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iPhone 3GS, il patto col diavolo di Apple

C’è qualcosa di diabolico nella tecnologia di oggi, un patto faustiano che costringe i produttori a non rimanere mai fermi a contemplare il proprio successo. Non vi si sottrae nemmeno l’iPhone, il gadget più desiderato dello scorso anno: da domani sarà in vendita la nuova versione, invariata esternamente ma più veloce e potente. In Italia sarà distribuito da Apple, oltre a Vodafone e Tim, con un’ampia scelta di piani tariffari in abbonamento, o libero, per l’uso con qualsiasi rete e qualsiasi tariffa.
Le polemiche
In rete le proteste si sono scatenate già da un paio di giorni, quando sono trapelati i prezzi dell’iPhone 3GS: 619 e 719 euro (rispettivamente da 16 e 32 GB senza blocco). Troppo alti, secondo i potenziali acquirenti, delusi anche dal mancato ribasso della versione precedente, che negli Usa ora costa la metà (99 dollari anziché 199), mentre da noi rimane a 499 euro. Il confronto tra i due dati in realtà non è possibile, perché AT&T obbliga ad un abbonamento mensile (70 dollari per due anni), però in Italia il prezzo non si è abbassato nemmeno per chi ha un contratto. «Ladri», «Matti», «Hanno perso un cliente»; i commenti dei potenziali acquirenti sono coloriti, e Vodafone si difende cosi: «Non vogliamo realizzare margini sulla vendita dei terminali ma ampliare al massimo la disponibilità di prodotti che hanno accesso a servizi innovativi come mobile internet e social networking».
Un mercato che cambia
Presentato per la prima volta nel gennaio del 2007 e posto in vendita (ma solo negli Usa) cinque mesi dopo, il telefonino di Apple ha debuttato su scala mondiale nel luglio dello scorso anno, con la seconda generazione, l’iPhone 3G. Da allora è stato venduto in 26 milioni di esemplari e ha segnato per sempre il mondo dei cellulari, tanto che tutti gli apparecchi top dei vari produttori non possono più fare a meno delle funzioni introdotte da Apple: controlli tattili (Multitouch), gestione avanzata delle mail, navigazione su internet più che accettabile nonostante lo schermo di dimensioni ridotte, la possibilità di riprodurre file audio e video, con la qualità che ci si aspetta da chi ha inventato l’iPod.
Come funziona
Con la nuova versione, che abbiamo potuto provare per qualche giorno, è possibile inviare e ricevere Mms, copiare e incollare porzioni di testo, inoltrare messaggi, effettuare ricerche tra programmi, contatti, sms ed e-mail, usare l’iPhone come modem per il computer. Quasi tutti i concorrenti hanno già queste funzioni, ma Steve Jobs e i suoi ingegneri non le avevano ritenute indispensabili; ci hanno ripensato, e da ieri sono disponibili sui vecchi modelli, con un aggiornamento gratuito. Ma solo con il nuovo iPhone 3GS sarà possibile registrare video: grazie alla fotocamera da 3 Megapixel la qualità è buona, e si possono caricare direttamente su YouTube o inviare via Mms. Solo nel nuovo modello c’è la bussola integrata (utile per orientare automaticamente le mappe di Google e capire la direzione da prendere senza capovolgere il telefonino), solo il 3GS ha il Voice Control, per attivare le principali funzioni con la voce: si può chiedere «Che brano?» e l’apparecchio dirà il nome dell’artista e il titolo della canzone che suona.
Che cosa cambia
Nell’iPhone 3GS la S sta per Speed, velocità. Il telefono reagisce più prontamente ai comandi e carica in meno tempo pagine web e mail. Anche la batteria è stata potenziata, e ora dura fino al 50 per cento in più nell’uso come riproduttore multimediale, ma stenta ancora a superare la mezza giornata se si naviga parecchio e si telefona sulla rete 3G. Migliorata anche la grafica, con video e giochi in 3D più definiti. Eppure, con il nuovo sistema operativo, chi già possiede l’iPhone 3G potrebbe trovare poche ragioni che giustifichino l’acquisto (da noi mancano anche gli incentivi offerti da AT& T per cambiare modello) e accontentarsi delle oltre cento funzionalità introdotte con l’aggiornamento. Abbonandosi al servizio MobileMe di Apple, potrà sperimentare «Find my iPhone», che permette di localizzare il telefonino smarrito su una mappa, inviare messaggi a chi lo avesse trovato (o rubato), e cancellare a distanza tutti i dati, le immagini, i contatti. Potrà usare la tastiera in senso orizzontale, e avrà anche il tethering, ossia la possibilità di collegare l’apparecchio al computer e usarlo come modem sulla rete cellulare; la velocità di connessione è molto buona (anche qui, però il 3GS è superiore). Anche qui c’è una pecca, ma non per tutti: con Vodafone al momento il tethering è disabilitato, e dovrebbe essere attivo solo dall’inizio di luglio.

