffle: basta scuotere l’iPod per passare al brano successivo. Anche sul Nano è ora disponibile VoiceOver: un click prolungato sul pulsante centrale del telecomando e l’apparecchio pronuncerà nome dell’artista e titolo del brano. La qualità dell’audio, come sempre, è eccellente, senza traccia di distorsioni o fruscii; peccato solo per le cuffiette in dotazione, che offrono scarso isolamento dai rumori esterni e una riproduzione di livello appena accettabile.

Radio
Abbiamo sentito con le nostre orecchie Steve Jobs dichiarare che gli utenti di iPod non volevano una radio o un registratore. Ma è passato qualche anno, e ora Apple ha cambiato idea: un registratore vocale era già presente nell’ultimo Nano e sul nuovo è stato ancora migliorato, sia nell’interfaccia che nelle funzionalità, (è possibile marcare i vari capitoli di una registrazione), mentre per la prima volta un lettore di Cupertino integra un sintonizzatore Fm stereo con Rds. E lo fa con tutta la sofisticatezza e semplicità d’uso per cui Apple è famosa: molto elegante nell’interfaccia, con un grande numero centrale a indicare la frequenza, si regola tramite la click wheel e garantisce un’ottima qualità audio anche in zone molto affollate di stazioni. Ma ha una caratteristica che lo rende unico: registra in tempo reale le trasmissioni, così si può mettere in pausa e riprendere l’ascolto più tardi, o saltare le pubblicità, o tornare indietro fino a quindici minuti per riascoltare un brano. E’ un sistema finora applicato solo nel video e certamente unico tra i riproduttori portatili; è semplicissimo da usare, anzi non c’è assolutamente niente da cliccare, settare, controllare: parte automaticamente appena si sintonizza una stazione. Comodo pure iTunes Tagging, che permette di annotare automaticamente autore e titolo di una canzone trasmessa alla radio per acquistarla in seguito dal computer di casa, ma le emittenti che supportano questa funzione sono pochissime (e in Italia nessuna).

Tutti registi
La novità più significativa introdotta con la quinta generazione è però la videocamera. Sulla carta le specifiche non sono granché (Apple dichiara solo che la risoluzione è Vga, ossia 640 per 480 pixel), ma alla prova dei fatti il Nano non se la cava male. I filmati sono fluidi (30 frame al secondo) e discretamente definiti, certo non come quelli ottenibili con l’iPhone, ma all’altezza di concorrenti come la Flip. Non ancora distribuita in Italia, negli Usa è un piccolo successo, diffusa soprattutto tra chi non ha grande dimestichezza con la tecnologia e vuole una videocamera compatta che permetta di registrare filmati e caricarli velocemente su YouTube. Il Nano ha dimensioni ancora più contenute e sul mercato americano ha lo stesso prezzo della Flip: per questo, quando Steve Jobs lo ha presentato, ha detto di aver inventato una telecamera a costo zero. Funziona così: si va nel menù Video e si clicca sul tasto centrale, poi si comincia a registrare; bisogna solo fare attenzione a non coprire l’obiettivo con le dita, ma si impara presto. Un’ora di video occupa poco più di 1 GB di memoria e l’autonomia massima è di circa due ore di registrazione. Sedici tipi di effetti speciali, tra cui il bianconero o il seppia, sono attivabili in tempo reale, ma non è possibile alcun intervento di editing sul file registrato, come invece avviene con l’iPhone e il Touch. Qualità buona, tutto sommato, peccato però che non sia possibile scattare anche foto.

Il resto
Il Nano 2009 ha un contapassi che funziona con le scarpe Nike Plus anche senza installare il trasmettitore; nessuna novità invece per i videogiochi inclusi (solo tre), e per quelli acquistabili da iTunes Store (una quarantina di titoli), ma è chiaro che Apple punta sull’iPhone e sul Touch per sfondare nel mercato delle console mobili. La durata della batteria è in linea col modello precedente, e nell’uso con l’altoparlante esterno supera di poco le quattro ore per il video (con le cuffie e la musica siamo arrivati a circa 25 ore).
In conclusione, la quinta generazione del Nano è la migliore di sempre, conservando tutte le caratteristiche più importanti del modello precedente (compresa la possibilità di collegarsi al computer come memoria esterna) e introducendone molte altre. E’ facile da usare, la qualità audio e video è molto buona, le dimensioni ridottissime; peccato solo che Apple abbia scelto di non aumentare la memoria, che da un paio d’anni è ferma su i tagli da 8 e 16 GB. Per molti la radio potrebbe rivelarsi un’aggiunta perfino più invitante della videocamera, ormai presente su tutti i telefonini, che peraltro permettono anche di scattare di fotografie. Però, se il Nano batte i lettori multimediali di altre marche senza troppi problemi, è insidiato in casa dall’iPod Touch, che a parità di memoria costa solo 50 euro in più, ha uno schermo più grande ed è espandibile all’infinito.

