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Apple porta il cinema sul web (ma la tv?)

12 novembre 2010 Nessun commento

Chi cercava scuse per rimanere in casa in queste fredde sere di novembre, da ieri ne ha una in più: su iTunes Store è possibile acquistare o noleggiare i film. Da vedere sul computer, iPhone, iPad, iPod Touch, e anche sulla nuova Apple Tv appena messa in vendita, che si collega al televisore.

Così, con un servizio e un gadget, Steve Jobs estende al cinema la strategia integrata sperimentata con la musica (oltre 12 miliardi di canzoni vendute), con il software (7 miliardi di app scaricate) e da poco anche con i libri. Ridisegna completamente un prodotto tra i meno fortunati di Apple e sfida Google, che ha appena lanciato la sua tv negli Usa. E’ una lotta per portare nel salotto buono internet e i guadagni pubblicitari che ne derivano, ma le strategie sono diverse: a Mountain View puntano sugli accordi con i produttori di apparecchi, a Cupertino fanno tutto in casa e cercano alleanze con gli studios di Hollywood. Sony si muove su un doppio binario: da una parte produce il primo televisore predisposto per i servizi di Google, dall’altra lancia (anche in Italia) Mubi, per vedere in streaming i film sulla Playstation 3. Anche Microsoft offre film e video da noleggiare sul Marketplace della XBox 360. Per gli amanti del grande schermo domestico ci sono poi le offerte di Telecom (Alice) e Fastweb, convenienti quando non addirittura gratuite.

Popolarissimi negli Usa, Amazon e Netflix non sono ancora arrivati in Italia, ma dvd.it, Mymovies e Filmisnow da qualche tempo hanno sezioni apposta per acquistare film o noleggiarli in streaming. Non sempre brillano per facilità d’uso, la compatibilità con i vari sistemi operativi dei computer è incerta, il catalogo non proprio sterminato.

Così le alternative più frequenti sono il download illegale oppure iTunes, che da ieri ha una sezione dedicata al cinema. Niente accordi con le reti televisive per abbonamenti mensili, show o fiction, come negli Usa, ma circa 450 titoli, organizzati per generi (e nessun film italiano). Per il noleggio i prezzi vanno da 99 centesimi fino a 4,99 euro per quelli più recenti. Si può vedere ogni film quante volte si vuole, magari iniziando dal computer e proseguendo sull’iPhone, che riconosce automaticamente il punto da cui ricominciare.

Tutto è molto semplice e chi comprato anche un solo brano musicale o un’app per iPhone o iPad non dovrà registrarsi di nuovo, basta un click e via. Bisogna scegliere, certo: risoluzione standard o Hd (come il dvd)? Acquisto o noleggio? La prima opzione è da tener presente solo se si pensa di rivedere più volte un film, altrimenti il noleggio è più veloce e più economico. E poi, forse non ha molto senso pagare una dozzina di euro per un file che un solo programma può leggere, che potrebbe essere cancellato in caso di guasti o rivelarsi incompatibile col prossimo computer. Meglio allora lo streaming, che offre un ulteriore vantaggio: sull’Apple Tv lo spettacolo inizia immediatamente, mentre il computer impiega oltre quaranta minuti per scaricare sull’hard disk i circa 2 GB di dati del Codice Da Vinci.

Finita l’era delle cassette, si avvia così al tramonto anche quella dei dvd. Di più: diventa obsoleta la stessa idea di possesso, visto che i film noleggiati si cancellano dal computer dopo 48 ore. Per rivederli bisogna noleggiarli di nuovo.

Rage, la rabbia di Sally Potter contro i pirati del web

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Niente premiere, niente serate di gala, niente tappeti rossi. Dopo l’anteprima del Festival di Berlino, il nuovo film di Sally Potter, Rage, ha debuttato la scorsa settimana in una ventina di cinema inglesi, con la regista che al termine della proiezione ha risposto in videoconferenza alle domande degli spettatori. Di più: scaricando un programma gratuito, chiunque avesse un iPhone, certi modelli di Nokia o un telefonino Android (quello di Google) ha potuto seguire giorno per giorno la storia, divisa in sette episodi di dieci-quindici minuti l’uno. L’operazione è stata coordinata dalla web tv Babelgum, che ha distribuito il film anche su internet.

La storia
Rage è un thriller ambientato a New York nel mondo della moda; il protagonista – che non compare mai sullo schermo – è Michelangelo, uno studente che per caso è testimone di un omicidio e cerca di scoprire l’assassino intervistando tutti quelli che hanno avuto rapporti con la vittima. Una specie di documentario, con scenografia ridotta all’osso (i quattordici attori sono su uno sfondo colorato che ricorda le pubblicità degli iPod), ma con ottime prove di recitazione, tra cui quella di Jude Law nei panni assai succinti di un transessuale russo. Vero cinema, insomma, ma perfetto per i piccoli display dei telefonini. E proprio con dei cellulari è stato girato, con un budget molto ridotto, 150 mila sterline, che la regista ha anticipato di tasca propria (“Con un secondo mutuo sul mio appartamento”, come dichiara in un’intervista al Times).

La sfida
“Ecco il mio film, prendetelo, prego, accomodatevi!”, dice la filmaker inglese, 59 anni. “Perché aver paura di quello che succede? La pirateria? Il web? Perché non fare il loro gioco?” Diventata famosa nel 1992 per l’adattamento cinematografico di Orlando di Virginia Woolf, non è nuova alle sfide all’industria dell’intrattenimento e agli studios hollywoodiani, tanto che il suo film precedente, Yes, era una storia d’amore interamente narrata in versi. Sempre impegnata politicamente, e spesso anche su posizioni scomode per la stessa sinistra in cui milita, Sally Potter stavolta, oltre ai pirati del web, ha nel mirino critici e giornalisti: “Non c’è nessuna gerarchia per cui qualcuno debba vedere il film prima di altri”, osserva. “Un’adolescente nella sua stanzetta in un villaggio spagnolo, un allevatore in una piccola città australiana, un attore nel suo loft a New York: sono tutti coinvolti allo stesso modo, in una vasta rete di esperienze parallele”.

La disfatta
Lo scorso weekend, spinta dalla curiosità, la regista digita su Google il nome del film e scopre che su internet circolano già copie illegali, realizzate a partire dal dvd. La regista lo racconta nel suo blog, con un post dai toni non proprio concilianti. “Volevo dare a tutti la possibilità di vedere il film, anche a quelli che non possono permettersi di andare al cinema”, racconta sconsolata Sally Potter. “Ma i pirati non sono eroi romantici. Sono cattivi, cattivissimi. Se anche un film come questo può essere rubato così, allora è in discussione il futuro stesso del cinema. E’ una questione di logica e di senso comune: se ogni cosa è gratis e il diritto del consumatore vince su tutti gli altri, alla fine non ci sarà più nulla da consumare”. La regista cita ricerche di mercato che spiegano come chi scarica musica, ad esempio, spesso acquista comunque il cd per il gusto di possedere l’oggetto. Ma evidentemente dimentica il precedente dei Radiohead, che nel 2007 decisero di mettere in vendita In Rainbows sul loro sito web in cambio di un’offerta libera, al limite pari a zero; ci fu chi pagò poco, chi tanto, chi nulla: certo il disco di Thom Yorke e compagni in un mese fu scaricato illegalmente oltre due milioni di volte, contro il milione scarso di download autorizzati. Poi, però, quando fu pubblicato su compact disc all’inizio del 2008, finì in cima alla top ten degli album più venduti in America e nel Regno unito. E anche in Italia, terra di santi, poeti e pirati digitali.