Le delusioni del MacWorld

Da ieri la musica è un po’ più libera: Apple ha annunciato che entro la primavera i 10 milioni di brani diTunes Store saranno tutti in vendita senza Drm, compatibili con ogni lettore musicale, masterizzabili su compact disc senza limiti, copiabili da un computer all’altro. Finora solo Emi aveva rinunciato ai lucchetti digitali, adesso anche le altre case discografiche hanno trovato un accordo con Cupertino: i brani avranno tre fasce di prezzo (69 centesimi, oltre ai consueti 99, ma anche 1,29 euro) e saranno acquistabili direttamente dall’iPhone utilizzando la rete telefonica.

L’annuncio è importante anche per un altro motivo: non è venuto da Steve Jobs, ma da Phil Schiller, che ha tenuto al suo posto il Keynote di presentazione dei nuovi prodotti al MacWorld di San Francisco. Interrompendo una consuetudine che durava da undici anni, il carismatico capo di Apple aveva anticipato qualche settimana fa che non sarebbe stato sul palco del Moscone Center, e alla vigilia della manifestazione ha scritto una lettera aperta per illustrare le ragioni della sua scelta. Jobs ha spiegato che soffre di uno scompenso ormonale, la cui cura sarebbe «relativamente semplice», e ha sottolineato di poter rimanere ancora amministratore delegato della società. Non è una recidiva del cancro al pancreas che lo ha colpito quattro anni fa, insomma, e però, proprio durante il keynote, un sito di indiscrezioni è stato violato da alcuni hacker che hanno pubblicato la notizia della sua morte.

Apple si identifica intimamente con il suo fondatore, e i suoi problemi di salute hanno spesso causato scossoni in borsa, così Jobs per tutto il 2008 ha cercato di smarcarsi dal ruolo difficile di profeta della Mela, per suggerire a clienti e analisti che l’azienda è guidata da un team capace di raccogliere la sua eredità.

Schiller non se l’è cavata male, ma la presentazione di ieri ha deluso chi si aspettava rivoluzioni: niente Mac Mini, niente iMac, nessun iPhone nano e men che meno la fantomatica internet tablet di cui si parla da anni sul web. L’unica novità hardware è un MacBook Pro da 17 pollici completamente ridisegnato, sulla scia dei modelli lanciati lo scorso ottobre, la cui caratteristica più importante è la durata della batteria, che arriva a otto ore (ma non è sostituibile). Interessanti anche le funzioni introdotte nel software iLife: iPhoto ora permette di catalogare le foto sulla base del luogo dove sono state scattate e Garage Band include le lezioni di musicisti famosi (tra cui Sting) per imparare a suonare, come fosse un videogioco. Rivisto anche iWork, che ora permette di collaborare via web, come la suite office di Google. Era forse troppo poco anche per Jobs, che gli anni scorsi dal MacWorld aveva lanciato l’iPhone e annunciato il passaggio ai processori Intel. Le vere novità di Apple – c’è da scommetterci – arriveranno a breve.

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