Steve Jobs ritorna e presenta i nuovi iPod

10 settembre 2009 Nessun commento


E’ tornato. Dopo sei mesi di assenza per malattia, dopo un intervento complesso, dopo le voci sulla sua morte, Steve Jobs è entrato in scena accolto con una lunga standing ovation. “Come sapete, adesso ho il fegato di una persona di vent’anni che è morta in un incidente e senza di lui non sarei vivo”, esordisce. E prosegue: “Spero che la sua generosità sia di esempio per tutti, e che ciascuno di noi diventi un donatore di organi”, poi passa a ringraziare la comunità Apple e “specialmente Tim Cook, e gli altri che hanno portato avanti il mio lavoro in maniera eccellente”. Vestito come sempre di jeans e t-shirt nera, è ancora molto magro, la voce un po’ fioca, ma più in forma rispetto all’ultima apparizione in pubblico, nell’ottobre dello scorso anno.

Jobs ha presentato i nuovi iPod: hanno una telecamera per registrare foto e video, più memoria per canzoni e filmati, e sono (un po’) meno costosi, perché la crisi non è ancora finita, anche se per Cupertino in realtà non è mai cominciata. Con oltre 220 milioni di apparecchi venduti, l’iPod ha aperto un nuovo business per Apple, passata da piccolo ma innovativo produttore di computer a gigante mondiale dell’elettronica da intrattenimento. Ha rivoluzionato l’industria della musica e preparato la strada al clamoroso successo dell’iPhone, che oggi è uno dei suoi concorrenti più temibili (Jobs, presentandolo nel 2007 lo definì “il miglior iPod di sempre”)

Dopo otto anni di vita, il lettore multimediale più famoso del mondo vende ancora bene in Europa e negli Usa, ma per la prima volta in Giappone viene sorpassato da un Walkman digitale Sony. Così Apple lo trasforma in un apparecchio concettualmente assai diverso, che non si limita a riprodurre dati trasferiti dal computer, o al massimo registrare lezioni e conferenze, ma diventa una periferica capace di immagazzinare dati e metterli online direttamente o attraverso un pc. Filmati e fotografie che finiranno su Youtube e Flickr, dove già Apple regna incontrastata grazie all’iPhone. Reinventato è il piccolo Nano, leggermente ritoccato nella linea per poter accogliere lo schermo da 2,2 pollici e la radio Fm, ma arriva pure un nuovo Classic, con hard disk da 160 GB, e gli Shuffle a colori.

Dal palco dello Yerba Buena Center di San Francisco, Jobs annuncia un’altra novità: la versione 9 di iTunes, il programma per gestire video e musica sul computer e trasferirli su iPod, che ora permette di condividere in tempo reale brani e playlist attraverso social network come Facebook e Twitter. Col nuovo aggiornamento si possono anche acquistare suonerie. E, dopo il 45 giri digitale (due brani a prezzo speciale), a Cupertino provano a rilanciare il vecchio 33: ora si chiama iTunes LP, e comprende, oltre alle canzoni, il libretto, le note di copertina, immagini e filmati inediti. Funzionerà? Non è detto: gran parte degli 8,5 miliardi di brani acquistati finora su iTunes Store fanno parte di un album, ma sono stati venduti come singoli. E poi ci sono i dubbi dei musicisti: i Radiohead, ad esempio, ultimamente pubblicano solo canzoni sparse e hanno dichiarato di non voler registrare un intero disco almeno per un po’.

Buona parte della presentazione è dedicata ai videogiochi, che sono sempre in cima nelle classifiche dell’App Store con iPhone e iPod Touch ormai diventati concorrenti diretti della Psp di Sony e del Nintendo Ds: oltre 20 mila quelli disponibili, quasi un quarto del totale. Uno dei produttori presenti al Keynote, Gameloft, annuncia di aver venduto oltre sei milioni di titoli: per questo Apple ha introdotto ieri una versione aggiornata del sistema operativo dell’iPod Touch (e dell’iPhone), la 3.1, che presenta diverse migliorie e qualche funzione nuova, come Genius Mix, con cui creare selezioni musicali personalizzate.

Per il resto, sono mancati parecchi annunci dati per certi alla vigilia: primo fra tutti il Tablet di Apple, un computer ultraportatile cui Jobs sta lavorando alacremente e che forse uscirà nel 2010, poi l’iPod Touch con la webcam, e soprattutto l’arrivo dei Beatles su iTunes Store. I Fab Four sono tra le poche band ancora assenti dal più grande negozio virtuale di musica, e molti ipotizzavano un lancio in grande stile per il 9 settembre, in coincidenza con la pubblicazione dei loro album rimasterizzati. Invece niente: a Londra, dove il Keynote di Jobs viene trasmesso in diretta per i media europei, le strade sono tappezzate di manifesti con John, Paul George e Ringo, ma è la pubblicità del videogioco Rock Band. Stavolta hanno vinto i Rolling Stones: “It’s only Rock and roll, but we like it”, come recita il titolo dell’evento di ieri, ripreso da una canzone di Jagger e Richards pubblicata giusto 35 anni fa.